Giornata Mondiale della Poesia, voci dal Veneto per celebrare il 21 marzo
Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della poesia istituita dall’Unesco: abbiamo chiesto ai protagonisti del mondo della cultura del Veneto di farci dono di una loro poesia e ne abbiamo fatto una raccolta: eccola

Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della Poesia, istituita dall'Unesco nel 1999 per promuovere la lettura, la scrittura e l'insegnamento del genere poetico come forma d'arte essenziale e come strumento di dialogo e di comprensione tra culture.
La poesia è arte e bellezza, emozione, forma di espressione, musica di parole. E ha la capacità di dare voce ai sentimenti più personali, intimi, anche i più difficili da descrivere. Ed è per questo che tutti, prima o poi, ci siamo misurati con la poesia, scoprendoci sorpresi da versi che esprimono sensazioni alle quali non riuscivamo a dare forma. O misurandoci direttamente con la composizione.
Tutti – o quasi tutti – abbiamo una poesia nel cassetto, in un diario, nelle note del telefono o in una cartella del computer.
Abbiamo chiesto ai protagonisti del mondo della cultura del Veneto – artisti di ogni tipo: musicisti, registi, attori, scrittori, poeti, pittori, scultori, autori, divulgatori, blogger, cantautori – di condividerle con noi, regalandoci una poesia a loro cara, o nuova, o anche già pubblicata ma particolarmente importante.
Ne abbiamo fatto una raccolta con la quale vogliamo celebrare questa ricorrenza, che è anche primo giorno di primavera. Una pagina piena di bellezza da leggere un po' per volta, con la lentezza che è il tempo della poesia, quello necessario per stupirsi e farsi emozionare.
Le poesie che troverete qui sotto
Artuso Mirko (drammaturgo, regista e attore)
Bizzarro Ricky (cantante)
Boccignone Federico (editore)
Bortolini Gloria Aura (autrice e conduttrice)
Boschiero Erica (cantautrice)
Brandes Francesca Ruth (giornalista, saggista)
Cendron Alex (attore)
Cittadini Lorenzo (cantautore e scrittore)
Cordova Giovanna (drammaturga e regista)
Curto Irene (regista e attrice)
Fainello Edoardo (drammaturgo, regista e attore)
Frene Giovanna (poetessa)
Gallini Giuliano (scrittore)
Girardello Fabio (scrittore, poeta e divulgatore letterario)
Leo Angelica (attrice)
Manfio Sergio (autore e regista teatrale)
Mazzoccato Gian Domenico (latinista, poeta e scrittore)
Mirandola Vasco (scrittore, poeta, attore)
Moldi Ravenna Cristiana (poetessa)
Morelli Maria Pia (scrittrice)
Alessandro Padovani (regista e sceneggiatore)
Pastega Giovanna (giornalista e poetessa)
Perissinotto Pablo (cantautore)
Roveran Maria (cantautrice e attrice)
Ruffilli Paolo (poeta e scrittore)
Stefanato Davide (attore)
Trabucco Marco (musicista)
Vettori Davide (cantautore)
Viola Roberta (blogger e autrice di racconti)
Zannier Alessandro (musicista e cantautore)
Il Pane delle Tavole
di Mirko Artuso
C’è un silenzio che sa di polvere, prima.
Un silenzio che sta lì, tra le quinte,
come una madre che aspetta il ritorno del figlio
sulla porta di casa, a sera.
Fare teatro non è dire parole,
è spostare i pesi.
È quel gesto di rimboccarsi le maniche
perché la memoria è un sacco di farina:
se non lo porti bene sulla schiena,
ti spacca le ossa.
Le tavole del palco, vedi,
hanno fame di passi veri.
Non vogliono tacchi lucidi o passi leggeri,
vogliono lo scricchiolio delle scarpe di chi ha camminato,
di chi sa cosa vuol dire il sudore che brucia negli occhi.
Noi siamo qui, a metà strada
tra la luce del palco che scalda la nuca
e il buio della sala che respira piano.
Siamo come osti che versano vino buono
in bicchieri che non c’erano,
raccontando storie per far stare insieme la gente,
perché nessuno torni a casa con il freddo dentro.
È un mestiere di pazienza, questo.
Si monta, si smonta.
