Metà neve rispetto alla media stagionale: otto grafici che dovrebbero farci riflettere

L’analisi scaturita dai dati Arpav della stazione di Arabba: dicembre è stato uno dei più scarsi di neve dal 1990 ad oggi. Più caldo solo nel 2015. Meglio le Prealpi delle Dolomiti,  che a 2200 metri perdono un metro e 20 cm di neve

Sciatori a Cortina d'Ampezzo, 4 gennaio 2026, zona Socrepes
Sciatori a Cortina d'Ampezzo, 4 gennaio 2026, zona Socrepes

Sulla montagna veneta, le precipitazioni nevose da ottobre a fine dicembre, evidenziano in deficit del 50-55% rispetto alla media, pari a circa 120 cm in quota nelle Dolomiti a 2200 m e di 60 cm a 1600 m nelle Prealpi. Lo sostengono le evidenze fornire dal Servizio neve e valanghe di Arabba per Arpa Veneto.

Il mese di dicembre è stato uno dei più scarsi di neve dal 1990 ad oggi, preceduto solo dal 2001 e 2015 senza neve e dal 1998 e 2016). 

Anche a Cortina d’Ampezzo la precipitazione nevosa è stata scarsa.

La scarsità di nevicate è stata accompagnata, specie nel mese di dicembre da temperature miti in quota. Solo il dicembre del 2015 è stato più mite. 

Particolarmente caldo il periodo 8-14 con valori giornalieri oltre il 90° percentile (evento raro) che ha favorito la fusione della neve lungo i pendi al sole e anche la scomparsa o riduzione degli spessori per sublimazione (fenomeno di perdita di massa senza passare per la fusione).

Questa condizione si è ripercossa sugli spessori della neve al suolo. Il valore di HSimed , indice che rappresenta la presenza media della neve al suolo, evidenzia le nevicate di inizio stagione il lungo periodo senza incrementi di spessore (eccetto il 25 dicembre), con un indice inferiore alla norma.

Nell’immagine da satellite MODIS elaborata da ARPA Veneto- Centro Valanghe di Arabba del 29 dicembre la neve è rappresentata in color rosso (combinazione di bande spettrali).

Si può osservare il buon innevamento delle Prealpi venete, dove sono caduti anche 40 cm di neve fresca a 1000 m di quota (Recoaro Mille) e l’estesa copertura nevosa delle Alpi occidentali, specie delle Alpi Marittime, dove nella terza decade del mese si sono succedute diverse nevicate fino a bassa quota (es. Cuneo).

Nel periodo 20-25 dicembre gli apporti nevosi sulle Alpi occidentali sono stati in molte località superiori al metro di neve fresca (misure effettuate in campi neve) mentre nelle Alpi centrali e orientali sono stati minori.

Nella figura qui sotto, le prime elaborazioni della neve fresca cauta (open data e stazioni AINEVA) nel periodo spazializzata), dove è possibile osservare il grosso divario di neve fresca fra le diverse aree.

L’indice di spessore medio HSimed in quota per le Alpi occidentali è nettamente superiore a quello della Alpi orientali, questo grazie alle precipitazioni recenti. Tuttavia, le Alpi occidentali sono rientrate in spessori nella norma mentre le orientali sono al di poco superiori al 10° percentile ad indicare una scarsità di neve.

L’indice esprime un valore medio su grandi aree e quindi singole vallate (esempio la zona di Prato Nevoso) possono avere una nevosità eccezionale per il periodo. L’indice non è legato alla produzione di neve programmato ma è solo per la neve naturale.

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