Agrivoltaico selvaggio in Veneto, comitati a Venezia: pressing sulla Regione
Presidio e incontro con la giunta: chiesto di ridurre le aree utilizzabili e maggiori tutele per territori e residenti. Tra norme contrastanti e progetti fermati, i cittadini: “Ora servono fatti”

Prosegue la protesta cittadina contro l’agrivoltaico in Veneto. Trasferiscono sensazioni positive i rappresentanti dei comitati di Eraclea - Torre di Fine (165 ettari di parco previsti), di via d’Azeglio - Marocco di Magliano (17 che a seguito delle contestazioni non verranno realizzati), di Ca Solaro - Favaro Veneto (altri 18 per la stessa ragione congelati) e di Tessera, ricevuti stamattina, 28 aprile, dagli assessori regionali allo sviluppo economico, Massimo Bitonci, all’agricoltura, Dario Bond, e dal vicepresidente della Regione del Veneto, Lucas Pavanetto.
Dopo l’incontro
«Tre membri della giunta contrari a questo tipo di agrivoltaico», riporta soddisfatto Fabrizio Maritan, referente del comitato di Eraclea. Parla a una cinquantina di abitanti delle zone interessate dai progetti, in presidio in campo San Tomà.
A creare incertezza, una stratificazione normativa disarmonica. Dove le direttive Ue spingono per le energie rinnovabili e la normativa nazionale, che parla di “aree idonee” alla realizzazione di parchi agrivoltaici, non trova corrispondenza nelle “aree di pregio” cui fa riferimento la Regione Veneto. Formule tra loro sconnesse quanto a prescrizioni e limiti da osservare.
«Il passo in avanti odierno», chiarisce Maritan, «è il provvedimento che la Regione sta predisponendo. Andrà in consiglio entro un paio di settimane, chiediamo vengano recepite le nostre istanze. Che venga abbassato all’1%, rispetto al 3% previsto dalla norma nazionale, il limite massimo di aree agricole utilizzabili per l’agrivoltaico. Che si rispetti la distanza di 500 metri dai centri abitati così come vale per le aree naturalistiche e archeologiche. Che, in generale, venga scoraggiato nel territorio questo modello di agrivoltaico ad alto impatto - il vicepresidente Pavanetto si è impegnato formalmente a incontrare le singole parti, società e proprietari di terreni. Ora alle parole devono seguire i fatti».
La riunione di oggi per ridurre la pressione sui terreni agricoli è intesa dai comitati come una tappa nel percorso da strutturare con la Regione.
Nicoletta Giustetti, presidente del comitato via d’Azeglio - Marocco di Mogliano, ricorda: «Preso atto della devastazione paesaggistica che avrebbe causato a Mogliano, la proponente Recurrent Energy ha ritirato il progetto previsto su un’area di 17 ettari. Un passo indietro esemplare», sottolinea, «nonostante il proprietario del terreno continui a rendersi disponibile. Il buffer di 350 metri dalla zona industriale, nel rispetto dei cittadini, va calcolato dalle abitazioni».
Dal comitato di Ca Solaro - Favaro Veneto, il presidente Luca Pollazzon, parla di “fase congelamento” del progetto proposto da British Petrolium su terreni della Fondazione Querini Stampalia, «che dopo le manifestazioni ha fatto marcia indietro. Ma i terreni sono lasciati lì, un rischio in tempi di caro energia e carburanti, di contadini in difficoltà, di proprietari che si fanno ingolosire da quattrini facili».
I politici
In campo San Tomà anche Andrea Grigoletto del comitato di Tessera; Michele Boato, rappresentante della lista civica “Ambiente Bene Comune”, parte della coalizione “Tutta la città che vogliamo” a sostegno della candidatura a sindaco di Venezia di Giovanni Andrea Martini, e candidato presidente alla Municipalità di Mestre, e Jonatan Montanariello, consigliere regionale del Pd: «Condividiamo appieno le richieste dei comitati», dice il dem. «Non siamo contro la svolta rispetto alle fonti fossili ma va sviluppata con intelligenza, non dappertutto. Chiederò l’audizione dei comitati e dei proprietari delle aree interessate dagli impianti agrivoltaici che stanno nascendo nel Veneziano. Il Veneto è orfano della sua incapacità di legiferare. Abbiamo introdotto il termine di “aree di pregio” quando la norma nazionale parla di “aree idonee”, ora vige il caos. La legge ci consente di intervenire in modo chirurgico ma il pasticcio amministrativo tutto targato regione Veneto non agevola».
La protesta





Fotoservizio Buso /Interpress
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