Centrali idroelettriche, il piano regionale: una società a capitale pubblico prevalente
Accordo bipartisan a Venezia su input dei consiglieri bellunesi. L’assessore Bitonci: «Stop al monopolio dell’Enel»

Impianti idroelettrici e grandi concessioni: basta proroghe in mano ai colossi del settore – come vorrebbe il governo – Enel in testa, si deve andare verso una forma di autonomia di gestione e ridistribuzione territoriale dei profitti: «Il comparto idroelettrico deve diventare il pilastro della nostra autonomia energetica». Massimo Bitonci, assessore regionale all’Energia, risponde di sì alla provincia di Belluno: si farà una società pubblico-privata, con la Provincia bellunese con un ruolo strategico, per la gestione dell’idroelettrico. Una produzione, questa, che in Veneto garantisce ricavi per circa 400 milioni di euro ogni anno.
La provincia di Belluno ha diritto, oggi, a 50 milioni di canoni, ma ne incassa al momento solo 15. Glieli passa l’Enel. Quanto, invece, potrebbe introitare – con la nuova società – se partecipasse alla gestione di quel patrimonio da 400 milioni di euro? Dipenderà dagli equilibri che verranno determinati all’interno della nuova società chela Regione Veneto vuole mettere in pedi. Ma sarà certamente una cifra ben superiore a quei 50 milioni. Ecco, dunque, la scommessa al centro dell’opposizione alle proroghe delle concessioni rivendicata con forza dai consiglieri regionali bellunesi Del Bianco (Pd) e Calligaro (FdI) e condivisa poi da tutto il consiglio regionale, l’altro giorno, con un atto formale. Un impegno politico, ad oggi una scommessa, che l’assessore regionale Bitonci dice di voler tradurre in un progetto concreto.
Come cambiare le cose? Mettendo appunto in piedi una società con capitale pubblico prevalente, più una partnership tra la Regione e i gestori veneti delle centrali, ma anche con un ruolo centrale, strategico per la provincia di Belluno: qui, infatti, si concentra la maggior parte dei grandi impianti (25 su 34), che nel Veneto fatturano circa 400 milioni e nella sola provincia di Belluno ben più dei 50 milioni oggi riconosciuti.
Il Bellunese e il Veneto, dunque, sono in controtendenza rispetto a Roma, tra l’altro in sintonia con l’orientamento e la posizione della Regione Friuli Venezia Giulia.
Il documento portato l’altro giorno al voto condiviso in Regione dai bellunesi Del Bianco e Calligaro riconosce esplicitamente la necessità di procedere all’assegnazione delle grandi concessioni idroelettriche tramite gare pubbliche – come vuole l’Europa e come oggi non avviene – ma evidenzia anche la necessità di valorizzare il ruolo dei soggetti pubblici, con particolare riferimento alla Provincia di Belluno, quale territorio su cui insiste la gran parte degli impianti, che dovrà avere un ruolo centrale nella futura gestione: «Ora serve passare ai fatti: definire il modello, coinvolgere tutti i soggetti del territorio e costruire una proposta concreta che rafforzi la presenza di Belluno in questa fase decisiva» concludevano i due consiglieri bellunesi. Detto, fatto. Con una prima certificazione da parte dell’assessore regionale alle politiche energetiche.
Bitonci dice: «Il valore del settore è stimato in circa 400 milioni di euro annui: la nostra priorità è che questa ricchezza non rimanga ferma nei bilanci dei grandi gruppi nazionali, ma venga ribaltata sui veneti. Il nuovo modello di gestione dovrà tradursi in una riduzione dei costi energetici per le famiglie e in un aumento della competitività per le nostre imprese, attraverso una redistribuzione dei benefici economici derivanti dai canoni e dalla produzione». Ma Bitonci compie un ulteriore passo verso le attese del Bellunese. Ribadisce «la fermezza» della Regione nel recupero delle somme pregresse: «Come previsto dal documento appena approvato, continueremo a sollecitare con forza il gruppo Enel per il pagamento integrale dei canoni e dei sovracanoni arretrati dovuti alla Regione e agli enti locali. Sono risorse dei cittadini che devono tornare nella disponibilità della comunità». Bitonci assicura, inoltre, che il percorso verso la scadenza delle concessioni nel 2029 sarà condiviso per evitare le proroghe ai colossi ventilate dalla stessa premier Meloni: «Il progetto verrà discusso e approfondito nelle commissioni consiliari competenti. Non è una sfida di parte, ma una sfida di sistema: vogliamo che l’energia prodotta dalle nostre montagne diventi il motore della crescita del Veneto del futuro», conclude l’assessore. La postilla finale: «Ho lavorato personalmente su delega del presidente Stefani ed assieme all’assessore bellunese Bond, alla riformulazione dei testi presentati in consiglio per trasformare una discussione generica in un impegno concreto. Il senso del mio intervento è stato quello di unire maggioranza e opposizione su un obiettivo comune: il comparto idroelettrico deve diventare il pilastro della nostra autonomia energetica».
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