La procuratrice Dolci: «Oggi la mafia aiuta le imprese che evadono il fisco»

Lunedì 30 marzo la prima giornata dell’evento “Legalità in Veneto – Economia, ambiente e criminalità organizzata” all’M9 di Mestre: a confronto istituzioni e forze dell’ordine, focus sull’importanza di seguire i flussi di denaro per combattere le mafie

 

Un momento della tavola rotonda
Un momento della tavola rotonda

«Giovani, mi rivolgo a voi. Quando sarete nel mondo del lavoro potrà capitarvi di avere rapporti con soggetti in odore di mafia: non cadiate nelle loro lusinghe. Perché tendono a presentarsi come normali operatori economici, ma se vi fanno offerte inverosimili dal punto di vista economico, fuori dal mercato, alzate le antenne. Fate la scelta giusta, non legata semplicemente a motivi di convenienza economica».

Così la neo procuratrice della Procura e della Direzione antimafia del Veneto, Alessandra Dolci, ha chiuso il suo intervento ieri alla prima giornata di “Legalità in Veneto”, la tre giorni promossa all’M9 dalla Prefettura e della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. Investigatori e rappresentanti istituzionali si sono confrontati in una tavola rotonda - intervistati da Andrea Buoso, presidente dell’Ordine dei giornalisti veneto - sulle mafie in regione e sugli strumenti per contrastarle. Ad ascoltarli, un gruppo numeroso di studenti.

«La criminalità è attenta alle piccole imprese, come tante ce ne sono in questa regione», ha detto Dolci, per 25 anni alla guida della Dda lombarda, «la criminalità mafiosa si è adattata ai fenomeni di criminalità economica. I morti ammazzati non ci sono più. Ricorre alla violenza solo se strettamente necessario. Per il resto, i criminali sono persone “normali”, vogliono essere accettati socialmente e questo preoccupa davvero. Oggi la mafia risponde al bisogno di evasione fiscale della classe imprenditoriale, producendo false fatture. Così attrae la finanza e chi ne usufruisce tace».

Per la procuratrice «il riciclaggio avviene attraverso il sistema parabancario: criptovalute e moneytransfer. Molte aziende cinesi sono banche occulte: fanno raccolta di contanti, incassi dei traffici di droga, e mettono a disposizione somme per imprese che ne hanno bisogno, come controparte dell’emissione di fatture fittizie. Pensiamo poi al sistema produttivo: le mafie forniscono alle ditte servizi e manodopera a prezzi concorrenziali, alterando le regole di mercato».

Che fare? «Contromisure ne abbiamo», conclude Dolci, «in Veneto molte imprese che operano nel settore turismo e ristorazione sono sottoposte a verifiche anti-mafia con controlli sulle auto-certificazioni. Fondamentali prevenzione e scambio di informazioni tra banche dati». Il prefetto Darco Pellos ha sottolineato che «strumenti di prevenzione ci sono, come le interdittive antimafia, efficaci per proteggere il sistema economico. I pericoli della criminalità organizzata sono connessi a un benessere abbastanza diffuso, che va controllato e vigilato per evitare, soprattutto, il fenomeno del riciclaggio di denaro sporco che in questo territorio può trovare facilmente collocazione e mimetizzazione nell’ambiente economico».

«Le infiltrazioni delle mafie oggi sono un dato acquisito: nei crediti, nelle tasse, nello smaltimento dei rifiuti», dice il questore Antonio Sbordone, «un territorio effervescente e dinamico economicamente come il nostro, è da attenzionare: trasformazioni di aziende, di sede, dei soci sono segnali da captare. La prevenzione penso sia importante, con il foglio di via e l’avviso orale. Poi ci sono le misure dell’autorità giudiziaria come la sorveglianza speciale o quelle patrimoniali».

«Prestiamo particolare attenzione ai cosiddetti “reati sentinella”, come l’usura», ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri, Marco Aquilio, «ma nell’ultimo anno non abbiamo ricevuto denunce: zero. Ma non è scomparsa: è un reato molto difficile da denunciare, perché nelle prime fasi la vittima si sente aiutata. Ma la ricerca continua. Anche le organizzazioni criminali estere hanno un ruolo molto importante: basti pensare a quella albanese nel narco-traffico internazionale». «Come Guardia di Finanza», osserva il comandante provinciale Michele Bosco, «seguiamo il denaro. Abbiamo collaborazioni con istituti bancari, con cui controlliamo le operazioni sospette: cerchiamo versamenti anomali, convochiamo chi fa queste operazioni. Monitoriamo strumenti finanziari nuovi come le criptovalute. Un mondo rischioso e ingannevole: è molto difficile recuperare truffe e perdite di danaro. Poi ci sono le frodi fiscali: una galassia di false aziende, una costellazione di prestanome».

Follow the money, segui il danaro, resta così la regola base nella lotta alla mafia.

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