Nella collana True Crime anche i casi trevigiani, da Tassitani al’orrore di Gorgo

A Treviso Giallo presentata la collana di Nord Est Multimedia. Ripercorse anche le morti di Sandra Casagrande, Vanda Fior, Regina Peruzzi: tre cold case che nessuno dimentica

Marzia Borghesi
Da sinistra Ervas, Sandri e Cagnan al Museo Bailo
Da sinistra Ervas, Sandri e Cagnan al Museo Bailo

 

Con l’auspicio da parte del sindaco Mario Conte che fenomeni del nostro tempo, come l’uso dell’intelligenza artificiale a simulare fatti reali, ingenerando perenne incertezza su cosa sia vero o falso, siano governati, si è tenuta ieri al Museo Bailo l’inaugurazione, con un ricco parterre di autorità e pubblico, dell’ottava edizione del Festival Treviso Giallo.

Evento di apertura, la presentazione della collana “True Crime a Nordest”, edita dal nostro editore Nem: cinque volumi, 36 firme, 65 episodi suddivisi tra i delitti più celebri, i cold case (i delitti irrisolti), i fantasmi – cioè le persone scomparse nel nulla, ma anche casi di omicidio in cui non si è mai trovato il corpo del reato – e i serial killer.

La collana già reperibile in digitale, in aprile arriverà anche in libreria. «Quelle che abbiamo raccontato sono storie che si sono sedimentate nella memoria collettiva» ha detto il vicedirettore Gruppo Nem e curatore della collana, Paolo Cagnan «abbiamo selezionato casi veneti, ma anche accaduti in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia. Molti sono casi irrisolti, molte sono le storie di persone scomparse nel nulla e altre che sono state prosciolte perché non è mai stato trovato il corpo del reato».

I fatti di cronaca nera si incistano nella memoria della comunità e allo stesso tempo la raccontano. L’orrore, toccando le corde più sensibili dell’essere, fa la sua parte. Poi gioca la curiosità e il desiderio di giustizia. «Deve esserci simmetria: i colpevoli devono essere puniti» ha sottolineato in proposito il “papà” dell’ispettore Stucky, Fulvio Ervas.

Ervas: il rapporto tra la cronaca nera e la finzione letteraria

Sta di fatto che i delitti efferati non si dimenticano: non rimuove la collettività, non dimenticano gli investigatori, neppure a distanza di decenni. Anche perché le vittime, come ha ricordato Anna Sandri, sono persone come noi. Il duplice omicidio di Gorgo al Monticano, Jole Tassitani, più indietro nel tempo Sandra Casagrande, Vanda Fior, Regina Peruzzi.

Il serial killer Roberto Succo, non vittima ma artefice dei delitti, che fu individuato e arrestato. Sono le storie di persone che non ci sono più e sulle quali non si smette di interrogarsi.

«Penso sempre che gli animali non uccidono come e quanto gli umani» ha aggiungo Ervas, biologo di formazione. «Noi narratori la facciamo e ce la raccontiamo, è molto più semplice che dare la caccia ai colpevoli. E oggi che ci sono tanti strumenti nuovi di indagine, anche la narrazione si adegua. Chissà come sarebbe stato se Agatha Christie avesse avuto la videocamera». 

La collana

 Sessantacinque episodi, trentasei tra autrici e autori, cinque volumi: sono i numeri della collana «True Crime a Nordest», edita da Nord Est Multimedia (NEM) in sinergia con Editoriale Programma. Un’imponente antologia di fatti di cronaca nera che spazia dal Veneto al Friuli Venezia Giulia sino al Trentino-Alto Adige, ripercorrendo una serie di storie che si sono fissate nella memoria collettiva.

Ogni episodio contiene una scheda riassuntiva e un virgolettato che riattualizza la vicenda, si tratti di un vecchio investigatore o di un parente della vittima. È, questa, un’opera antologica forte delle memorie, delle competenze, delle esperienze dei cronisti che nel corso degli anni e dei decenni hanno scritto sui nostri giornali.

Il primo dei cinque volumi, arricchito dalla prefazione del magistrato Bruno Cherchi, consulente della commissione antimafia, racconta i cosiddetti grandi delitti. Non esistono delitti “piccoli”, beninteso: ogni omicidio è sangue, lutto, sopraffazione, perdita. Ma queste sono storie che si sono sedimentate nella nostra memoria: per come sono accadute, per quando sono accadute. Per le emozioni che hanno suscitato: orrore talvolta, oppure sgomento, pena, immedesimazione.

Seguono poi due volumi interamente dedicati ai delitti insoluti, messi a segno perlopiù in epoche in cui le scienze investigative e la genetica forense erano molto meno avanzate di quanto lo siano ora.

Il quarto volume della collana si intitola Fantasmi e a sostenere il progetto c’è Gildo Claps, presidente fondatore dell’associazione Penelope, che dal 2002 supporta i famigliari delle persone comparse. Qui, però, ci sono anche le storie di delitti senza il cadavere.

Il quinto volume si concentra sui serial killer. Alcuni sono tristemente noti; altri invece non hanno goduto della luce dei riflettori alla quale probabilmente aspiravano. E c’è anche una donna, caso più unico che raro.

La prefazione a quest’ultimo volume è a firma di Paolo Cagnan, che è anche il curatore della collana: «Ci sono storie che si sedimentano nella nostra memoria, per molti motivi diversi. Altre che vanno raccontate a chi non c’era. Attraverso la lente deformata del crimine possiamo, forse, capire qualcosa di più su ciò che siamo».

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