Allevamenti intensivi, il Veneto tra le aree più inquinanti della Pianura Padana

Il report “Padania avvelenata” di Greenpeace evidenzia alte emissioni di ammoniaca e gas serra legate alla zootecnia: Verona e Padova tra le province più impattanti, secondo i dati 2023

Lorenzo Borghero
Il report di Greenpeace evidenzia una situazione critica in Veneto e in tutta l'area padana per le emissioni generate dagli allevamenti
Il report di Greenpeace evidenzia una situazione critica in Veneto e in tutta l'area padana per le emissioni generate dagli allevamenti

Tra emissioni di ammoniaca e gas serra: il Veneto ha un problema di inquinamento legato agli allevamenti intensivi.

Lo spiega “Padania avvelenata” report di Greenpeace, il cui titolo non lascia spazio a interpretazioni. Lo studio, i cui dati si riferiscono al 2023, riguarda le emissioni generate in particolare dagli allevamenti di bovini, avicoli e suini. L’eco regione della Pianura Padana – che comprende 33 province di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte – produce 162,7 mila tonnellate di ammoniaca e più di 12 mila tonnellate di gas serra. 

Il Veneto (compreso nello studio con tutte le sue province ad esclusione di Belluno) contribuisce attivamente alla generazione delle emissioni inquinanti.

Padova presenta, per esempio, 5,4 milioni di capi di allevamento e si trova al decimo posto tra le province che producono più emissioni di ammoniaca attraverso gli allevamenti. Sono infatti 5,5 le migliaia di tonnellate prodotte. Un dato che equivale al 3,4% delle emissioni totali prodotte nell’area padana.

Sono invece più di 39 i milioni di capi di allevamento presenti nelle province di Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, Treviso e Venezia, vale a dire il 41,3% di tutti quelli presenti nella Pianura Padana.

Le emissioni di ammoniaca e gas serra in Veneto: Verona e Padova le più inquinanti

Sebbene il Veneto non raggiunga le altissime emissioni prodotte dalle provincie lombarde (Brescia, da sola, è responsabile del 14,9% delle emissioni di ammoniaca e del 15,3% dei gas serra di tutta la pianura padana), province come Verona e Padova sono tra le più inquinanti per quanto riguarda il settore zootecnico. Padova, infatti, è all’undicesimo posto tra le maggiori produttrici di gas serra: più di 407 mila le tonnellate prodotte. Verona, con i suoi 18 milioni di capi di allevamento, è invece in assoluto la provincia con il maggior numero e produce 9.436 tonnellate di ammoniaca all’anno (quinto posto) e quasi 500 mila di gas serra (decimo posto).

La portata di elementi inquinanti non dipende quindi solamente dalla quantità dei capi di allevamento: per esempio solo quelli di bovini producono il 65% delle emissioni di ammoniaca e lʼ84% delle emissioni di gas serra all’interno dell’eco regione. Una percentuale impressionante se si considera che i bovini allevati nell’area padana sono 3 milioni, contro gli 85 milioni di animali avicoli, responsabili “solo” dell’11% delle emissioni di ammoniaca e dell’1% di quelle di gas serra. E’ il motivo per cui una città come Verona, nonostante i 18 milioni di capi di allevamenti presenti sul territorio, non si classifica al primo posto di queste speciali classifiche.  

In generale la zootecnica veneta è la seconda per emissioni di ammoniaca nell’area: sono 28 mila le tonnellate prodotte. La Regione è linea con Piemonte (26 mila) ed Emilia Romagna (24 mila). Ben più critica la situazione lombarda, dove le tonnellate di ammoniaca prodotte sono 84 mila.

A livello provinciale, invece, Treviso è dodicesima con 4.172 tonnellate di ammoniaca prodotte, seguita da Vicenza con 4.578. Rovigo e Venezia sono rispettivamente in diciottesima e diciannovesima posizione con 2.145 e 1.773 tonnellate.

Il discorso rimane simile per quanto riguarda le emissioni di gas serra. Verona e Padova si confermano le province più inquinanti, seguite a stretto giro da Vicenza e Treviso. Anche in questo caso Venezia e Rovigo sono le città meno inquinanti del Veneto.

 

Il problema dell’ammoniaca: cos’è e perché è dannosa

Secondo il report di Greenpeace nel 2025 la qualità dell’aria, a livello nazionale, si è stabilizzata e in alcuni casi è migliorata. Tuttavia la Pianura Padana resta un’area critica, anche perché il problema è «esacerbato dalla conformazione geografica [...] che limita la dispersione degli inquinanti, rendendo l’intera regione particolarmente vulnerabile agli impatti ambientali associati a tutte le emissioni in atmosfera» si legge nel report.

In particolare l’ammoniaca, che viene generata dalla gestione dei reflui, è dannosa per gli ecosistemi. Se presente in alta quantità dà infatti luogo a processi di acidificazione ed eutrofizzazione (un processo degenerativo delle acque causato da apporti eccessivi di sostanze con effetto fertilizzante) degli habitat, oltre ad avere un impatto negativo sulla salute umana. Reagendo con altri elementi, infatti, l’ammoniaca può formare il particolato fine secondario, sostanza potenzialmente letale: «Secondo lʼAgenzia Europea dellʼAmbiente7, nel 2023 le vittime italiane del particolato fine sono state 43.083, il numero più alto in tutta Europa» si apprende dal report.

Allevamenti e inquinamento: le possibili soluzioni

Rispetto alla rilevazione del 2017 la Pianura Padana fa registrare una situazione sostanzialmente invariata: sono in aumento (+7,7%) i capi totali allevati, con un incremento degli avicoli e una diminuzione dei suini. In leggero calo le emissioni di ammoniaca (-2,6%), ma salgono quelle di gas serra (+6,5%). I cambiamenti non sono particolarmente rilevanti, anche se preoccupa l’aumento dei capi totali di allevamento.

Greenpeace spera in un cambio di passo grazie all’aggiornamento della direttiva Ied sulle Emissioni industriali dell’Ue, atteso per fine anno. L’obiettivo è proprio limitare le emissioni in aria, acqua e suolo provenienti da attività industriali ad alto impatto. La direttiva si rivolge però solamente agli allevamenti intensivi di grandi dimensioni e in particolare a quelli con più di 40 mila posti per pollame, 2 mila per suini da ingrasso o 750 scrofe.

Attualmente non prevederebbe quindi misure per gli allevamenti più inquinanti. «Lʼesclusione degli allevamenti bovini dalla direttiva Ied costituisce ad oggi una lacuna rilevante - spiega Simona Savini, campaigner di Greenpeace Italia - soprattutto in contesti ad alta densità come la Pianura Padana, dove questa tipologia di allevamento contribuisce in modo significativo alle emissioni di metano e ammoniaca».

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