Possamai ospite del Rotary: «Venezia è come un geyser. Ma lavoro e residenza devono stare insieme»
Il direttore editoriale del Gruppo Nord Est Multimedia Paolo Possamai invitato dal Rotary Club Venezia è stato stimolato dalle domande dei soci sulle sfide della città, tra tutte quelle della residenzialità, del calo demografico e dei trasporti

Tre suggestioni. O forse provocazioni. La prima. Sperimentare a Venezia la necessaria internazionalità nel processo decisionale. Ovvero dare anche ai grandi investitori privati, i nuovi mecenati dell’arte e del la cultura che in autonomia scelgono di credere nel presente e futuro della città, l’opportunità di votare. Cioè riconoscergli nella prassi civica quel ruolo di motori dell’innovazione che di fatto rappresentano.
La seconda. Smetterla di interpretare l’innovazione con la rendita, che è l’opposto del cambiamento e l’anticamera della stasi. La terza. Ricordarsi che, dalle sue origini, Venezia anticipa fenomeni di rilievo almeno nazionale, a cominciare dal calo demografico che vive. E che leggerla come teatro in cui di giorno qualcuno viene a recitare, o come una casa dove abitare, non cambia solo il suo destino, «perché Venezia è sulla scena del mondo». Tre suggestioni, dicevamo.

A porle, e svilupparle in questi termini, è stato il direttore editoriale del gruppo Nord Est Multimedia, Paolo Possamai, intervistato dal giornalista Carlo Parmeggiani alla cena conviviale organizzata martedì sera 27 ottobre dal Rotary Club Venezia all’Hotel Monaco & Grand Canal a San Marco. Il tema: “Venezia: come costruire l’ecosistema dell’innovazione? La sfida di una città che innova”.
Dopo il benvenuto della presidentessa del club veneziano, Paola Nardini, il botta e risposta, incalzato dalle domande dei soci, su questioni di strettissima attualità. A cominciare dall’abitare. Dall’adeguatezza (o meno) della politica a capire, rappresentare e rispondere al territorio. Venezia e Mestre. La città metropolitana.
«Il punto è non espellere dalla città i lavoratori la sera», inquadra Possamai. «L’energia che scorre a Venezia è come un inesauribile geyser. È un attrattore che la storia ci insegna essere inesauribile, una calamita. Lo abbiamo visto con gli investitori che, sul versante della cultura e della conoscenza, negli ultimi anni hanno dato il loro impulso alla città: per rintracciare questa concentrazione di interessi, dobbiamo guardare a Parigi. Nemmeno Roma sta al passo».
Di fronte a tale formidabile attrattività naturale di Venezia, dov’è allora il punto di crisi? Quello che scaccia gli studenti, i lavoratori. Qual è la materia su cui la politica dovrebbe entrare? «La casa. Lo scandalo dei 3.000 alloggi pubblici sfitti in città. Venezia ha dato prova nei secoli di saper creare lavoro, e torniamo al centro di innovazione tecnologica che viveva dentro le mura dell’Arsenale, fulcro per la navigazione e quindi per il commercio. Lavoro e residenza devono stare insieme». Il resto va da sé.
E i trasporti da ripensare? «Almeno per quanto riguarda Venezia, la sua dimensione pedestre dice la sua democrazia. Tutti si incontrano in calle», chiude Possamai.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia





