Il presidente della comunità ebraica di Venezia: «Incontri a scuola sulla Palestina, manca la narrazione plurale»

Dario Calimani duro dal palco della Fenice durante la celebrazione della Giornata della Memoria. Il riferimento alle iniziative del liceo Polo di Venezia e di un istituto di Padova: «Le scuole si giustificano dicendo di aver fatto anche attività sull’olocausto. Se la Shoah deve diventare un alibi, si smetta di commemorarla»

Maria Ducoli
L'intervento di Dario Calimani sul palco della Felice (foto Matteo Tagliapietra/Interpress)
L'intervento di Dario Calimani sul palco della Felice (foto Matteo Tagliapietra/Interpress)

Si riaccende la bufera sul liceo Marco Polo di Venezia e sui cicli di incontri dedicati alla Palestina. Si riaccende domenica 25 gennaio sotto le luci calde del teatro La Fenice, davanti a una platea piena e palchetti altrettanto gremiti, in occasione della cerimonia cittadina per la Giornata della Memoria.

A tornare sulla questione, sollevata dalla destra nelle scorse settimane, con il senatore Fdi Raffaele Speranzon che aveva promesso un’interrogazione parlamentare e un’ispezione ministeriale al liceo veneziano, è il presidente della comunità ebraica, Dario Calimani.

«In un liceo della nostra città e di Padova sono stati organizzati cicli di incontri senza alcun contraddittorio, la controparte non la si deve ascoltare: se qualcuno propone una narrazione diversa, la deve fare in un altro contesto, sotto scorta», ha detto Calimani.

Il pensiero va alla conferenza su Israele con Emanuele Fiano, a Ca’ Foscari, dello scorso autunno. Contestata, interrotta, poi riprogrammata a numero chiuso e blindata. «Colpisce che le scuole si giustifichino», prosegue Calimani, «dicendo di aver fatto anche attività sull’olocausto. Se la Shoah deve diventare un alibi, si smetta di commemorarla, saremmo grati a tutti per l’oblio».

Il presidente della comunità ebraica veneziana precisa che «Nessuno intende difendere la politica di Israele o zittire voci o opinioni, fare ispezioni ministeriali o censure sull’autonomia didattica. Si nota solo l’assenza di un controcampo: manca la narrazione plurale, per quanto dura, irritante e dolorosa. Questo, sì, è un atto di silenziamento che rischia di orientare gli studenti verso verità parziali, trasformandoli negli odiatori di oggi e di domani».

«Venezia sia una casa aperta ma non neutrale», dice il sindaco Luigi Brugnaro, «aperta al dissenso ma inflessibile davanti all’odio. La memoria non sia una pagina da archiviare ma un orizzonte da costruire». Non solo, il primo cittadino ribadisce che la città non può accettare che «qualcuno viva con paura di mostrarsi ciò che è, di indossare la kippah».

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