«Venezia mi ha cambiato la vita», l’intervista al bomber Claudio Bellucci

L’ex attaccante Bellucci racconta la sua stagione da leader con i lagunari e si prepara a fare il tifo per la squadra in questa nuova avventura in Serie A. «Stroppa è il vero valore aggiunto gli auguro di potersi mettere in luce»

Lucia Anselmi
Claudio Bellucci
Claudio Bellucci

Aveva 21 anni quando è arrivato in laguna e da quel giorno la vita di Claudio Bellucci è cambiata radicalmente. L’ex attaccante, oggi allenatore, ha lasciato una firma indelebile nella storia del Venezia diventato per lui un vero e proprio trampolino di lancio grazie a quei 20 gol segnati in 33 partite.

Sì, perché in laguna basta fare il suo nome per leggere ancora le stesse emozioni sui volti dei tifosi nel ripensare a quel ragazzo arrivato dalla Sampdoria in cerca di spazio guadagnato poi a suon di reti spazzando via la concorrenza. Da lì è iniziata una carriera che lo ha portato a vestire le maglie del Napoli, di cui è stato l’ultimo a indossare l’iconica 10, ritirata poi per Maradona, del Bologna e poi ancora di quella già vestita della Samp che lo ha riaccolto in blucerchiato nel 2007.

Bellucci, ma lei si aspettava questo ritorno in Serie A dopo una sola stagione d’assenza?

«Assolutamente sì. Prima di tutto perché la squadra ha ceduto qualche giocatore importante, ma ha mantenuto una buona ossatura e poi in secondo luogo ha messo in panchina un allenatore di esperienza e di alto livello come Giovanni Stroppa. Sono state entrambe due scelte decisive soprattutto perché nella precedente stagione in Serie A il Venezia non ha meritato la retrocessione, anzi ha lottato fino alla fine per mantenere la categoria dimostrando il suo valore con la vittoria di questo campionato di B. La città, i tifosi e la squadra meritano di restare in massima serie».

Se dovesse scegliere un giocatore che l’ha impressionata di più?

«Guardi a me chi ha impressionato per l’ennesima volta è stato Stroppa. È un allenatore che non ha mai ricevuto la fiducia necessaria e meritata per andare avanti in Serie A e dimostrare il suo valore. Io credo che Venezia sia la piazza giusta per poter far vedere che non è solo un tecnico in grado di vincere i campionati cadetti, ma che ha tutte le carte in regola per fare bene anche tra le big. Poi il merito va anche al gruppo che ha espresso un ottimo gioco, riuscendo a trovare subito la quadra».

Cosa si aspetta dalla prossima stagione?

«Sarà una Serie A più tosta rispetto a quella appena trascorsa. Nella passata stagione il divario tra le ultime in classifica e chi era a metà era piuttosto definito, specie per alcune squadre, mentre da questo nuovo campionato mi aspetto più difficile. Venezia, Monza e Frosinone conoscono la categoria e stanno lavorando per mantenerla, quindi non credo che sia così scontata la lotta salvezza come in passato. Penso che il Venezia abbia un’ottima base da cui ripartire e credo che potrebbe essere la rivelazione della Serie A. L’augurio è anche quello di vedere la nostra massima serie tornare ad alti livelli perché tra i primi cinque campionati d’Europa siamo diventati il fanalino di coda e questo porta tanti dei nostri talenti a preferire piazze estere per poter crescere e mettersi in mostra. Un calo di qualità, quello della Serie A, che si riflette sulla nazionale e a cui bisogna trovare rimedio al più presto».

Tra lei e la laguna c’è un legame importante, cosa si porta dietro di quel periodo?

«Tantissimo, mi creda la stagione con il Venezia mi ha cambiato la vita. Arrivavo dalla Sampdoria dove ero il ragazzo del settore giovanile e non riuscivo a trovare spazio, mentre quando sono approdato in laguna, nel pieno dell’era Zamparini, mi sono sentito per la prima volta importantissimo per la squadra. Io credo che, se non ci fosse stata quella stagione, la mia carriera non sarebbe mai decollata».

Il Penzo può essere un’arma in più?

«Venezia è una piazza calda e i tifosi sono sempre pronti a supportare la squadra anche nei momenti più duri. Si respira un’unione e un affetto unici e il Penzo ti trasmette delle emozioni fortissime. Ricordo qualche anno fa quando andai a vedere un Venezia – Empoli, era una giornata molto fredda e piovosa, ma gli spalti erano pieni perché neppure il maltempo ferma i tifosi arancioneroverdi e la voglia di restare accanto alla squadra e questo sì è un valore aggiunto».

Le piacerebbe tornare a Venezia come tecnico?

«Sì, non nego che mi piacerebbe davvero molto. Ho iniziato con la Sampdoria e ho allenato tutte le categorie del settore giovanile per poi passare alle esperienze nelle prime squadre e devo dire che tornerei subito a Venezia se ci fosse l’occasione. È un club sano, tutti ne parlano bene nell’ambiente e penso che sia una di quelle poche isole felici rimaste del nostro calcio».

 

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