Cedolare secca, gli host delle locazioni brevi a Venezia: «Non basta, servono incentivi per i proprietari»
I proprietari riuniti nell’associazione Bre-Ve sono favorevoli agli incentivi fiscali per chi affitta la propria casa a famiglie e studenti, ma tornano a chiedere garanzie concrete: «Mancano tutele in caso di inquilini morosi»

La riduzione della cedolare secca non basta: per convincere i proprietari a tornare ad affittare a lungo termine servono garanzie concrete, soprattutto in caso di morosità o di mancata restituzione dell’immobile alla scadenza del contratto. A dirlo è Elena Fiorani, portavoce di Bre-Ve, l’associazione che riunisce i proprietari delle locazioni turistiche veneziane.
Gli host privati accolgono con favore l’annuncio del Governo di inserire nella prossima legge di Bilancio misure dedicate alla casa, con l’obiettivo di incentivare gli affitti a famiglie e studenti, ma invitano a non puntare soltanto sugli sgravi fiscali. Per favorire il ritorno delle abitazioni sul mercato residenziale, sostengono, occorre intervenire anche sulle tutele previste per chi mette a disposizione il proprio immobile.
Le misure
Tra le ipotesi allo studio per la manovra c’è una riduzione della cedolare secca, l’imposta sostitutiva applicata ai redditi derivanti dagli affitti. L’orientamento è quello di abbassare l’aliquota attualmente pari al 21% per le locazioni a canone libero, mentre la proposta di Noi Moderati punta a ridurre di cinque punti percentuali la cedolare per chi sceglie un contratto residenziale a lungo termine a canone concordato, portandola dall’attuale 10% al 5%. Una misura che trova sostegno anche tra le forze di opposizione e che mira a rendere economicamente più conveniente la scelta di affittare a residenti, famiglie e studenti.
Un intervento che, secondo i proprietari, può rappresentare un primo passo, ma non risolve da solo le criticità che frenano la disponibilità degli alloggi. La questione fiscale, infatti, si intreccia con quella della sicurezza contrattuale e con i timori legati ai tempi e alle difficoltà che possono accompagnare il recupero di un immobile in caso di problemi con l’inquilino.
Bre-Ve: «Non basta»
«Da tempo diciamo che serve agevolare il contratto residenziale a livello fiscale», commenta Fiorani, «ma non basta: è necessario avere la certezza che, in caso di morosità, il proprietario possa tornare in possesso del proprio immobile». Il problema, sottolinea la portavoce, riguarda Venezia come il resto d’Italia. «È pieno di seconde case, ma i proprietari hanno paura a stipulare affitti lunghi perché non ci sono garanzie in caso di problemi».
Per Bre-Ve, quindi, l’eventuale riduzione delle imposte dovrebbe essere accompagnata da regole capaci di offrire maggiori certezze a chi sceglie la locazione residenziale. Solo così, secondo l’associazione, si potrebbe rendere più appetibile l’affitto tradizionale e convincere una parte dei proprietari a mettere gli immobili a disposizione di chi vive e lavora in città.
L’associazione respinge, inoltre, le critiche rivolte alle locazioni turistiche, spesso indicate tra le cause della progressiva perdita di residenti del centro storico. «Quella che viene fatta nei nostri confronti è una polemica pretestuosa», afferma Fiorani. «Per ripopolare una città le case non bastano: Venezia deve tornare a essere appetibile, servono servizi e lavoro». Il tema, dunque, non riguarda soltanto la destinazione degli appartamenti, ma anche le condizioni che rendono possibile vivere stabilmente in laguna.
La proprietaria
A raccontare le difficoltà dal punto di vista di chi possiede un’abitazione è Susanna Palmarin, veneziana trasferitasi a Treviso, che ha trasformato la propria casa in via Garibaldi in una locazione turistica. Una scelta che, spiega, non esclude la possibilità di tornare all’affitto residenziale, purché ci siano maggiori tutele. «Vorrei poter affittare a lungo termine, ma servono più garanzie», dice, «se per qualsiasi motivo l’inquilino è moroso o, alla fine del contratto, non vuole andarsene, i proprietari non sono tutelati. La riduzione della cedolare secca non è sufficiente, va cambiata proprio la normativa». Il punto, per Palmarin, è che il vantaggio fiscale non può compensare da solo i rischi percepiti da chi mette un immobile sul mercato.
La proprietaria, tuttavia, invita anche a interrogarsi sull’effettiva possibilità di invertire lo spopolamento veneziano attraverso il solo aumento dell’offerta abitativa. «Dobbiamo chiederci se effettivamente le persone riescano a permettersi un affitto in centro storico», osserva.
È proprio il costo delle abitazioni uno dei nodi della questione. Nei giorni scorsi, sulle pagine del nostro giornale, anche gli agenti immobiliari avevano segnalato non soltanto la carenza di case disponibili per i residenti o per chi vorrebbe trasferirsi a Venezia, ma anche la crescente difficoltà di trovare soluzioni accessibili.
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