Madre di lei, sorella di lui «Dovevo esserci anch’io»

PADOVA. «Dovevo andare anch’io alla festa in quella discoteca... È stato un caso che non sia salita in macchina». Ana Gianina Bucsa è annientata da un dolore insopportabile. Il dolore di aver perduto...
Di Cristina Genesin
FERRO INCIDENTE MORTALE RUMENI VIGONZA
FERRO INCIDENTE MORTALE RUMENI VIGONZA

PADOVA. «Dovevo andare anch’io alla festa in quella discoteca... È stato un caso che non sia salita in macchina». Ana Gianina Bucsa è annientata da un dolore insopportabile. Il dolore di aver perduto l’unica amatissima figlia. E, insieme, il fratello più caro. È mezzogiorno passato e da quasi sei ore Gianina è qui, nel Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera di Padova dove, da Treponti di Teolo, è arrivata all’alba con il cuore in gola appena informata che la figlia Beatrice aveva avuto un gravissimo incidente. Sta rannicchiata su una carrozzina appoggiata alla vetrata esterna del reparto di emergenza respirando l’aria che, nell’atrio, sembra mancarle. «Abbiamo mangiato tutti insieme ieri sera... Poi, come ogni sabato, c’era l’abitudine di andare in quella discoteca per ballare» racconta gentile, sostenuta da un giovane connazionale e da Marius Macovei, fratello di Costantin, ricoverato in Neurochirurgia in condizioni disperate. «C’era da festeggiare il compleanno di un’amica... Ogni sabato i ragazzi andavano in quel locale. E rientravano intorno alle 4,30 o le 5. Tra le 3 e le 4, in genere, chiamavo sempre mia figlia al cellulare e lei mi rispondeva “Tutto bene, stiamo tornando... Oppure partiamo tra poco”. Alle 4 ho avvertito uno strano presentimento: chiamavo, il cellulare di Beatrice squillava, ma lei non rispondeva. Non sono più riuscita a dormire. Verso le sette ho sentito il rumore di un’auto che si è fermata davanti a casa». Terribile la sorpresa: «Erano i carabinieri. Mi hanno detto: “Signora vada in ospedale perché sua figlia ha avuto un brutto incidente”. Con Marius e altri amici siamo arrivati di corsa...» ricorda. Per Beatrice non c’era più nulla da fare. E così per Alexandru Bucsa. (cr.g.)

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