Trieste blindata per il vertice con i ministri di Netanyahu: all'esterno cittadini con foto e striscioni pro Gaza
Bandiere e kefiah all'ombra di via dell'Orologio mentre nel palazzo della Giunta va in scena il forum "Italia e Israele". Massima allerta della Questura per blindare il centro e gli eventi della serata

«Spero che questo importante evento a Trieste sia una prima iniziativa che dà la sveglia all'Italia e a tutta Europa. Il risultato della lotta di Israele, che con l'aiuto di Dio vinceremo, avrà conseguenze dirette anche nelle società dell'Europa, dove già ci sono forze che vogliono negare la sua identità, tradizione e carattere. Bisogna essere ciechi per non vederlo».
«Nel dibattito pubblico dell'Occidente siamo designati come aggressori, ma nessuno stato al mondo è sotto attacco come Israele. Noi, unico baluardo dell'Occidente nel Medio oriente siamo sotto assedio da parte delle forze più estremiste e jihadiste del mondo, guidate dall'Iran. Dobbiamo difenderci, anche proattivamente con l'offesa». Lo ha detto il ministro degli Esteri di Israele Gideon Sa'ar, in video collegamento con la blindatissima conferenza, per motivi di sicurezza, Italia e Israele l'una nello sguardo dell'altra.
Il cordone di sicurezza
L'ingresso del palazzo della Regione su piazza Unità, dove si tiene la conferenza, verso le 9 era protetto da un cordone di polizia schierato davanti a pochi sparuti manifestanti. I più infatti, bandiere della Palestina e kefiah con sé, erano riparati all'ombra in via dell'orologio. Un manipolo di poco meno di una cinquantina di persone.
I saluti di Dipiazza e Fedriga
I saluti istituzionali del sindaco Roberto Dipiazza e del governato Massimiliano Fedriga hanno sottolineato la stretta vicinanza con la comunità ebraica della città. Le parole di Fedriga hanno preceduto quelle di Sa'ar, ma hanno espresso pensieri consonanti.
«Siamo sommersi da propaganda che non ha nulla a che fare con la verità che ha portato l'occidente a essere troppo affine con il terrorismo che abbiamo visto esprimersi in modo drammatico il 7 ottobre. Le istituzioni devono avere la forza e il coraggio di fare sentire altre voci, purtroppo spesso zittite dai mezzi di informazione. Non si può mettere sullo stesso piano un paese democratico con il terrorismo», ha affermato.
E non ha risparmiato critiche per i manifestanti: «Mentre c'è qualcuno che manifesta in modo molto irruento per la pace c'è qualcuno che la pace la costruisce sul dialogo, che deve essere costruito sulla verità e non sulla propaganda».
Dipiazza ha affermato che "sebbene quando si parla di Israele e quello che succede ci siano anche cose negative, va riconosciuto che ha un credito di 6 milioni di vite eliminate nella Shoah".
Trieste città del sionismo
Trieste è «città chiave per il sionismo», nota nel mondo ebraico come «porta di Sion» per il fatto che prima della seconda guerra mondiale è stata il principale porto da cui sono partiti «150.000 ebrei verso Israele, mettendosi al sicuro». Lo ha ricordato il ministro per gli Affari della diaspora, Amichai Chikli, in video collegamento con la conferenza a Trieste.
Tre i punti chiave da lui toccati nel suo interventi. Loda le politiche migratorie molto stringenti da parte di stati come Ungheria, Repubblica ceca e Slovenia, che limitando l'arrivo di musulmani e così «proteggono dall'antisemitismo le comunità ebraiche, più di quanto accada in Belgio o altri paesi occidentali».
E non a caso loda anche il leghista Matteo Salvini - nonché il governatore Fedriga - come una delle voci più forti in difesa di Israele. Sottolinea anche l'alleanza che si è formata tra "estrema sinistra e islamisti" in Europa.
Ma rimarca anche l'importanza che l'Italia affianchi Israele nella sua battaglia per sconfiggere l'Iran «regime brutale che ha ammazzato migliaia dei suoi stessi cittadini».
E poi rimarca la postura aggressiva nel Mediterraneo e verso «Grecia, Cipro e l'Italia" da parte di Ankara, guidata dall'"antisemita Erdogan» con i suoi impulsi «neo Ottomani» e attacca in continuazione Israele come «forza genocida» . Dunque suggerisce l'importanza di un'alleanza tra Italia e Israele in queste questioni di politica estera.
Rimane ad ascoltare tutti i saluti istituzionali Fedriga, così anche l'assessore al Lavoro, famiglia e istruzione, Alessia Rosolen.
Sono presenti inoltre il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti e alcuni rappresentati del centrodestra cittadino e regionale. Tra loro il capogruppo di FI a Trieste Alberto Polacco e il capogruppo di FdI a Udine Luca Vidoni.
Nessuna riconciliazione tra Israele e palestinesi
Impossibile il processo di riconciliazione tra i palestinesi e Israele per il consigliere di Netanyahu Ariel Bulshtein. Sulla critica dell'occidente sugli aiuti umanitari bloccati verso Gaza afferma: «Nessun altro paese al mondo è obbligato a far passare forniture al proprio nemico. Il cibo nei camion umanitari sfama i soldati di Hamas».
E ricorda: «Il conflitto è tra persone che amano la vita e che con le mani sporche di sangue chiamano i genitori entusiasti raccontando loro di aver ucciso 10 ebrei», afferma, raccontando un episodio successo il 7 ottobre. «Se la riconciliazione tra Europa e Putin non funziona, come può funzionare con un popolo che viene istruito all'odio contro gli ebrei? E' una lotta tra civiltà, l'unico modo per difendere la nostra non è raggiungere un compromesso con con chi minaccia di eliminarti, ma rispondere con le armi». E per quanto riguarda le varie posizioni della resistenza palestinese, la differenza tra Hamas e forme secolari, non religiose: «Come un dibattito tra cannibali su come cucinare la carne umana, uno vuole metterci del pepe gli altri no. La carne umana siamo noi», afferma. «In questa guerra prevarremo noi, ma sarà più facile se avremo l'Europa, e soprattutto l'Italia, al nostro fianco, anche moralmente», afferma.
La voce di Edna Calò Livne
Una voce solo parzialmente dissonante quella della pacifista, candidata premio Nobel nel 2005, Edna Calò Livne, che vive in un kibbutz al confine con il Libano. «Ho dedicato 25 anni della mia vita a dire che possiamo stare insieme e vivere in pace con i palestinesi. Centinaia di arabi lavorano nel nostro kibbutz. Ma a Gaza insegnano l'odio, le storie del 7 ottobre non si possono raccontare, gli stupri, le teste mozzate... Parlando con un tassista a Roma gli ho chiesto 'se violentassero tua figlia in 40 tu cosa faresti?'. Lui ha detto. 'Li andrei a prendere con le mie mani'. Ecco cosa abbiamo fatto: siamo andati a cercarli con le nostre mani», afferma.
Anche la sottosegretaria triestina al Mef Sandra Savino ha ascoltato le parole di Calò Livne, che ha illustrato assieme al marito le condizioni in cui vivono i giovani in Israele, i traumi della guerra e le iniziative di volontariato per continuare a coltivare vita e speranza.
E' intervenuta anche Rosy Domini, una docente di italiano in Israele friulana, di Buja, «forse l'unica che ha scelto Israele come luogo di appartenenza, perché lì ci vedo uno specchio della mia terra, del Friuli». Domini ha fatto ascoltare i 90 secondi di allarme antimissile, e raccontato storie di amici e conoscenti durante il 7 ottobre.
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