Paola Roma, nuova assessora regionale al Sociale: «Natalità, anziani e casa, così cambia il welfare del Veneto»

La nuova assessora regionale al Sociale Paola Roma illustra le priorità del mandato: sostegno alla natalità, servizi 0-6 anni, assistenza agli anziani, sanità territoriale, telemedicina e un piano casa da 50 milioni. «Serve un welfare integrato e di prossimità»

Laura Berlinghieri
L'assessora Paola Roma con il presidente del Veneto Alberto Stefani
L'assessora Paola Roma con il presidente del Veneto Alberto Stefani

Paola Roma, nuova assessora al Sociale. Un settore al quale il presidente Alberto Stefani tiene così tanto da averlo posto in cima alla sua agenda, dedicandogli un assessorato ad hoc, scorporato da quello alla Sanità. Quali saranno le direttrici del suo mandato?

«Prima di tutto, le politiche per la natalità, a partire dai sostegni previsti dalla legge regionale 20 del 2020. E poi la costruzione di un ecosistema integrato di servizi per la fascia dagli zero ai sei anni, mirando al percorso scolastico unico».

Qualche esempio di iniziativa che state studiando?

«Accompagnamento alla maternità, a partire dalla prevenzione della depressione post partum. Rette per gli asili più leggere, bonus nidi, sostegni alle famiglie numerose o fragili. Sistemi di welfare aziendale per conciliare vita e lavoro tramite smart working e flessibilità oraria. Serve una visione integrata».

Accanto all’inverno demografico c’è un altro fenomeno, che corre parallelo: l’invecchiamento della popolazione. Complici, ed è una buona notizia, i progressi della medicina. Quali interventi?

«Tanti. Gli assistenti di quartiere ne sono un esempio. E poi vogliamo puntare sugli stili di vita più sani. E sull’invecchiamento attivo: associazionismo, volontariato e reti di assistenza».

Per questo, però, servono anche i professionisti: pensiamo a case della comunità e residenze per anziani, che rischiano di diventare scatole vuote.

«Vogliamo spingere su telemedicina e diagnostica di prossimità, riducendo gli accessi ai pronto soccorso e pure le liste di attesa; molti anziani, se non seguiti, alla fine chiedono visite specialistiche che magari non servono. E poi attivare i point of care delle case di riposo, puntare sul telemonitoraggio domiciliare, dopo aver consegnato i device anche a domicilio. In sintesi, riorganizzare la sanità territoriale».

E i soldi, per tutto questo, ci sono?

«Intanto, dobbiamo considerare le risorse già arrivate con il Pnrr per gli Ats. E poi dovremo essere bravi a ottimizzare i servizi: l’assistenza domiciliare, ad esempio, dovrà essere integrata con il lavoro delle case di comunità».

Sembrano progetti molto ambiziosi, da un punto di vista finanziario e di personale: associazioni e volontari certo non possono bastare...

«Dobbiamo ottimizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione, per incentivare la presa in carica a domicilio. Spingere su volontariato e associazionismo, ad esempio, significa educare le persone all’attività motoria, e questa è prevenzione. Lavorare in rete consente di mettere insieme le risorse, permette a terzo settore e centri servizi di “agganciare” le persone sui territori».

Una promessa disattesa dalla vecchia amministrazione è la riforma delle Ipab. Ci sarà?

«Ora la nostra priorità sono gli Ats. E per questo sto incontrando tantissimi sindaci di tutto il Veneto, per accompagnarli nel terreno di questa nuova riforma».

Altro tema legato al suo assessorato, vasto, è l’abitare, con l’annuncio di un piano casa. Del resto, si parte anche da qui per spingere la natalità. Quali, i prossimi passi?

«Intanto sono stati messi sul tavolo 50 milioni di euro, rivolti in primis agli inquilini delle case popolari. Parte di questi fondi sarà destinata all’efficientamento energetico degli edifici, per evitare gli sprechi e ridurre le bollette. E poi pensiamo all’housing sociale e alle persone che, pur con un reddito, non riescono a trovare un alloggio: infermieri, operatori socio-sanitari, vigili del fuoco, forze dell’ordine, ma anche studenti, giovani coppie, genitori separati e persone che arrivano da altri territori».

Lei proviene dall’esperienza amministrativa, come sindaca a Ponte di Piave. Quali lezioni si porterà dietro?

«L’ascolto e il lavoro in rete con tutta la comunità». —

 

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