Sabina contro tutti"Questo film rappresenta l'Italia sprecata"

La Guzzanti ha accompagnato al Lido la presentazione del suo nuovo film, 'Le ragioni dell'aragosta', proiettato alla Mostra del Cinema all'interno de "Le Giornate degli Autori" 
«Questo film rappresenta l'Italia sprecata. Un paese in cui se hai qualcosa da dire, sei sempre costretto in un ruolo marginale e in cui ogni slancio creativo viene stroncato senza pietà. Viviamo in un regime - massone, sovietico, nazista o berlusconiano che sia - diverso da tutte le democrazie note, e sapevamo da prima del film che non sarebbe stato il Governo Prodi a cambiare l'Italia». Sono alcune delle parole, durissime, con cui una "musa" della satira politica come Sabina Guzzanti ha accompagnato al Lido la presentazione del suo nuovo film, un po' malinconico, Le ragioni dell'aragosta, proiettato ieri, come avvenne già per Viva Zapatero!, alla Mostra del Cinema all'interno de «Le Giornate degli Autori». Esso vede tornare insieme accanto a lei - che lo dirige e lo interpreta - dopo quindici anni nel piccolo villaggio sardo di Su Pallosu, alcuni attori del gruppo storico di «Avanzi»: Pierfrancesco Loche, Francesca Reggiani, Cinzia Leone, Stefano Masciarelli e Antonello Fassari.


Lo scopo, nel film, è quello di mettere in piedi uno spettacolo per una piccola cooperativa di pescatori sardi in difficoltà per lo spopolamento del mare, a cominciare proprio dalle aragoste e "motore" del progetto è un ex operaio e sindacalista della Fiat, Gianni Usai, riconvertitosi alla pesca dopo il trauma della Marcia dei Quarantamila del 1980 che pose fine alle lotte operaie nell'azienda torinese.

«E' un finto reality - ha spiegato l'attrice - dove ciascuno interpreta sé stesso e le proprie crisi. Ho sfruttato la falsa convinzione che il reality ha trasmesso al pubblico: che una storia possa nascere dal nulla. Ma è anche un film profondamente politico, che cerca di rispondere al senso di impotenza che ciascuno di noi ha rispetto alla situazione che viviamo e che interpreta l'angoscia che viene dal pubblico dei miei spettacoli, concentrato in una sola domanda: "Cosa possiamo fare?" L'unica risposta è prendersi le proprie responsabilità, lavorare, riprendere contatto e avere fiducia nella realtà. Sono stata molto contenta di rimettere assieme il vecchio cast di "Avanzi" perché allora, con Tangentopoli, abbiamo potuto fare quello che volevamo, senza nessun controllo politico, visto che all'epoca i politici italiani erano più preoccupati di restare fuori dal carcere che non di controllare cosa passava in tv. Dopo non è stato più possibile riproporre alla televisione italiana uno spettacolo di questo tipo».

Ma il film non risparmia il nuovo catechismo di Papa Ratzinger che sostiene che «la guerra è giustificabile se ha fondate possibilità di successo», i giornalisti e gli intellettuali «che scrivono solo per mantenere i loro privilegi», Silvio Berlusconi, che ha definito «un atto di banditismo togliere un canale a Mediaset», e per il mondo della comunicazione, Gianni Riotta che ha detto «che la guerra preventiva avrebbe dovuto iniziarla Clinton», "La Repubblica" «che non citiamo mai, in attesa che tornino dalle ferie, perché su questo quotidiano adesso non è scritto proprio niente». E ricorda quando Masciarelli fu chiamato alla convention della Fiat, di fronte a Romiti, Luca di Montezemolo e Gianni Agnelli a interpretare - per i quadri aziendali - il suo operaio che parlava come l'Avvocato.

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