Si accende, si spegne.
E alla fine, quello che resta
non è l’applauso che rimbomba,
ma quel filo d’aria che vibra ancora
quando l’ultimo spettatore ha chiuso la porta
e tu resti lì, con le mani sporche di vita,
a ringraziare il legno.
*Mirko Artuso, drammaturgo regista e attore, ultimo film a cui ha partecipato "Testa o croce?" Andato a Locarno e a Cannes
Ti guardo dormire / Alla mia donna
di Gian Domenico Mazzocato
I
Ti guardo dormire,
hai l’anima lontana.
Ugualmente metti in ordine il mio cuore,
spegni le procelle.
Ritrovato ritmo,
come di silenziose maree.
“Io non sogno mai”, dici.
Hai profonde verità negli occhi,
al risveglio,
e mani lievi e preziose.
E così mi è difficile crederti.
Forse non ricordi,
forse non ti torna assopito fluire d’onde.
Ma stai al timone
e guidi.
II
Una pagina, amor mio,
sulla linea dei tempi
o un passo, se preferisci.
Fragili, in cammino.
Sicurezze ci doniamo l’un l’altro
-guido io, guidi tu-
e ancora esploriamo orizzonti
e stagioni.
Per i ricordi non ci servono cornici.
Siamo noi. Andiamo.
III
Ha segreti il tempo, amor mio,
e silenzi che solo noi conosciamo.
Il correre misterioso della sabbia,
la clessidra del giorno dopo giorno.
Non a un solo attimo,
non a uno sguardo rinuncerei,
non a una parola.
Nemmeno a quelle che non ci siamo detti,
perché, al calar della notte,
basta il sussurro, ti amo.
IV
L’afrore dei grappoli di sambuco, forse
o merlo beccogiallo in agguato nell’erba
o i teneri steli del bambù
sentinelle al ciglio del sentiero.
O il tuo passo lungo,
insostenibile per me
sempre un po’ avanti. Ma ti giri,
sorridi luminosa e mi attendi.
Non so,
ma questo fiorito mattino
mi dilaga nel cuore.
Ed è miracolo che travolge.
*Gian Domenico Mazzocato, latinista, poeta e scrittore (ha curato anche varie pubblicazioni uscite con i quotidiani Nem, l ultima sul latino tascabile)
L'aquilone
di Pablo Perissinotto
Ci vediamo alla corte dei sogni
Tutti i bisogni a voi lascerò
Magari tra un paio d’anni
a più di qualcuno
chissà mancherò..
Ci vediamo laddove gli inganni
sono una solida verità
Su un cortile ad appendere panni
Per dietro nascondere fragilità
Ci vediamo appena avrò tempo
e se il momento lo permetterà
Metto in carica una passione
Prendermi cura dell’anima
Un’arma puntata alla tempia
un po’ di pazienza e Dio perdonerà
Me ne vado con qualche difetto
in tasca un progetto di libertà
Girotondo in compagnia
Scendo al volo e vado via
Guarda che non sono così fragile
Su un foglio una poesia
Carta canta una canzone
Ora sono io l’aquilone
Ci vediamo e se avanza del tempo
un pianto un lamento
Un ricordo di me
Che tutto sarà come sempre
eccezioni a novembre
davanti una lapide
Stagioni che passano in fretta
Quella staffetta non si fermerà
Un salto nel vuoto mi aspetta
Che poi tanto da qui
nessuno vivo uscirà
* Pablo Perissinotto, cantautore
Filastrocca Agata Allegra Mucci
di Maria Pia Morelli
E fu così che una mattina arrivò una cinesina. Ma chi è quella bambina che esitante si avvicina?
“La tua nuova sorellina!”, gridò Mucci alla cugina scorrazzando a perdifiato con il gatto in mezzo al prato.
“Eccola! Agata, dai, andiamole incontro e con un sorriso mettiamola al centro”.
Evviva! Allegra, la persona tanto desiderata, finalmente era arrivata!
“Su, forza ragazzi! Che speciale accadimento! Celebriamo questo gioioso momento realizzando un mega ricevimento”.
Siii! Nonni, zii e amici vari con uno slancio senza pari avevan accolto l’incombenza con enorme diligenza.
