Lasciato fuori dalla discoteca a 19 anni, la denuncia: «Escluso per il colore della sua pelle»

Il caso a Villa Barbieri a Padova, la denuncia della zia: «Mi sono vergognata della mia città». Il gestore della discoteca Massaggia: «Nessuna discriminazione, da noi entrano tutti»

Alice Ferretti
Padova: la discoteca Villa Barbieri
Padova: la discoteca Villa Barbieri

Una serata di fine estate come tante si è conclusa con un’amara sorpresa per una famiglia padovana. A un ragazzo di 19 anni sarebbe infatti stato negato l’ingresso in discoteca, secondo la zia, Elena Gasparetto, a causa della sua carnagione.

È successo martedì sera, a Villa Barbieri, famosa discoteca all’aperto in zona industriale. «Mia figlia di 17 anni frequenta abitualmente Villa Barbieri», racconta Elena Gasparetto.

«È arrivato mio nipote da Cuba, ha 19 anni ed è qui per qualche settimana prima di iniziare l’università. Ho pensato di accompagnarli insieme a un’amica in discoteca, per fargli conoscere un po’ la movida padovana. Siamo arrivati verso mezzanotte e un quarto, li ho lasciati davanti al locale e sono tornata a casa».

Pochi minuti dopo, però, la situazione si complica. «Mia figlia mi chiama dicendo che Giulio non può entrare perché indossa pantaloni della tuta. Noi abitiamo vicino a Villa Barbieri, così torno subito a casa, prendo un paio di jeans e glieli porto. Lui si cambia e io riparto per tornare a casa».

Poco dopo però arriva una seconda telefonata: «È sempre mia figlia. Stavolta non fanno entrare Giulio perché ha la carta d’identità cubana».

A quel punto, Elena decide di tornare anche lei davanti all’ingresso della discoteca. «Porto il passaporto italiano di Giulio, anche se già la carta d’identità doveva bastare. Ma ormai avevano deciso, non lo avrebbero fatto entrare».

Il motivo? «Sostenevano che mio nipote al primo diniego per i pantaloni della tuta gli avrebbe detto “non mi fate entrare solo perché sono straniero”.

Ho chiesto spiegazioni, ho parlato anche con il coordinatore della sicurezza, ma niente. Devo dire che è stato tutto molto sgradevole e io mi sono chiesta se sia giusto che mia figlia frequenti un ambiente del genere». Secondo la ricostruzione di Elena Gasparetto, più che motivi legati al vestiario o ai documenti, sarebbe stata l’origine del ragazzo a determinarne l’esclusione.

«Lui non ha reagito male, quando ha visto che non lo avrebbero fatto entrare voleva solo andare via per evitare ulteriori discussioni. Ma io non ci sto. Credo sia stato vergognoso il comportamento degli addetti alla vigilanza. Giulio ha doppia cittadinanza, cubana e italiana, ed è qui in vacanza.

Appena arrivato, ha dovuto subire un episodio che mi fa vergognare della mia città e del mio Paese. Credo che i nostri giovani dovrebbero riflettere sui luoghi dove scelgono di andare a divertirsi, e su quali valori tali posti fanno riferimento»

Andrea Massaggia, che da tanti anni gestisce la discoteca Villa Barbieri, prende le distanze da qualsiasi accusa di discriminazione: «Non conosco nello specifico questo episodio, ma posso dire con certezza che da noi entrano persone di tutte le etnie, basta che le persone siano educate, vestite decorosamente e munite di un documento d’identità valido».

Massaggia conferma la possibilità di un primo diniego legato all’abbigliamento: «Se uno si presenta in tuta, è normale che non venga fatto entrare, non siamo in palestra».

Poi aggiunge un dettaglio importante: «Probabilmente, quando è stato fermato per l’abbigliamento, questo ragazzo ha reagito male, sostenendo che era stato escluso dal locale per il fatto di essere straniero, o avere la pelle più scura. A quel punto si è innescata una dinamica che ovviamente ha delle conseguenze e non basta più cambiarsi i pantaloni».

Conclude Massaggia: «Siamo a fine stagione, abbiamo lavorato molto e cerchiamo di mantenere un ambiente sereno. Non c’è alcuna discriminazione, ma chiediamo solo rispetto delle regole ed educazione»

Mentre il nipote Giulio ha preferito lasciar correre per non creare tensioni e alla fine ha rinunciato suo malgrado alla serata in discoteca, la zia ha scelto invece di denunciare pubblicamente il fatto: «Non voglio che episodi di questo genere possano ripetersi e che altri giovani possano essere discriminati. In una città come Padova certe cose non dovrebbero accadere».

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