Bortoluzzi, ex del Venezia: «Alla squadra basta un punto per ricominciare»

Bortoluzzi, ex centrocampista dell’Atalanta e del Venezia, guarda alla prossima sfida con la squadra bergamasca. Per entrambe si tratta di un periodo complicato

 

Lucia Anselmi
Diego Bortoluzzi
Diego Bortoluzzi

Dal verde dei campi da calcio a quello della vita agreste, l’ex centrocampista dell’Atalanta e del Venezia Diego Bortoluzzi ha appeso scarpini e fischietto d’allenatore al chiodo per dedicarsi a una nuova vita immersa nella natura delle campagne di Vittorio Veneto, sua città natale, dove gestisce il suo agriturismo Monticanello e dove, tra un impegno e l’altro, segue con attenzione le sue vecchie squadre.

Bortoluzzi, si affrontano due club che lei porta nel cuore, come vede questo Atalanta-Venezia?

«Entrambe stanno affrontando una situazione difficile, anche se l’Atalanta è quella che naviga in acque migliori perché, nonostante tre sconfitte consecutive, ha comunque 6 punti, mentre il Venezia si trova sul fondo ancora a 0. È sicuramente un momento delicato per tutte e due, ma sicuro in casa arancioneroverde i cinque ko si fanno sentire. Purtroppo è una condizione che spesso interessa proprio le squadre neopromosse, la Serie A non perdona il minimo errore, ma ricordo che quando ero all’Udinese come vice di Guidolin un anno capitò di sbagliare le prime 4 partite dopodiché bastò un pareggio alla quinta per farci ripartire e quell’anno chiudemmo il campionato quarti».

Quindi per il Venezia può essere un’occasione per invertire la rotta?

«Deve per forza provare a fare almeno un punto, perché queste sono situazioni che vanno a incidere sull’umore del gruppo. Se riuscirà a portare a casa un pareggio, cosa che mi auguro essendo legato a entrambe le squadre, allora da lì potrà ripartire con più sicurezza e più entusiasmo per affrontare la gara successiva costruendo il suo percorso. Certo mi preme sottolineare che, pur avendo una rosa lunga a disposizione, il Venezia è stato pesantemente condizionato dagli infortuni quindi società e tifosi devono sostenere il mister e i ragazzi perché in queste condizioni diventa davvero difficile riuscire a esprimersi al meglio».

Dall’altra parte anche l’Atalanta sta facendo fatica.

«L’Atalanta, già dalla scorsa stagione, risente il cambio di gioco. È una squadra dove l’impronta di Gasperini era molto forte e ora si trova a fare i conti con un nuovo modo di esprimersi portato da un ottimo allenatore come Maurizio Sarri. Sicuramente deve avere tempo per ingranare ed entrare nell’ottica del tecnico».

Cosa si porta dietro da entrambe le esperienze?

«L’Atalanta è il club dove è sbocciata la mia carriera professionistica ed è stato uno dei periodi migliori. Lì è iniziato tutto, ero visto come una promessa, avevo esordito in Serie A, dove avevo giocato già 4 partite poi è arrivato il primo di una serie di infortuni che per due anni mi ha condizionato costringendomi a ripartire da capo. Venezia è stato il club che mi ha dato continuità e la possibilità di ricominciare. Avevo ricevuto diverse offerte da società del sud, ma quando arrivò la proposta dei veneziani accettai subito. Io sono di Vittorio Veneto e giocare per una squadra della mia regione e vicino a casa era molto importante per me. Lì ho trovato due grandi maestri Alberto Zaccheroni e Gian Piero Ventura, entrambi mi hanno dato tantissimo e i loro insegnamenti me li sono portati dietro anche quando ho allenato. Per questi motivi sono profondamente legato a entrambe».

C’è un giocatore dell’Atalanta o del Venezia in cui si rivede?

«Guardi sinceramente no, uno in cui mi rivedo in questo momento non lo trovo, ma io ero atipico per il mio ruolo. Mi ha fatto sorridere tempo fa proprio Zaccheroni che chiamandomi mi disse: “Ho visto McTominay e mi ricorda un giovane Bortoluzzi”. Io ho riso e l’ho ringraziato per il bel paragone».

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