Uno bianca, svolta nelle indagini: il Ros analizza pc e smartphone dell'ex poliziotto Gugliotta
Avviata l'estrazione forense sui dispositivi sequestrati dopo il suicidio dell'ex agente. La Procura di Bologna caccia di contatti, mail e basisti mai individuati

Un computer, uno smartphone, diverse chiavette USB e un hard disk esterno. È da questo materiale informatico, sequestrato il 12 maggio scorso nell'abitazione di Colle d'Arba (Pordenone) dove risiedeva Pietro Gugliotta, che i carabinieri del Ros di Bologna stanno cercando risposte cruciali per il proseguimento dell'inchiesta sulla banda della Uno bianca.
Gli specialisti dell'Arma hanno avviato nella caserma di viale Panzacchi l'estrazione delle copie forensi dei supporti digitali, un passaggio indispensabile per mettere l'intera mole di dati a disposizione degli investigatori.
L'ex poliziotto ed ex componente del gruppo criminale si è tolto la vita lo scorso gennaio nella sua abitazione friulana. La Procura di Bologna intende chiarire la rete di contatti mantenuta dall'uomo e il contenuto delle sue ultime ricerche sul web, estendendo l'ispezione tecnica agli account di posta elettronica e alle cronologie di navigazione.
Le parti in causa e il quadro delle indagini
Alle operazioni peritali hanno assistito anche gli avvocati Luca Moser e Chiara Scocchi, legali dei familiari delle vittime dei delitti dei fratelli Savi. Proprio da un esposto presentato dalle famiglie è nata la nuova inchiesta per omicidio contro ignoti, con lo scopo di verificare l'eventuale presenza di complici o basisti mai individuati nei processi storici. I legali delle vittime hanno contestualmente nominato come consulente di parte l'esperto Lorenzo Benedetti.
L'attività sui dispositivi si affianca al filone d'indagine condotto dalla procuratrice aggiunta Lucia Russo e dal pm Andrea De Feis. I magistrati bolognesi, appresa la notizia del decesso con un certo ritardo rispetto al fatto, hanno disposto l'acquisizione degli atti d'indagine svolti in Friuli al momento del suicidio e intendono ascoltare il medico legale e la seconda moglie di Gugliotta per chiarire le circostanze del gesto.
La figura di Gugliotta e le tappe del procedimento
Gugliotta, 65 anni, era stato arrestato nel 1994 mentre prestava servizio presso la centrale operativa della Questura di Bologna. Condannato per le rapine commesse nel Riminese e per aver fornito supporto logistico ai fratelli Savi, non era stato ritenuto responsabile diretto degli omicidi e aveva scontato 14 anni di reclusione prima di trasferirsi in provincia di Pordenone.
Poco prima di togliersi la vita, l'uomo aveva contattato la sua legale, Stefania Mannino, riferendo di doverle parlare con urgenza. Pur non avendo ancora ricevuto un formale avviso di garanzia, Gugliotta rientrava nella lista delle persone che la Procura di Bologna programmava di sentire come testimoni, unitamente a Roberto, Fabio e Alberto Savi e agli altri superstiti della banda.
Le attenzioni degli inquirenti rimangono ora concentrate su due elementi decisivi: gli esiti delle estrazioni forensi dai dispositivi sequestrati e i risultati delle perizie affidate al Ris sui reperti dell'epoca, considerate il vero perno per determinare il futuro dell'inchiesta.
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