In cento sopra il lago ghiacciato di Braies: famiglia di Padova cade nell’acqua gelida

Fratello e sorella adolescenti sprofondano. Poi il padre, un amico e un’altra persona hanno rischiato nel tentativo di salvarli. I cinque sono stati portati a riva e poi condotti in ospedale, riscontrato un lieve stato di ipotermia

Laura Berlinghieri
La superficie del Lago di Braies, dove cinque persone sono finite in acqua per il cedimento dello strato di ghiaccio.
La superficie del Lago di Braies, dove cinque persone sono finite in acqua per il cedimento dello strato di ghiaccio.

Avrebbe potuto essere una tragedia. Il sole d’aprile che picchia sulla lingua di ghiaccio a pelo d’acqua del lago di Braies, in Alto Adige. La scioglie. E poi basta poco: un passo più deciso, un movimento brusco. Magari proprio lì, dove lo strato era già compromesso, pronto a squagliarsi definitivamente, per aprirsi alla primavera.

È successo domenica scorsa, la domenica di Pasqua, intorno alle tre del pomeriggio.

Quando due ragazzini padovani di origini pakistana – fratello e sorella adolescenti – si sono rincorsi sul ghiaccio e sono finiti giù. Perché la crosta del lago, nella sua porzione settentrionale, ha ceduto, e i due sono precipitati nell’acqua gelida: due, tre gradi; forse cinque, non di più. E lì, su quella distesa ghiacciata ma già promessa al sole d’aprile, erano in almeno altri cento.

A godersi questo angolo da cartolina, ormai quasi inaccessibile da quando è diventato l’ambientazione di una popolare fiction Rai.

Questione di un attimo. Il papà dei due fratelli, insieme a un amico e a un altro turista, si è a sua volta precipitato sul punto in cui i due ragazzi erano sprofondati nell’acqua, sperando di salvarli. Lo ha fatto in maniera inevitabilmente goffa, guidato dalla paura e dall’inesperienza. E così il ghiaccio ha ceduto ancora, facendo cadere anche loro nell’acqua gelida, sotto lo sguardo terrorizzato della mamma dei ragazzi.

È stato l’intervento di altri turisti a scongiurare il peggio. Anticipando l’arrivo dei volontari del soccorso alpino, della Croce bianca e dei vigili del fuoco, sono riusciti ad afferrare i cinque, mentre annaspavano nell’acqua, e a riportarli a riva, a pochi metri da là. Salvandoli dall’ipotermia, ma anche dall’annegamento. Una volta sulla sponda del lago, i soccorritori hanno fatto il resto: prima hanno riscaldato i cinque con delle coperte termiche e poi hanno trasportato tre di loro all’ospedale di San Candido, in stato di leggera ipotermia. Il fratello e il padre in condizioni comunque buone; la sorella, distesa su una barella, in uno stato un po’ più serio, ma comunque non preoccupante. Giusto il tempo per tutti i controlli di rito, prima delle dimissioni.

Immediato e inevitabile, intanto, il fuggi fuggi dal lago. Meraviglia di luci, che cambiano colore imbattendosi nelle scaglie di ghiaccio; ma che si stava trasformando in una trappola mortale.

Ora bisognerà fare chiarezza su questa tragedia sfiorata. Perché è facile indignarsi e condannare sconsideratezza e inopportunità di comportamenti simili.

Ma bisognerà appurare se, accanto ai cartelli che sconsigliavano vivamente di salire sulla superficie ghiacciata, ve ne fossero degli altri con un preciso divieto. «Il nostro appello è quello di non camminare più sul lago e rispettare la segnaletica presente» fanno presente intanto i vigili del fuoco, tra i primi a intervenire domenica, «la rottura del ghiaccio può diventare rapidamente pericolosa per la vita».

Era già successo nella primavera del 2022. Quando, nel giro di appena due giorni, nel lago erano finiti in quattordici. E, soprattutto, il 18 aprile dello stesso anno, giorno di Pasquetta, quando a precipitare nell’acqua ghiacciata erano stati sette adulti e un bambino di quattro mesi, poi trasportato d'urgenza in elicottero alla Clinica universitaria di Innsbruck. Per fortuna, pure in quella occasione l’incidente non aveva avuto conseguenze per le persone coinvolte.

Ma oggi, dopo l’ennesima tragedia sfiorata, c’è chi chiede controlli, per sopperire a certe leggerezze. Controlli in un luogo che già da alcuni anni è sorvegliato speciale, meta di folle di turisti: per questo, raggiungibile soltanto con la navetta, oppure in auto, ma prenotando per tempo il posto nel parcheggio.

Dopo gli interventi per salvare questa perla dell’Alto Adige – ma anche per fare cassa – ora si chiede un’azione anche per la sicurezza. Per evitare di sfidare nuovamente la sorte.

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia