Lega, venti di fronda sul poker di nomi per governo e Camere

Ufficializzate le scelte per le elezioni suppletive: Bizzotto sarà sottosegretaria al posto di Bitonci. Centenaro e Di Rubba saranno i candidati alle Suppletive, la minoranza interna contesta il metodo: «Chi ha deciso?»

Filippo Tosatto
Mara Bizzotto
Mara Bizzotto

Tra sussurri e grida, la Liga Veneta ha sciolto il nodo delle nomine ma l’altalena di premiati e respinti, nonché la procedura adottata al riguardo, promettono di riaccendere la conflittualità sopìta. Tant’è. Sollecitato con stizza da Matteo Salvini in apertura del consiglio federale di venerdì, l’elenco trasmesso a via Bellerio include quattro personalità.

Mara Bizzotto, anzitutto: vice capogruppo vicario al Senato, già europarlamentare, la bassanese raccoglie il testimone di Massimo Bitonci e farà capolino nel Governo in veste di sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy. Un incarico appetito, che – dagli incentivi fiscali ad artigianato, commercio, agricoltura al fondo di garanzia riservato a Pmi e partite Iva – include deleghe ministeriali rilevanti. Una designazione che premia la sua fedeltà alla linea salviniana, salvo suscitare l’ira dei numerosi rivali nel Vicentino.

Tosato per Stefani

Decisamente più indolore la successione ad Alberto Stefani sulla poltrona di presidente della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale: la scelta è caduta sul senatore veronese Paolo Tosato, una figura di mediazione che raccoglie apprezzamenti nel gruppo parlamentare e vanta un impegno pluriennale sul fronte dell’autonomia. Il capitolo più urticante, in ogni caso, investe le candidature alle suppletive convocate il 22 e 23 marzo (in coincidenza con il referendum sulla giustizia) a Padova e a Rovigo.

Nel collegio del Santo correrà Giulio Centenaro, veterano di Santa Giustina in Colle: primo dei non eletti alle regionali, inviso all’ala di Roberto Marcato e Daniele Canella, simpatizzante “pentito” del generale Vannacci, l’ha spuntata dopo la rinuncia del leader provinciale Nicola Pettenuzzo; se la vedrà con lo sfidante dem Antonino Stivanello.

Di Rubba plana in Polesine

In Polesine, invece, il prescelto arriverà da Milano: è l’avvocato Alberto Di Rubba, il tesoriere del Carroccio, condannato per peculato in primo grado e in appello; ansioso di garantirgli uno scudo parlamentare, il Capitano di via Bellerio si è rivolto ai fedelissimi che – depennata la candidata naturale Laura Cestari – l’hanno prontamente accontentato. In proposito, rumors dell’ultima ora alludono alla volontà di Salvini di compensare il lealismo dei vice “reggenti” , Paolo Borchia e Riccardo Barbisan, elevandoli a commissari del Leon, un incarico cruciale in vista della stagione congressuale e delle politiche 2027.

La partita, però, è tutt’altro che chiusa e la fronda interna di appresta a denunciare le modalità “ambigue e opache” del processo decisionale. Di che parlano? Di una nota dell’agenzia Dire, diffusa in mattinata, dove Borchia e Barbisan comunicano le avvenute nomine, attribuendone la paternità al direttivo veneto del partito.

È davvero così?

L’organismo, in verità, si è riunito giovedì (prima, cioè, del federale) ma la discussione non avrebbe lambito le candidature di Bizzotto, Centenaro e Tosato.

Nessun nome è circolato nel merito delle suppletive, in caso contrario avrei difeso la rappresentanza di Rovigo”, la testimonianza di Marcello Bano, che pure invoca l’unità “si è parlato invece dell’opzione Di Rubba, io l’ho definita una compensazione a fronte dello straordinario impegno del segretario a sostegno di Stefani” .

Che altro? Mentre si moltiplicano le ipotesi sulla regìa dell’operazione (Massimo Bitonci? Lorenzo Fontana? Alberto Stefani?), la fronda affila le unghie. “Al momento mi limito a leggere un comunicato confuso, che cita decisioni mai assunte nelle sedi regionale e federale, dove non vi è stata una deliberazione formale. Auspico che le nostre segreterie politiche possano al più presto chiarire quanto sta accadendo” , graffia Erik Pretto, il battagliero deputato di Vicenza. —

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia