Il Venezia è un Como a stelle e strisce
In casa arancioneroverde sta succedendo qualcosa di simile a quanto accaduto a Como, ma con un modello americano che in un certo senso dà più garanzie proprio perché più ingegneristico e meno personalistico

Le retrocessioni di Pisa e Verona ci dicono che non è stato un anno felice in Serie A per le proprietà americane. L’arrivo del Venezia invece è un rilancio in grande stile, in attesa di capire venerdì chi seguirà la squadra lagunare nella massima serie, con un’altra proprietà (il Monza) in corsa per la promozione diretta o attraverso i playoff. A Venezia sta succedendo qualcosa di simile a quanto accaduto a Como, ma con un modello americano che in un certo senso dà più garanzie proprio perché più ingegneristico e meno personalistico.
Del resto se è vero che i 100 milioni evocati nel programma veneziano non sono di puro mercato come accaduto l’estate scorsa sul Lario, è altrettanto vero che qui sta nascendo una proprietà sostenuta da più investitori, ben diversa dal mecenatismo classico dei fratelli Hartono.
Ma Como e Venezia in sostanza non sono mai state così vicine: città turistiche (con tutte le dovute proporzioni) e cinematografiche, ora provano a ritagliarsi il loro posto al sole nel calcio che conta con investimenti stranieri assai ambiziosi.
Competere in Serie A sta diventando sempre più difficile negli ultimi anni soprattutto alla luce del fatto che il Bologna (canadese) e l’Atalanta (americana per maggioranza di capitali ma Dna dirigenziale bergamasco) si sono issate recentemente nei quartieri alti della classifica spodestando nell’ultimo anno i nomi grossi di Fiorentina e Lazio. Difficilmente quindi si può pronosticare - guardando al piano squisitamente sportivo - per il club arancioneroverde una ascesa lampo come quella comasca, con una squadra che quest’anno (secondo di fila in Serie A) guarda già con appetito alla Champions League che verrà, e che nella peggiore delle ipotesi dovrebbe comunque disputare una coppa europea nel 26/27.
Se si guarda invece alla cornice societaria, Venezia si gioca due carte importantissime. La prima è quella infrastrutturale, con il nuovo stadio che sarà realtà a brevissimo e può rappresentare un fattore decisivo non tanto nel far fare mercati faraonici ma nel dare al club una differenziazione di fatturato che può significare continuità progettuale di lungo periodo. La seconda è che il club si presenta appunto con un modello assai finanziarizzato ma che non deve temere l’eventuale passo indietro di qualche investitore, perché i fondi avranno anche tanti difetti (e spesso non piacciono ai tifosi che si sentono trattati da clienti puri), ma il loro orizzonte è quasi sempre almeno di medio periodo. Una operazione, peraltro, che vanta poche altre imitazioni in Italia, e che per questo è tutta da seguire e da capire passo per passo.
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