“Accoglienza”, si era detto, perché al suo ingresso fosse tutto straordinariamente perfetto. Anche Pranto, Artù e Ginger avevano agito di concerto mentre fuori all’aperto Tippi e Montecristo sorvegliavano l’evento.
Papà Edo e mamma Bea già partiti per la Cina un mese prima, si erano dati un gran daffare per rientrare con quel clima.
Il comitato di accoglienza, organizzato in loro assenza, nonostante l’efficienza rischiava adesso di perder la pazienza: non vedeva l’ora di fare la sua conoscenza!
La brigata di bestiole saltellando tra le aiuole, ben contenta di capire la faccenda in divenire, si chiedeva con rovello se lei fosse un nuovo anello di quella banda di curiosi e birbanti spiritosi.
Benvenuta, Allegra, in questa famiglia che, anche se non ti somiglia, non se ne fà poi una meraviglia!
Hai alle spalle un lungo viaggio affrontato con coraggio. Fidati, Allegra, noi ti vogliamo! Lasciati andare, fatti abbracciare! Sul nostro amore tu puoi contare e noi con te siamo pronti a giocare.
Allora senza titubanza spalanca i tuoi neri occhietti alla speranza di un futuro migliore che avanza... quasi fosse una vacanza! Libera il tuo cuore dalle ombre di un passato a fatica cancellato e accogli felice il cambiamento accelerato che sembrava insperato, perché il tuo volo è appena cominciato.
* Maria Pia Morelli, scrittrice per ragazzi, creatrice del personaggio Agata Allegra
Le rondini
di Gloria Aura Bortolini
Le rondini partono,
chissà dove andranno;
di qua, di là,
mah, non si sa.
Mari e monti scavalcheranno,
pericoli grossi correranno,
ma, alla fin fine,
ci arriveranno.
*Gloria Aura Bertolini, autrice e conduttrice televisiva Rai
Le rondini è la prima poesia che scrisse da bambina
Pioggia
di Paolo Ruffilli
Ascolto inconsapevole nel sonno
la pioggia che gorgoglia
scrosciando giù per le grondaie,
dure raffiche improvvise
contro la parete della stanza
mentre, sognando, ansimo e sospiro
per la voglia infine di fuggire
al cupo turbine ventoso
che si immagina e si sente
e al cupo conto dei morti che
la vita ci riserva indifferente
spesso e volentieri senza riposo.
* Paolo Ruffilli, scrittore e poeta
La poesia del cavallo bianco
di Vasco Mirandola
Stavo per dirti ti amo
ma proprio in quel momento
è arrivato il tram
quando siamo scesi
di nuovo stavo per dirti ti amo
ma abbiamo incontrato Roberta
che ci ha raccontato di Sandra
che è caduta e si è rotta l'anca
e ora è in una clinica
e il suo cane Paco
lo tiene una dog sitter
tu eri preoccupata
e ancora stavo per dirti ti amo
quando all'improvviso
è apparso un cavallo bianco
ci siamo saliti
subito ha aperto due grandi ali
abbiamo volato per la città
e tu hai detto
-se lo sapevo mi portavo un golfino-
ecco perché ti amo
* Vasco Mirandola, scrittore, poeta e attore, il suo ultimo film è "La grazia" di Paolo Sorrentino
Applausi
di Cristiana Moldi Ravenna
Applausi
per la difesa
delle idee.
Cosa c'è
oltre al bisogno
di cure.
Andare via
uscire
dai pensieri
dal dolore.
Ma delle donne
si può anche
fare a meno?
Non mi ricordo più
cos'è il mondo,
ma guardarlo
è un po' diventarlo.
* Cristiana Moldi Ravenna risiede a Venezia, si occupa di poesia e prosa dalla fine degli anni '70. Ha numerose raccolte pubblicate da Supernova, Aletti, Arsenale Editrice
Sognatori
di Giuliano Gallini
Non chiudete gli scuri, sognatori.
Uccelli come bardi
stanno cantando lodi
alle vostre intrepide giornate.
Ho sempre amato
i volti del tempo passato.
Venivano avanti
curiosi e impolverati
e si acquattavano
in ogni cassetto di casa
negli angoli della cantina
sotto gli interdetti della memoria.
