Test di accesso a medicina, respinti i ricorsi: «Non ci sono irregolarità»

Il Tar del Lazio dà ragione al Ministero e respinge i ricorsi contro la riforma dell’accesso a Medicina. Confermata la validità del semestre filtro e delle nuove modalità di selezione degli studenti

Rocco Currado
La seconda prova del test di medicina a Padova
La seconda prova del test di medicina a Padova

La riforma dell’accesso a Medicina incassa un primo risultato a favore del Ministero. Il Tar del Lazio ha infatti respinto le domande cautelari presentate nell’ambito dei ricorsi contro il semestre filtro. Dopo mesi di proteste contro la riforma promossa dalla ministra Anna Maria Bernini – con migliaia di giovani mobilitati e, secondo l’Udu, circa 300 solo a Padova pronti al ricorso – arrivano le prime ordinanze sul nuovo sistema di accesso.

Secondo il Tar, il modello introdotto dal Ministero, che supera i tradizionali test d’ingresso prevedendo un semestre aperto seguito da tre prove selettive, non presenta profili di irregolarità. Nella decisione si legge che non può ritenersi «irragionevole la strutturazione di una fase di accesso basata sul superamento, con la mera sufficienza, di taluni esami universitari». Il Tribunale ha quindi riconosciuto il principio in base al quale le prove del semestre filtro non sono stati semplici test di ammissione, ma veri e propri esami che incidono sulla carriera dello studente. Respinte anche le contestazioni relative a «disagi sociali» e «compressione del diritto allo studio», rilevando che esistono strumenti di sostegno come le borse di studio.

Quanto alla presunta violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, il Tribunale ha definito la denuncia «del tutto generica». I ricorsi si concentravano in particolare su tre aspetti. Il primo riguarda il decreto ministeriale che ha modificato i criteri di formazione delle graduatorie, consentendo l’accesso anche agli studenti non sufficienti in tutte e tre le materie, a condizione di recuperare i crediti mancanti. In proposito, il Tar rileva che il Mur «non ha travolto le regole originarie», ma le ha integrate in modo compatibile con i criteri di «par condicio concorsuale e del legittimo affidamento», ampliando la platea degli ammessi senza oltrepassare i limiti fissati dal legislatore. Il secondo nodo riguarda la decadenza dell’immatricolazione: il Tribunale ha escluso la supposta irragionevolezza della norma secondo cui lo studente che non si immatricola nella sede assegnata perde il posto.

Infine, in merito alle presunte violazioni dell’anonimato durante le prove – basate sul fatto che le etichette con i codici numerici sarebbero state applicate direttamente al banco e poi ritirate dal personale d’aula, con il rischio di collegare il compito al candidato – il Tar precisa che «non risulta in alcun modo che al termine delle prove i compiti siano consegnati nelle mani della commissione e non chiuse negli appositi contenitori».

Dal ministero trapela soddisfazione per una pronuncia che, almeno in questa fase, conferma la validità e la correttezza dell’impianto della riforma. —

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