Borse di impiego per i giovani, Gubitta: «Un piano duraturo, ma niente fondi a pioggia»

Il professore dell’Università di Padova presenta gli aspetti economici del progetto per trattenere in Veneto gli under 35 che vanno ora in fuga all’estero

Sabrina Tomè
Il Veneto è tra le regioni con il maggior numero di giovani in fuga
Il Veneto è tra le regioni con il maggior numero di giovani in fuga

Un intervento incisivo e non palliativo, sia in termini di persone che di risorse coinvolte, con durata pluriennale e distribuzione mirata dei fondi e non a pioggia. E che, nel suo dipanarsi, veda il coinvolgimento di enti pubblici e di soggetti privati.

Sotto il profilo economico sono questi i punti fermi del Manifesto per le Borse di Impiego lanciato da un gruppo di imprenditori, docenti universitari, manager e sindacalisti con l’obiettivo di trattenere i giovani in Veneto fronteggiando quell’esodo verso l’estero - 6 mila ragazzi persi nel 2024 - dove gli stipendi sono mediamente più alti di 800 euro mensili.

Borse di impiego contro la fuga dei giovani, Nalini: «Buona idea, ma dobbiamo raccontarci meglio»
Il Veneto è tra le regioni con più giovani in fuga

Il progetto, presentato la scorsa settimana a Padova e che verrà sottoposto al governatore del Veneto Alberto Stefani, è una proposta concreta per contrastare la fuga all’estero di capitale umano e, più esattamente, di capitale umano giovane e qualificato. Come? Integrando gli stipendi nei neoassunti in aziende piccole e medie, con un contributo esterno. Ma quanti soldi, esattamente, serviranno? Su questo i promotori preferiscono non sbilanciarsi: le cifre, dicono, usciranno dall’incontro tra le parti.

Paolo Gubitta
Paolo Gubitta

«Comprendiamo l’esigenza di trasformare queste idee in numeri, in termini di quante persone dovrebbero essere beneficiarie, quali imprese potrebbero essere incluse, quante risorse bisogna mettere, e chi le mette», chiarisce il professor Paolo Gubitta, docente di Organizzazione aziendale al Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Padova, «Ad oggi, abbiamo qualche idea, ma il nostro obiettivo non è sostituirci alle istituzioni del territorio, perché pensiamo che il lavoro che stanno facendo da anni altri interlocutori stia andando nella giusta direzione».

E prosegue: «Il nostro obiettivo è definire una modalità operativa per accelerare questo processo di convergenza che per certi aspetti, è già in corso. Insomma, far quagliare il tutto rapidamente, o fare in modo che tutte le tessere del puzzle che sono già in costruzione sì combinino in maniera perfetta per completare il puzzle».

Borse di impiego contro la fuga dei giovani, Vignaga: «Retribuzioni, carriera e formazione i driver dove investire»
Il Veneto è tra le regioni italiani con più partenze dei giovani

Per fare cifre, puntualizza il professore, occorre che ci sia prima un incontro tra le parti. «Alle domande quanti soldi mettere, chi li mette, per quanto tempo, per chi, si potrà rispondere come territorio nel momento in cui tutti gli interlocutori disponibili a fare la propria parte si riuniranno attorno a un tavolo con una regia forte e illuminata capace di trasformare l’impegno manifestato dagli interlocutori in un piano di azione operativo, con regole del gioco chiare, con indicatori di impatto, all’interno di una strategia di sviluppo che dovrà essere elaborata collettivamente», afferma, «Qualsiasi cifra indicata in questa fase sarebbe del tutto “velleitaria” e apparire eccessivamente alta o bassa».

Veneto senza appeal, i giovani se ne vanno: «Borse di impiego per farli restare»
I manager che hanno sottoscritto l'accordo

I promotori del Manifesto puntano a un piano corale e alla definizione di modalità operative solide e leggere. «Non ci sfugge, che un progetto senza numeri, senza indicatori di impatto, senza riferimenti temporali, è solo un sogno destinato a restare tale», afferma Gubitta, «Ma per mettere i numeri, scegliere gli indicatori, darsi dei tempi, è necessario uno sforzo corale dove il coro non sono le singole persone ma sono persone che rappresentano istituzioni e prendono decisioni che impegnano questi interlocutori che sono in grado di incidere sul futuro di questo territorio».

Il dibattito di questi giorni dimostra l’interesse all’argomento. Che non può essere solo teorico: «Non c’è nessuna montagna e non ci saranno topolini», conclude Gubitta, «Il nostro auspicio, insieme a tutti gli altri che ci stanno lavorando, è fare tutto il possibile per eitare che al posto di “montagne che partoriscono topolini” ci siano “deserti dove non cresce quasi nulla, salvo rare oasi” o, ancora peggio “deserti che generano solo miraggi”. 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia