Sì, noi venetisiamo anti-statalisti

Perché offendersi se Visco muove quest'accusa? È l'identikit del federalista 
Visco, facci sognare. Rischio sapendo di rischiare, consapevole di tirarmi addosso un sacco di improperi, cattiverie e quant'altro. Mi butto: parlerò bene a difesa del viceministro Vincenzo Visco. Questa volta sto con lui, costi quel che costi! ‘Momento, non lo difendo per tutto quello che ha fatto e sta combinando; piuttosto per quello che è venuto a dire giorni fa a Marghera in un convegno della sinistra radicale. Andando un po' indietro con la memoria... ricordo Visco, giovane e promettente economista, allievo del prestigioso socialista che fu Franco Reviglio. Visco e Tremonti, i Reviglio-boys, allievi-colleghi-competitors, oggi schierati su fronti opposti. Già ministro una decina di anni fa, oggi Prodi l'ha piazzato uno scalino più in basso di Padoa-Schioppa, con licenza e libertà di azzannare evasori o presunti tali. Dunque il nostro viceministro è venuto a Marghera per dire: «I veneti sono costituzionalmente antistatalisti». Amici veneti, ma perché offendersi, se il viceministro ci accusa di essere anti-statalisti?

Sono anni che in tutte le occasioni, nelle feste di precetto e non, da quasi tutti i politici (compresi quelli della sinistra seria) si va dicendo e gridando che non ne possiamo più dello statalismo e del centralismo statalista, che è la stessa cosa. E' da almeno vent'anni, quando da queste parti in moltissimi ci siamo convinti al federalismo (antitesi dello statalismo centralista) che ce lo diciamo e ripetiamo: basta con lo statalismo.

Penso che per il 90% dei veneti, l'antistatalismo sia un dogma di fede. Anche perché, ricordiamocelo e ricordiamolo al signor Visco, per i veneti lo statalismo non ha niente di buono. E' cosa da buttare, una schifezzuola, una degenerazione perversa del buon governo. Lo statalismo è ingerenza, invadenza burocratica, è corruzione, è il peggio che si possa immaginare.

 

Lo statalista per noi è colui che vede nello stato la «vacca da mungere», le opportunità da sfruttare, le leggi da aggirare e gabbare. Di solito condisce i suoi comportamenti con due principi fondamentali: «chi ha dato, ha dato...» e «ti ho fatto fesso».

Lo statalista è colui che non paga le tasse, il canone tivù, pretende la pensione senza averne titolo, fa tutti i concorsi pubblici acchiappando punteggi immeritati. Statalista è colui che odia la meritocrazia, non ha tempo per il volontariato, l'associazionismo...

Il perfetto statalista è colui che la mano la tende per chiedere e mai per offrire.
Ditemi voi se la maggior parte dei veneti ha queste caratteristiche. Direi proprio di no; ecco perché non siamo statalisti. Noi vogliamo uno stato leggero che faccia poche cose, quelle indispensabili, e le faccia bene. Vogliamo uno stato che lasci ampia autonomia agli enti local-territoriali, e con l'autonomia le risorse per affrontare e risolvere i problemi là dove insorgono. Noi, antistatalisti non vogliamo uno stato impiccione, costoso, lento, burocrate, lontano dalla gente e dai suoi problemi.

Un antistatalista italiano è per natura, vocazione, carattere e raziocinio persona che si impegna, che assume responsabilità, che rispetta le regole soprattutto quando sono poche, giuste e chiare, praticamente un federalista. E Vincenzo Visco non è e non sarà mai un federalista, lui è il classico statalista del Sud.

Lasciamolo così, nei suoi convincimenti, nelle sue certezze, mica possiamo convertire tutti; a una certa età poi... Io sono per ringraziare Visco, perché è venuto a farci un complimento che ci meritiamo e a dirci quello che siamo, che saremo e che siamo stati in altri tempi. Ci voleva una vischiata, dopo le amenità del ministro Ferrero (che intende punire i veneti perché leghisti) e le velenose predicozze di Michele Taleban-Santoro. Onorevole Visco, continua così, facci sognare.
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