Pesca, l’assessore Bond lancia l’allarme: “Crisi senza precedenti nell’Alto Adriatico”
I fattori climatici come la mucillagine hanno arrecato grave danno all’economia del settore: 102 imprese dedite alla pesca delle vongole di mare sono ferme da un anno e mezzo

«Quella che sta attraversando la pesca dell’Alto Adriatico è una crisi senza precedenti per estensione e profondità, che colpisce contemporaneamente ambiente, economia e lavoro» spiega Dario Bond, assessore regionale alla Pesca. Lo stesso Bond ha annunciato che lancerà richieste di aiuto attraverso il Tavolo interistituzionale sulla Pesca, che a breve sarà deliberato dalla Giunta regionale con l’obiettivo di conferirgli valenza ufficiale. Si è tenuto inoltre nella mattinata di lunedì 4 maggio a Mestre un incontro tra l’assessore regionale e i vari attori coinvolti, tra cui il dirigente regionale della Pesca Marco Mazzoni e politici tra cui alcuni eurodeputati.
La crisi del comparto è dovuta alla significativa diminuzione delle imprese dal 2023 a oggi e soprattutto alla crisi ambientale di straordinaria gravità legata alla presenza di mucilaggini e alle elevate temperature marine dell’estate 2024. Nell’Alto Adriatico, spiega Bond, «le vongole sono completamente scomparse e la situazione è comune a Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna».
Le mucilaggini hanno invece causato una moria tra il 90 e il 100% delle popolazioni di molluschi bivalvi, in particolare della vongola di mare e dei fasolari. La situazione ha portato, nell’ottobre 2024, all’adozione di ordinanze da parte delle Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia che hanno vietato “fino a revoca” la pesca con draga idraulica, determinando la sospensione totale delle attività.
Le conseguenze economiche del fenomeno
Il fenomeno ha avuto un impatto negativo sull’economia del settore. 102 imprese dedite alla pesca della vongola di mare sono ferme da un anno e mezzo, con produzioni azzerate e totale assenza di reddito e nel 2025 la produzione di vongole e bivalvi nei compartimenti marittimi del Veneto è stata pari a zero.
L’emergenza, riconosciuta dal ministero dell’Agricoltura, ha permesso alla Regione di attivare le procedure per consentire alle imprese di accedere al Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dall’acquacoltura.
A questo proposito si cerca anche una collaborazione con l’Unione europea: «Abbiamo chiesto una collaborazione a livello UE e parlamentare. Altre risorse possono arrivare dal Regolamento (UE) 2024/1991, noto come Nature Restoration Law ed entrato in vigore il 18 agosto 2024, che impone obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati su terra e mare» spiega Bond, che aggiunge: «Sappiamo che l’Ue sta riducendo le risorse per la pesca fino al 60% e che i fondi Feampa andranno progressivamente a ridursi già dal 2028, a favore dei fondi di coesione a disposizione dei singoli Stati. Proprio per questo è fondamentale muoversi ora, con una strategia chiara e condivisa».
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