È morto lo storico dell'arte Augusto Gentili, grande esperto di Tiziano
Ha insegnato a lungo alla Sapienza di Roma e a Ca' Foscari a Venezia. Il ricordo dei suoi allievi: «Un maestro insuperato di rigore, di metodo e di lucidità intellettuale priva di compromessi»

È morto domenica 18 gennaio all'età di 82 anni Augusto Gentili, uno dei più importanti storici dell'arte italiani.
Così si definisce nella quarta di copertina del suo ultimo libro, dal titolo "Ritratti al dettaglio. Venezia e dintorni, 1500-1575" (Roma 2025): "È un vecchio studioso che ha insegnato a molti giovani nell'Università La Sapienza di Roma (1983-1997), nell'Università Ca' Foscari di Venezia (1998-2013) e per una vita intera nel suo giardino di conversazioni. Ha inaugurato nella storia delle pittura veneziana del Cinquecento un taglio multidisciplinare di iconologia contestuale, insieme a problemi di teoria e metodologia. Ha pubblicato libri su Carpaccio ("Le storie di Carpaccio : Venezia, i Turchi, gli Ebrei", Venezia 1996), su Lorenzo Lotto ("I giardini di contemplazione : Lorenzo Lotto, 1503 - 1512", Roma 1985; "Il ritratto e la memoria: materiali", Roma, 1989)".
Innamorato di Tiziano
Nato a Roma il 17 febbraio 1943, Augusto Gentili è stato uno dei massimi specialisti di Tiziano. E sul Cadorino ha pubblicato importanti studi monografici: dall'esperimento semi-giovanile sulle immagini mitologiche ("Da Tiziano a Tiziano", Milano) alla monografia più che adulta con messaggio espanso: "Tiziano", Milano 2012 e "Tiziano. La sensualità del colore", Firenze 2023).
Alla raccolta "La bilancia dell'arcangelo. Vedere i dettagli nella pittura veneziana del Cinquecento" (Roma 2009), che presenta il primo elogio critico del dettaglio, si aggiungono tanti altri saggi, articoli e piccole monografie. Ha fondato, diretto e curato il periodico semestrale "Venezia '500" (50 numeri dal 1991 al 2015) luogo privilegiato del rinnovamento diffuso.
Il suo ultimo recentissimo contributo, dedicato a "La pittura infinita di Tiziano", è apparso nel catalogo della mostra "Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva" (Roma 2026), inaugurata il 15 gennaio nella Pinacoteca Capitolina. I suoi allievi di Roma e Venezia lo ricordano come un maestro insuperato di rigore, di metodo e di lucidità intellettuale priva di compromessi, ma soprattutto come guida nella ricerca di senso e significato.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








