Rider in piazza a Padova per i diritti: «Tre euro l’ora è schiavitù»

La manifestazione dei lavoratori di Glovo e Deliveroo con la Cgil, chiedono tutele e un salario dignitoso: «Nessuno ci paga spese e malattia». La testimonianza di Javeid: «Aspettiamo tutto il giorno in strada, nei mesi buoni prendo 800 euro»

Flavio Centamore
La protesta dei rider a Padova
La protesta dei rider a Padova

Le biciclette parcheggiate poco distante, lungo il bordo della piazza. Appese ai portapacchi, le grandi borse termiche colorate di Glovo e Deliveroo, simbolo del loro lavoro quotidiano. Sono il loro strumento di lavoro e, per molti, l’unico mezzo di sostentamento in un Paese – che nella stragrande maggioranza dei casi – non è quello in cui sono nati e cresciuti.

Sabato 14 marzo in piazza Mazzini a Padova, decine di rider – quasi tutti lavoratori stranieri – si sono ritrovati per la giornata nazionale di mobilitazione promossa dalla Cgil per chiedere salari più alti, diritti e maggiori tutele. Cartelli e volantini hanno riassunto le principali richieste: aumento immediato delle paghe con l’applicazione del contratto nazionale merci e logistica; ferie e permessi retribuiti; malattia e infortunio pagati; tredicesima, quattordicesima e Tfr, oltre a maggiori garanzie su salute e sicurezza.

La protesta arriva anche alla luce dell’inchiesta della Procura di Milano su Glovo e Deliveroo, che ha portato al controllo giudiziario delle società e aperto una nuova fase di confronto sulle condizioni di lavoro dei rider.

Vendono tempo alle piattaforme

A spiegare le ragioni della mobilitazione è stato Mirko Romanato, segretario generale del Nidil Cgil Padova: «La magistratura ora dice quello che sosteniamo da anni» ha spiegato «quando un rider accende l’app e aspetta un’ora, due o tre per ricevere un ordine, non ha solo ricevuto una consegna: ha venduto il suo tempo a Glovo e Deliveroo».

Secondo il sindacato questo dimostra che i rider non sono veri lavoratori autonomi. «Noi chiediamo che siano riconosciuti come lavoratori subordinati e che abbiano le stesse tutele degli altri lavoratori. Il riferimento è già nel contratto dei trasporti e chiediamo che venga applicato» ha aggiunto Romanato sottolineando anche i problemi legati agli algoritmi che gestiscono il lavoro sulle piattaforme: «Se c’è un errore in un certificato medico o in una consegna l’account può essere bloccato. Per questo abbiamo aperto sportelli sindacali per aiutare i rider a risolvere i problemi».

Lunghe attese per pochi euro

Tra i rider presenti in piazza anche Javeid Usman, che lavora nel settore delle consegne a domicilio con la propria auto. «Siamo qui perché Glovo e Deliveroo non pagano bene: anche tre euro all’ora. Noi aspettiamo tutto il giorno fuori per lavorare» ha detto. Il problema principale, è che il tempo di attesa non viene pagato: «Stiamo fuori con biciclette, motorini o macchine ma nessuno paga benzina, ferie o malattia. Se stai male paghi tutto di tasca tua».

Anche il guadagno mensile spesso non basta a coprire le spese di base: «In un mese buono arrivo a circa 800 euro» ha spiegato «ma solo per un posto letto pago quasi 300 euro. Poi ci sono il cibo, le medicine e le altre spese. Così è impossibile mantenere una famiglia».

Politica e associazioni con i rider

Alla manifestazione anche Daniela Ruffini di Rifondazione Comunista, che ha espresso sostegno alla protesta. «Il sindacato sta facendo un lavoro straordinario e dovrebbero essere qui anche molti cittadini» ha sostenuto «perché quello che succede ai rider può succedere a tutti. Queste sono persone che tengono in piedi famiglie e non si può farlo con tre euro all’ora».

Ruffini ha ricordato anche la proposta di introdurre un salario minimo. «Abbiamo raccolto 70 mila firme per chiedere almeno dieci euro all’ora. Tre euro non sono un salario: è schiavitù».

Più salario e un nuovo contratto

Durante l’assemblea è stato ribadito che l’obiettivo della mobilitazione è arrivare a un nuovo contratto che garantisca diritti e tutele ai rider. Secondo il sindacato l’amministrazione giudiziaria nominata per le piattaforme dovrà indicare rapidamente un percorso per migliorare le condizioni di lavoro.

«È importante essere qui in piazza» hanno sottolineato gli organizzatori «perché se questo problema non viene raccontato, nessuno lo affronterà». Per i rider padovani la protesta di piazza Mazzini rappresenta quindi solo l’inizio di una battaglia più ampia: trasformare un lavoro precario e spesso invisibile in un’occupazione con salario dignitoso, diritti e sicurezza. 

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