Vannacci spaventa il centrodestra in Veneto: «Può farci perdere le elezioni»
In bilico l’ammissione del partito nella coalizione. Valdegamberi: «Se Meloni non ci vuole, peggio per lei». Sabato scorso in mille per il comizio nel Veronese

I mille di San Martino Buon Albergo, sabato scorso, alla corte del generale Roberto Vannacci: un colpo d’occhio che impressiona. E che, con l’orizzonte vicino delle elezioni del 2027 e nella precarietà della politica attuale, sembra preconizzare quella che potrebbe essere la spada di Damocle del prossimo voto.
Perché la nuova creatura politica di Roberto Vannacci, costola della Lega che ha assunto vita propria, potrebbe non essere l’ennesimo partitino dell’“uno virgola”, che nulla sposta in termini di equilibri elettorali. Ma il movimento che, nell’ambito di uno scacchiere politico che vedrà il centrodestra schierato contro un vero “campo largo”, potrebbe svuotare di consensi la sua casa naturale, spostando l’equilibrio del consenso dall’altra parte. «Rischiamo un’emorragia di voti» si dice dal centrodestra: leghista, ma pure Fratello.
«Se Meloni non ci vuole, peggio per lei. Peggio per lei, se preferisce perdere le elezioni» sintetizza Stefano Valdegamberi: fu leghista, ora passato dall’altra parte del guado, responsabile per Futuro nazionale dei rapporti con gli enti locali del Triveneto. Rassegnate le dimissioni dal gruppo Lega al Ferro-Fini, alla prossima convocazione della sua commissione – la Terza – rassegnerà pure quelle da segretario. «Non me l’ha chiesto nessuno, è una questione di correttezza» precisa. Lui che ancora si definisce membro della maggioranza. Ma che, a livello nazionale, insieme ai suoi compagni di partito, attende un cenno dalla premier.
Il segretario di Forza Italia Antonio Tajani si è espresso in tempi non sospetti: «Sarà la Lega ad avere l’ultima parola sull’ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione». Ma, pure se Salvini alla fine dovesse cedere rendendosi conto dell’imprescindibilità del nuovo partito, bisognerà conciliare l’ingresso con altri corteggiamenti: quello verso Azione di Carlo Calenda, per esempio.
Intanto, i leghisti stanno alla finestra, guardinghi e intimoriti dall’ipotesi di nuove defezioni. Non a caso, al recente doppio appuntamento veneto con il generale, si sono viste anche alcune sentinelle di partito, inviate dall’ex vicesegretario Paolo Borchia, con l’indicazione di andare lì per poi fare rapporto all’eurodeputato.
«Non sto facendo campagna acquisti nella Lega» assicura intanto Valdegamberi, «però non posso negarlo: gli ex compagni di partito, che mi avvicinano per chiedermi informazioni su Futuro nazionale, sono tanti». Ma c’è chi accusa che il suo, in realtà, sia stato un passaggio dall’altra parte assolutamente prevedibile. Come Filippo Rigo, suo competitor nella lista di Verona.
«Quanto accaduto con Valdegamberi deve necessariamente far aprire una riflessione sulla gestione del partito, perché certi errori strategici non si ripetano» diceva una decina di giorni fa il consigliere regionale.
Ragionamenti che, accusano i più, sono mancati all’inizio, all’incoronazione di Vannacci come numero due del movimento. Passato. Ma dal quale, probabilmente, non si può più prescindere.
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