I quattro nodi del Paese
Forse mai come in questo momento il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato è stato così basso: insicurezza, sfiducia verso la politica, paura del futuro.
Credo vi sia soprattutto la sensazione che il sistema sia incapace di risolvere le quattro grandi questioni sul tappeto nel Paese.Si tratta della continua crescita della spesa pubblica, dello stock di debito pubblico acquisito negli anni e assolutamente disallineato alle media Ue, della necessità vitale di ridurre la pressione fiscale, dell'inefficienza e della sperequazione dell'attuale meccanismo di redistribuzione territoriale delle risorse drenate dal fisco a livello nazionale, che potrebbe risolversi soltanto con un vero e concreto federalismo fiscale come dirò più avanti. Vediamo quindi di approfondire, seppur brevemente, queste quattro questioni.
La prima: abbiamo una spesa corrente che cresce e continuerà a crescere anche a causa di una serie di scelte governative (come sulle pensioni) generatrici di aumento della spesa invece che di contenimento. Questo mi fa seriamente temere che la rincorsa all'aumento delle tasse non sia finita, come garantisce il ministro Padoa-Schioppa, ma sia destinata a perpetuarsi anche nella prossima Finanziaria. Altri fattori di crescita della spesa sono certamente il decentramento amministrativo, che è stato attuato senza le adeguate risorse, e una «filiera di comando» troppo lunga, che per numero di rappresentanti e livelli di funzioni è ridondante e dunque inusitatamente costosa. Un mix, insomma, di responsabilità governative e di situazioni strutturali sulle quali bisogna intervenire. La seconda questione è lo «stock storico» di debito pubblico acquisito dal dopoguerra in avanti. Siamo a livelli incomparabili rispetto agli altri Paesi dell'Ue, ed è un bagaglio che ci portiamo dietro ed appesantisce l'intero sistema pubblico-istituzionale. La terza questione è l'assoluta necessità di ridurre la pressione fiscale complessiva: è vitale per il nostro Paese, ed in questo sono assolutamente d'accordo con la posizione espressa sul Corriere della sera in questi giorni da Luca di Montezemolo, perché c'entra direttamente con la competitività delle nostre imprese. Esse non hanno materie prime, sono quindi prevalentemente imprese di trasformazione, e soprattutto si trovano a competere con Paesi (anche europei come la Germania) che hanno fortemente ristrutturato il loro sistema industriale e hanno fatto scelte importanti sui loro sistemi fiscali con l'aumento sì dell'Iva, ma con una notevole diminuzione delle imposte dirette, che danno alle imprese un volano di competitività non paragonabile al nostro. La quarta grande questione è la redistribuzione territoriale delle risorse. La risposta definitiva sarebbe la reale e completa applicazione del federalismo fiscale. Ma non parlo di quello ridicolo che il governo ha messo sul tappeto con il solo 7% delle risorse messo in gioco e un meccanismo invariato per cui i soldi vanno comunque a Roma e tornano con modalità solo leggermente diverse rispetto a prima. Parlo di una seria riforma (la cui assenza è oramai una vera emergenza sociale, oltrechè politica) che, fatti salvi i doveri di solidarietà nazionale, permetta di raccogliere e mantener sul territorio quanto effettivamente necessario per mettere positivamente a frutto gli sforzi fiscali dei cittadini.
Certo, ha ragione chi sostiene che federalismo non significa automaticamente efficienza e mancanza di sprechi, ma in ogni caso è evidente che non è mai piacevole contribuire al pagamento delle inefficienze altrui e la responsabilizzazione che deriverebbe da un vero federalismo sarebbe pur sempre positiva. Arrivo comunque a dire che per migliorare le cose sarebbe perfino sufficiente una seria e più equa redistribuzione delle risorse a competenza invariata senza nemmeno scomodare il federalismo fiscale. Queste quattro grandi questioni sono indissolubilmente legate tra di loro: non se ne può affrontare una sola, perché ognuna di queste e tutte insieme attengono direttamente alla responsabilità fiscale del singolo cittadino e al senso di giustizia che sempre deve accompagnare la richiesta di pagamento delle tasse da parte dello Stato.
Quando lo Stato chiede il pagamento delle tasse, chiede infatti un atto di responsabilità, che però il cittadino può avvertire come tale solo se avverte anche un senso di giustizia, cioè se le tasse sono giuste, e un senso di solidarietà, cioè se quello che viene dato agli altri è equo. Se il cittadino percepisce che ciò che paga non serve a ridurre la spesa pubblica, e anzi coglie elementi di peggioramento anziché di miglioramento; oppure se riceve la sensazione che questi soldi vengano spesi male; e soprattutto se si accorge che i soldi versati tornano indietro distribuiti in maniera poco corretta, viene inevitabilmente a cadere quel rapporto fiduciario con lo Stato che è alla base della civile convivenza. Il problema di oggi è proprio questo: sta aumentando la sensazione che gli sforzi sono inutili, che la spesa continua ad aumentare, che non si riduce lo stock di debito pubblico pregresso, che i soldi vengono spesi male e ridistribuiti peggio. Sta quindi venendo meno uno degli elementi fondanti degli Stati moderni, e cioè il rapporto di solidarietà tra cittadini e tra lo Stato e i cittadini.
Credo quindi, per finire, che qualsiasi governo che voglia affrontare seriamente la questione italiana per il rilancio del Paese, e per la fine di una lunghissima transizione che dura ormai dal 1992, debba assolutamente mettere mano contemporaneamente ai quattro punti che ho elencato, anche se sarà difficile. «Lacrime e sangue» questo Paese le ha già subite molte volte, come accaduto con l'ultima Finanziaria, ma un conto è subirle per uno sforzo di risanamento percepito da tutti, un conto è subirle perché vengano alimentate altre fonti di spesa, come è accaduto appunto nell'ultima Finanziaria, con le pensioni e via dicendo. Ritengo che questo sia il grande impegno che ogni forza politica dovrebbe assumersi nei confronti dei cittadini, indipendentemente dall'area politica di appartenenza, per affrontare e possibilmente risolvere le quattro questioni nazionali oggi sul tappeto.
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