Ticket a Venezia anche per i veneti, FdI pronta a discuterne: «Ma sia una carta servizi»

Apertura dal commissario comunale dei Fratelli, Fabio Raschillà, il Pd va all’attacco: «Cosa ne pensa la Lega?». Brugnaro: «Finora abbiamo agito in maniera graduale». Al via i preparativi per i visitatori giornalieri: prime strutture a Santa Lucia, si inizia venerdì 3 aprile

Isabel Barbiero
La preparazione delle strutture in stazione a Venezia per il pagamento del ticket
La preparazione delle strutture in stazione a Venezia per il pagamento del ticket

Contributo d’accesso, meno due. Il “gabbiotto” rosso e bianco è già schierato in fondamenta Santa Lucia per i last minute assoluti, «Access Fee to the City», piazzato davanti ai gradini attraversati senza sosta da fiumi di turisti con le valigie. Arrivano anche i totem informativi che saranno presidiati dagli steward in pettorina bianca a guidare pendolari, turisti, esenti, i “mordi e fuggi”.

Corrono i preparativi, ma si accende il confronto se far pagare anche i veneti finora esclusi dal debutto del 2024, decisione che nei prossimi anni di sperimentazione non spetterà più alla giunta Brugnaro, ma al sindaco che verrà. Ipotesi che il candidato di centrodestra e assessore al Turismo Simone Venturini non scarta, rilanciando che «il contributo va rafforzato come grande disincentivo».

Ticket d’ingresso a Venezia anche per i veneti, l’idea piace al candidato Venturini
Il controllo del pagamento del ticket d'ingresso a Venezia

Lo scontro politico

Sull’ipotesi di far contribuire anche padovani, vicentini e trevigiani in visita in giornata, dalla Regione non arrivano commenti, mentre a livello cittadino la proposta ottiene il sostegno del commissario lagunare di Fratelli d’Italia, Fabio Raschillà: «È un ragionamento da fare, l’inclusione dei veneti può trasformarsi in un’opportunità a patto di superare l’idea di “tassa” e convertirla in una “carta servizi”, con accessi ai bagni comunali, ai musei civici e ad altri servizi: una formula alternativa che vada oltre il semplice “limitare”. Proprio perché la città non è un museo, e dunque non si paga solo per entrare, ma si riceve qualcosa in cambio».

L’esclusione dei veneti era prevista nell’accordo tra l’ex governatore Zaia e il sindaco Brugnaro: «All’epoca si pensava a chi doveva svolgere atti amministrativi negli uffici pubblici del capoluogo, chi aveva una visita medica, chi aveva un’attività imprenditoriale o lavorava» prosegue Raschillà, «ma queste sono già casistiche di esenzione. Visto che la maggior parte dei turisti di giornata sono veneti, applicare il contributo può essere un’occasione, ma solo se la misura viene ripensata».

Di tenore opposto la replica del capogruppo Pd del consiglio comunale, Giuseppe Saccà: «La Lega è d’accordo a far pagare i veneti per entrare a Venezia? Dopo aver chiesto ai veneti di pagare la Pedemontana, adesso chiederanno loro di pagare anche per entrare nel capoluogo della propria regione? E’ incomprensibile, così come è incomprensibile che una gabella, buona solo per vantare un bilancio virtuale in salute, possa risolvere i problemi reali della città».

Il ticket al via

Confronto che continuerà, con il terzo anno di sperimentazione al via per sessanta giorni complessivi, dal 3 aprile al 26 luglio.

Si apre con un blocco di quattro giorni, seguito da dieci giorni che abbracciano i «ponti» del 25 aprile e del Primo maggio (dal 24 aprile al 3 maggio inclusi), e proseguirà in maniera continuativa anche nella prima settimana di giugno (dall’1 al 7). Il resto seguirà lo schema collaudato: venerdì, sabato e domenica, chi prenota con almeno quattro giorni di anticipo paga 5 euro; i last minute 10 euro.

Cosa ne pensa Brugnaro

Accenna al tema da Mestre anche il sindaco Luigi Brugnaro, in un suo intervento fiume. «Andremo verso la prenotabilità dell’accesso alla città», spiega. «Lo faremo ma abbiamo dovuto arrivare in maniera graduale senza agire per imperio. Io sono contrario a qualsiasi tipo di esproprio nei confronti dei privati. Preferisco trattare piuttosto che impormi», ha detto il primo cittadino.

Che poi torna ad invocare una grande area metropolitana estesa a Padova e Treviso, «per raggiungere i 2 milioni di abitanti necessari a competere non a livello nazionale, ma con le grandi città europee».

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