Violenze sessuali sul figlio minorenne, chiesti 14 anni per madre e compagno
A processo una coppia di 60enni che avrebbe abusato del ragazzino fin da quando era tredicenne. Sequestrato un centinaio di file tra foto e video dei rapporti incestuosi. Per i due era scattato l’arresto

Lo avrebbero costretto a subire atti sessuali fin da quando aveva 13 anni. In alcuni casi lo avrebbero persino indotto a filmare quei rapporti incestuosi per poi conservarne i video. In altri, invece, lo avrebbero costretto ad assistere alle loro performance sessuali. A rendere le condotte ancora più agghiaccianti è l’identità di chi le avrebbe messe in atto: la madre del ragazzino e il suo compagno, oggi 60enni. Per entrambi la Procura di Trieste ha chiesto una condanna pesantissima: 14 anni di carcere, in abbreviato.
Al centro della vicenda c’è una famiglia italiana insospettabile, che non risulta fosse seguita dai Servizi per problemi legati a dipendenze o altre situazioni di difficoltà o degrado. Tanto che nessuno si era mai accorto di nulla. Stando al racconto del ragazzo – che oggi ha più di 20 anni – e alle ricostruzioni degli inquirenti, dietro le mura domestiche si sarebbero consumati abusi terribili. Da parte della madre e del nuovo compagno di lei, dopo che i genitori si erano separati. Le violenze si sarebbero consumate nel corso di sei anni, di fatto per l’intera adolescenza: dal 2017 al 2023. Una volta maggiorenne, lui ha trovato la forza di parlarne con una psicologa e poi con gli inquirenti.
La settimana scorsa la pubblica accusa (rappresentata in aula dalla pm Sabrina Tinonin), ha chiesto una condanna durissima per la coppia di presunti pedofili: 14 anni di carcere ciascuno, in totale 28. Il calcolo di pena tiene già conto dello sconto di un terzo, legato alla scelta del rito abbreviato da parte degli imputati (difesi dagli avvocati Paolo Bevilacqua e Stefano Comand). Madre e compagno, a processo davanti al gup Marco Casavecchia, sono accusati di atti sessuali con minore, corruzione di minorenne e produzione di materiale pedopornografico. Arrestati dopo la denuncia e gli accertamenti seguiti all’esposto, i due erano stati messi ai domiciliari. La misura cautelare si era poi attenuata nel divieto di avvicinamento al ragazzo, che ora studia fuori Trieste e sta cercando di voltare pagina. In parallelo scorre il processo penale che, con i tempi della giustizia, accerterà le eventuali responsabilità e punizioni. Il ragazzo si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Giovanni Di Lullo.
La terribile vicenda è venuta a galla un paio di anni fa. Quando il ragazzo, ormai maggiorenne, ha fatto delle confidenze alla sua fidanzata. Parole che per la prima volta squarciavano il velo sulle violenze subite e a lungo taciute. La ragazza gli ha suggerito di iniziare un percorso di psicoterapia per elaborare i traumi e guarire quelle ferite interiori. Lui ha seguito il consiglio e durante gli incontri con la psicologa è emersa la portata degli abusi subiti. Così è scattata la denuncia alle autorità competenti, con l’apertura di un’inchiesta. Nel corso delle indagini sono stati trovati nei dispositivi della coppia un centinaio tra foto e video degli atti sessuali compiuti dalla madre e dal partner insieme al ragazzino. Tanto che la Procura contesta ai due imputati anche la produzione di materiale pedopornografico.
La perizia psichiatrica sugli imputati, eseguita su richiesta delle difese, aveva dato esiti discordanti. Secondo il perito del giudice i due erano capaci di intendere e volere all’epoca dei fatti; mentre secondo i consulenti di parte, presenterebbero un vizio di mente. Le difese scopriranno le proprie carte nella prossima udienza, in cui sono previste la fine della discussione e la sentenza. —
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