Quando trovavo un giorno o un’ora o un lampo
di me ero felice
e stringevo con forza tra le mani
quelle immagini ritornate
e redente dalla paura.
Non erano altro che rami spezzati,
e sottili, ingiallite
foglie cadute:
ma intrecciando con scrupolo e pazienza
il loro desiderio d’infinito
(non ho mai trascurato un solo giorno
durante gli anni
della mia scellerata malattia)
mi sono avvolta in un panno indulgente
convinta che potesse difendermi
nell’ora più crudele.
Ma adesso so che anche questo lavoro
è stato inutile:
il gelo mi ha preso le gambe,
mi spezza le ossa,
sale inesorabile al cuore.
La mente si confonde. Grida.
* Giuliano Gallini è nato a Ferrara e vive a Padova e Venezia. È stato per trent’anni dirigente di una delle maggiori aziende di servizi italiane. Ha pubblicato nel 2017 "Il confine di Giulia", nel 2018 "Il secondo ritorno" e nel 2020 "Storia di Anna", tutti editi da Nutrimenti Edizioni di Roma.
Poesia inedita senza titolo
di Giovanna Frene
Essi dicono che è facile e tu lavi per intero la tua dimora;
essi esprimono la facilità del dire e la tua dimora nettamente inferiore
si disloca in due posti consanguinei: questo che
dipende dal bordo ininterrotto, quello
che dipenderà dall’interruzione.
Anche se arcigno, inesplicabile, e sbiancato,
come l’essere non di nessuno: ha avuto
un inizio singolare e nient’altro avrebbe
potuto fare lo stesso, disgregandosi
e lavato.
* Giovanna Frene è nata ad Asolo, poetessa, è stata finalista allo Strega poesia nel 2024 con "Eredità ed Estinzione" edito da Donzelli.
Cosmopsiche
di Ottodix - Alessandro Zannier
Se muoio io
ancora luce si vedrà,
se muoion tutti
l’idea di luce stessa
scomparirà.
Senza di noi
l’universo non brilla,
lì, tutto nero è,
tra le onde magnetiche.
Perché il cosmo
non ha luce né colore,
solo flussi di segnale
di materia fredda, siderale.
Goditi l’aurora,
e le sinfonie di Bach,
prima che sia sera,
e il cervello scopra che si sta
nell’illusorietà.
Senza di te,
ogni senso più senso non ha,
ma un buco nero ci riunirà,
a chi ora non sente,
non vede, non tocca,
non gode la brezza,
non aprirà bocca
mai più.
È nel cosmo
che finisce il tuo segnale,
ogni atomo ritorna
alla meta primordiale
nella Cosmopsiche
della mente universale
Goditi la pioggia
l’euforia dei bar,
primavere giapponesi.
petali sui boulevard
dell'illusorietà.
* Ottodix - Alessandro Zannier è musicista, cantautore elettronico e artista visivo trevigiano (ha partecipato alla Biennale d'Arte)
Pensieri di te
di Angelica Leo
Ora vai e lasciami sola.
A nulla valgono
le parole non dette
il tuo corpo caldo
i miei occhi che cercano
di fermare il nostro tempo.
Ora vado e ti lascio solo.
Nel tuo sguardo
passano veloci
pensieri di me
mentre cado alla ricerca
di un tuo sorriso.
E così ci lasciamo
perduti
nel vuoto di un amore che grida
senza essere ascoltato.
* Angelica Leo, attrice cadorina per il cinema, la televisione e il teatro. Ha lavorato, tra gli altri, con Gabriele Salvatores, Paolo Genovese, Alessandro Rossetti e Mattia Torre
Notturno instabile
di Edoardo Fainello
“Notturno instabile”, o sonata in re minore:
sento il torpore delle dita sull’avorio.
Il faldistorio è lì, in attesa dei tuoi fianchi;
lo sai, mi manchi, ma è passata solo un’ora.
Riattacco allora a ricercare note e accordi,
ma non demordi: ti insinui in ogni mia intenzione.
È una convinzione che accompagna il mio tormento:
ciò che io tento non è frutto di un abbaglio!
Sono un ritaglio di una pagina di un libro:
mi ammalo e vibro come un verso appena scritto;
rimango dritto, ma mi piego se non guardi;
ti dico “È tardi!”, ma vorrei tu non andassi.
Distinguo i passi, la risata, il tuo sbuffare;
“Non te ne andare!”, ma la porta si è richiusa.
Ti chiedo scusa, ora ricordo: sono umano.
Ma mi allontano, il dolore è inarrestabile.
* Edoardo Fainello è drammaturgo, regista e attore teatrale
La prima nebbia
di Giovanna Cordova
L’ora languisce l’aria in questo scampolo d’estate
sotto la prima nebbia
che ancora striscia incerta nei fossi e sui declivi
in una dimensione improbabile
di calma amniotica
che lascia sospeso il pensiero
in attesa che qualche cosa accada.
Guardi.
Scruti.
Indaghi alla ricerca di qualche cosa che squassi il silenzio.
Rimani in attesa.
Lontano una campana.
* Giovanna Cordova drammaturga e regista teatrale
Parole
di Roberta Viola
Parole,
quanto valgono
le parole?
Di chi sono
le parole
copiate,
rubate,
inventate,
premasticate,
buttate a sproposito?
Parole gentili,
lusinghiere,
che si perdono
nel suono che fanno,
rimbombando
nelle orecchie.
E quelle
che fanno rumore nel cuore,
chi le ascolta?
Chi le custodisce?
Siamo diventati
dispensatori di sogni
pieni di parole
che muoiono?
Mi chiedo
se la parola
abbia ancora un seme
capace di frutto,
o se sia rimasta soltanto
una perfida illusione.
Noi,
inermi,
incerti,
ignoranti di sapere,
eppure ancora fedeli
alla parola,
al suo valore,
al suo peso.
Dove stiamo andando?
Se esiste ancora
un porto certo,
una salvezza,
forse è l’unica cosa
a cui sappiamo
aggrapparci:
il silenzio.
* Roberta Viola è blogger e autrice di racconti e libri per l infanzia
Nostalgia di vigna
di Federico Boccignone
Come filari di vigna appassiti
ignoro da tempo la cura delle mie vene.
Dovrei farne giardini e frutti e non vane pene
ma conosco solo erbacce e detriti e maltenuti confini.
Non so dire il motivo
una volta ne ero il padrone
ora interrogo svogliato i miei tristi contadini.
Certo il tempo può far grandi le piccole azioni
ma poi mi dimentico di quel poco,
perso in altre funzioni.
Inutile riacciuffare il frutto passato,
già marcìta la sua illusione di fiore.
Mi sa che finirò
per conservarmi
per altre vendemmie.
* Federico Boccignone ha fondato a Padova nel 1996 la casa editrice Esedra che dirige
Cari miei cari
di Francesca Ruth Brandes
Cari miei cari
andati nell’aria
sul bordo minerale
impercettibile
prima del rovinare
nell’oscuro.
Care presenze amate
di una mancanza
provvida
nell’intervallo,
pausa recitata
indovinello, dove?
Qui
l’ansia degli abbracci
per reggersi
all’estremo,
qui l’amore giovane
annulla il tempo.
Il noi tumultuoso
per non morire vergini
e assetati.
* Francesca Ruth Brandes è nata nel 1964 a Venezia, dove vive. Giornalista, saggista e curatrice d’arte, ha pubblicato una serie di opere che trattano temi ebraici e culturali, oltre a numerose raccolte di poesie. Nel quinto volume di “NORD. I Poeti” (Macabor edizioni), le è stato dedicato un saggio di Marta Celio e un’antologia di testi. Ha inoltre scritto e condotto per Rai Radio3 programmi di attualità culturale
Nausicaa
di Fabio Girardello
Ci sono amori che durano
un battito di ciglia.
Bambine di colpi
di sole, di piume,
di inizi d'estate.
Oh very young, beata te: di quella
estate non ricordi niente.
Io qualche volta mi ti vedo,
minuscolo crostaceo del blu.
Portavi, mi ricordo,
la maschera della dea,
le arance dei tuoi piccoli seni.
Finisti in un mazzetto di scintille,
un petardo da pochi
soldi. E s-ciào.
* Fabio Girardello, scrittore, poeta e divulgatore letterario
Son soeo fradeo
di Ricky Bizzarro
Son soeo fradeo, soeo come un can
Come ‘na rama scavesada da ‘na sciafa de un temporal
Son soeo fradeo, come na vèa in meso al mar
che speta na stea bona
o un fià de vento
pa’ poderse spostar
Son soeo fradeo, come ‘na luna inciodada a vivo
sul petto de ‘na notte d’inverno
come che a fusse l’unica medaja picada da Dio
Mi son come a neve fradeo
bea da vedar ma no da pestar
E come a neve, fradeo
un fià de fià me pol desfar.
* Ricky Bizzarro, voce e leader dei Radiofiera
Saudade
di Lorenzo Cittadini
L’odore del caffè
mi sveglia prima del giorno,
scivola tra le lenzuola
come un ricordo che non vuole restare sogno.
E sono già altrove,
a un tavolino di Lisbona,
dove il tempo è un passo lento
e qualcuno scrive ancora lettere mai spedite.
Scendo tra i miradouros,
con il Tago negli occhi,
luce che trema sull’acqua
come una nostalgia che non sa tacere.
Il tram mi porta via,
tra voci e mani di pescatori,
e rido con loro
senza sapere davvero perché.
Stringo la città al petto
come una fotografia sbiadita,
non ricordo il momento,
ma ricordo di averlo amato.
E poi ritorna
questa strana ferita gentile,
la mancanza di ciò che esiste
mentre ancora lo sto vivendo.
Saudade è una voce bassa,
una mano tesa nel vuoto,
un passo che non trova terra
ma continua a camminare.
È il futuro che manca al presente,
il passato che non si lascia dire,
è luce stanca sui muri
e silenzio che sa di mare.
Non chiede spiegazioni,
non cerca risposte,
vive, semplicemente,
tra ciò che siamo
e ciò che non saremo mai.
* Lorenzo Cittadini, cantautore e scrittore trevigiano
Si lascia sentire
di Marco Trabucco
Si lascia sentire
Immobile
Da chi tace
Assorto e inaudito
Di spazio respira
Scroscio e silenzio
Svuotato
Armato d'un tempo
Di segno su carta
Erode
Cade
Assorto non s'accorge
Del tempo dissolto
Nel vento ora giace
Nell'ombra s'adagia
Nascosto rinasce
Da capo
* Marco Trabucco, contrabbassista trevigiano
Porto in grembo me stessa
di Erica Boschiero
Porto in grembo me stessa
Ho pioggia nelle tasche
E sono arrivata come
Chi ha dato le spalle al prossimo vento.
Aspettami amore mio,
Ripariamo le crepe
Togliamo le sterpi dal campo
Anche se ci fa male la schiena.
Apriamoci il cuore
E guardiamoci dentro
Come fanno le rane
Che si tuffano nello stagno,
Senza paura del fango.
Scaliamo la montagna rovesciata
Fino alla città nascosta
Nel fondo del mare.
Restiamoci insieme,
Fino a risalire
nuovi.
* Erica Boschiero, cantautrice
Senza Dio
di Giovanna Pastega
Apro gli occhi
muovo le mani
Indosso l’anima
come un vestito
e il corpo sopra
come un velo
Non temo
il giorno
Cammino per devozione
un passo dopo l’altro
così il rito si ripete
Parole
Lacrime
Sorrisi
Come una sposa
attraverso il giorno
Come una sposa
osservo il dolore
inconsapevole
e indifferente
Chiudo gli occhi
Stringo le mani
Scrollo via l’anima
sotto una pioggia
di gocce sottili (uguali)
che scendono
ad una ad una
dal soffitto (sopra di me)
Poi ripiego il corpo con cura
e lascio che la sua fragilità
compensi
l’assoluta mancanza
di dolore
e come un’eco lontana
ascolto
ciò che mi accade intorno
e come una sposa nuda
davanti allo specchio
attendo
che nulla resti
(dentro di me)
che nulla
mi sopravviva
*Giovanna Pastega, veneziana, giornalista e poetessa (poesia tratta dalla raccolta "Senza Dio" del 2019)
#CRISTO
di Irene Curto
Io ho fede in Cristo,
ma non lo riconosco
non so chi sia
non l'ho mai visto,
gl' occhi mi tradiscono.
Scendo nelle mie caverne
a trovare il piccolo mostro.
Trovo le porte, busso.
Mamma mia che ribrezzo
la pelle verde e l'occhio rosso!
Dentro al mio cuore se ne sta lì,
beato, un piccolo mostro.
Ma io lo accudisco!
gli porto un pasticcio,
gli faccio del tè,
gli regalo un disco...
e lui adesso ride
si alza ed è forte
fiero
e io lo riverisco.
Il mio piccolo mostro si trasforma
in quello che più gradisco
peli all'insù, gioisco.
Tutto questo cosa c'entra con Cristo?
*Irene Curto è regista e attrice teatrale
Desertica
di Davide Vettori
Desertica,
la terra brucia ignobile,
e non è facile cogliere il trucco,
quale l'espediente per sfuggire.
Desertica,
il cuore rantola esangue
e la pelle trema,
bianca, arida e sgualcita.
Desertica,
il tuo grido è sussurro afono,
ormai privo di cavità e penombre,
desertica spoglia di riparo.
Disciolti gli attimi che furono fiori,
sprangate le porte sui giardini rigogliosi.
Serrate le finestre ed il cielo limpido,
immaginario,
fuori - chissà dove.
Il grande, immenso vuoto,
e non il soffiare dei venti che portano parole,
sillabe estranee ed attraenti.
Fuori - chissà dove,
l'immenso essere, continuo movimento ancestrale.
Fuori - chissà dove,
il sole intiepidisce pelle ed anima.
Desertica,
fuori - chissà dove,
laggiù la terra non brucia ignobile,
e lì fuori molti hanno colto l'inganno.
Fuori - chissà dove,
il cuore non rantola più,
ed il corpo gravido canta sensuale.
Desertica,
laggiù - chissà dove
la terra non brucia ignobile
*Davide Vettori, cantautore elettronico trevigiano già protagonista a The Voice of Italy
Treviso
di Davide Stefanato
Treviso non si mostra,
si lascia intuire
come una malinconia che non osa dire il proprio nome.
Treviso scivola lenta tra i riflessi dell’acqua,
dove le case si piegano
come pensieri stanchi
sul bordo di un ricordo.
C’è un silenzio qui, la notte,
che non è vuoto,
ma catino di voci mai dimenticate:
passi leggeri sotto portici antichi,
ombre che sanno di ricordo, di nostalgia, di casa.
I canali trattengono il cielo
come se temessero di perderlo,
e ogni ponte è una promessa fragile,
un passaggio tra ciò che sei
e ciò che non osi diventare.
Nei vicoli nascosti
respira una bellezza timida,
quasi colpevole
come un segreto custodito troppo a lungo.
E tu, Treviso,
non chiedi di essere amata,
non implori sguardi:
resti lì, sospesa,
tra acqua e memoria,
come una poesia
che pochi leggono davvero
ma che, a chi si ferma,
spezza piano il cuore.
*Davide Stefanato è attore di teatro e fiction (attualmente sul set di Libera a Trieste, per la seconda stagione nella parte di Fabrizio, cancelliere del Tribunale e confidente di Lunetta Savino)
Vecchiaia
di Sergio Manfio
Un cucchiaio fra le mani
la testa bassa
e dintorno solo una radio
sorda
che parla:
parla quattro morti
tre goal
una strage
totale otto.
*Sergio Manfio è autore e regista teatrale e di opere d'animazione (direttore creativo del gruppo Alcuni)
Poesia
di Alex Cendron
Poesia, sei
frammenti di suoni,
versi,
versacci
incomprensibili ed elitari,
che odio,
che odo,
che amo,
che resti un mistero,
che sei,
poesia.
*Alex Cendron è attore di teatro, cinema e fiction (ultimo suo film tra i protagonisti di Tempi supplementari su RAI 1 lo scorso gennaio)
Prossima apertura
di Alessandro Padovani
Una lepre corre veloce
Su una distesa arida
Di terra e pannocchie tagliate
Poco distante vedo un escavatore
Con un uomo chinato che controlla
Dei paletti sono fissati nel terreno
Un cartello dice
Che presto inizierà un cantiere
Per un nuovo centro commerciale.
L'inferno inizia sempre
Con un sopralluogo iniziale
*Alessandro Padovani è sceneggiatore e regista (vincitore del premio Solinas 2024)
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








