Crisi in Medio Oriente, c’è apprensione attorno alla base di Istrana

Una decina di militari del 51esimo Stormo ancora bloccati nella base in Kuwait, si alza l’allerta attorno all’aeroporto trevigiano. La sindaca Gasparini: «Situazione in evoluzione che non deve dare adito ad allarmismi»

Federico De Wolanski
Due Eurofighters alla base di Istrana
Due Eurofighters alla base di Istrana

C’è apprensione per la sorte dei militari – una decina – della base di Istrana che oggi si trovano in Kuwait, in allerta dall’inizio dell’attacco all’Iran e poi, tre giorni fa, diventati essi stessi obiettivo dopo il missile iraniano che ha colpito la base dove si trovano, ad Ali Al Salem. Ma l’allarme che riguarda i militari si amplia in questi giorni anche al confine della base aerea di Istrana, sede del 51 esimo Stormo e dei suoi Eurofighters, e da giorni in allerta come le altre basi Nato o statunitensi in Italia.

Sotto i missili, nei bunker, con poco cibo. I militari trevigiani: «Riportateci a casa»
L’immagine satellitare di una colonna di fumo nero che si alzava lunedì 2 marzo dalla base di Ali Al Salem in Kuwait

L’ipotesi che possano diventare obiettivi di eventuali attacchi è lontana, ma non ignorabile. Molto dipende anche da quale sarà l’escalation del conflitto che man mano che passano i giorni tende ad allargarsi anzichè ridursi. Dentro il perimetro del 51esimo Stormo bocche ovviamente cucite, fuori tanti cittadini che sperano di non ritrovarsi in un clima di guerra.

A rassicurare i cittadini è stata anche il sindaco di Istrana, Maria Grazia Gasparini, che nel dare la massima solidarietà a tutti i militari della base di Istrana oggi in Kuwait, «che sono parte della nostra comunità e quindi la centro delle nostre preoccupazioni» ha anche cercato di placare gli animi parlando di «una situazione in evoluzione che non deve dare adito ad allarmismi».

Il tutto mentre prosegue il lavoro delle agenzie di viaggio trevigiane per gestire i turisti presenti nell’ampia zona interessata dagli attacchi, e così quello di imprese e organizzazioni che in questo periodo avevano personale e affari nel Medio Oriente oggi semi isolato dai trasporti. Il rientro in Italia è una complicatissima gimcana tra farraginosità amministrativa nei rapporti con la Farnesina, offerte di viaggio private e costosissime, mancanza di un chiaro corridoio di uscita dai territori attaccati.

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia