Nasce la Camera arbitrale islamica a Padova, esposti e interrogazioni: è bufera politica

A Padova è nata la Camera arbitrale islamica italiana, associazione che propone l’arbitrato per risolvere controversie nella comunità islamica secondo i principi della Sharia, «nella cornice dell’ordinamento italiano». Presentati esposti in Procura e interrogazioni parlamentari

Camera arbitrale islamica a Padova
Camera arbitrale islamica a Padova

A Padova è nata una «Camera arbitrale islamica italiana» con l’obiettivo di «promuovere la cultura dell’arbitrato come metodo di risoluzione delle controversie all’interno della comunità islamica».

Il tutto secondo «i principi della Sharia, ossia la legge islamica». La scoperta ha immediatamente scatenato una bufera politica, con esposti in Procura, interrogazioni ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e la promessa della destra di battagliare contro «l’Islam politico».

L’associazione

La Camera è un’associazione non riconosciuta, nata il 3 marzo scorso, in via Armistizio 13 (nella stessa palazzina c’è lo studio legale del consigliere comunale di FI, Roberto Moneta, che non sapeva nulla). Come si può leggere nel sito, l’associazione «non ha fine di lucro e si propone lo scopo di promuovere la cultura dell’arbitrato come metodo di risoluzione delle controversie all’interno della comunità islamica italiana».

E le sentenze degli arbitri, assicurano, avranno «lo stesso effetto di una sentenza resa dall’autorità giudiziaria italiana». Tra i vantaggi, c’è la possibilità di preservare, in un procedimento a porte chiuse, «la dignità e la reputazione delle parti, un valore fondamentale nell’Islam, specialmente in questioni familiari o sensibili».

Di più: incoraggia «spesso la conciliazione, come raccomandato dal Corano» e «le parti mantengono un maggiore controllo sulla procedura». Ma tutto ciò, assicura il legale rappresentante, Omar Vanin, da noi interpellato, avviene «nella misura in cui è possibile», ovvero «nella cornice dell’ordinamento italiano».

Gli esposti

Il primo a puntare il dito contro l’iniziativa è Francesco Minutillo, avvocato, esponente di Futuro Nazionale, con un esposto in Procura. «Nella formulazione che essi stessi hanno scelto, la Sharia viene collocata come fonte primaria della decisione e il diritto italiano viene espressamente chiamato a intervenire in via residuale», scrive in una nota, «è precisamente questa costruzione che ho chiesto alla Procura di verificare nella sua concreta applicazione».

Subito dopo arriva la Lega. L’europarlamentare Anna Maria Cisint fa sapere di aver scritto a sua volta alla Procura di Padova: «Quello che denunciamo da tempo non è più soltanto un rischio: oggi parliamo di fatti. È gravissimo. Ripudio, spose bambine, poligamia e discriminazione della donna sono incompatibili con il nostro ordinamento e con i principi fondamentali della nostra democrazia. In Italia esiste una legge e deve valere per tutti».

Poi attacca l’amministrazione comunale guidata da Sergio Giordani, con cui ha già avuto modo di polemizzare per la moschea abusiva di via Turazza: «Anche la sinistra deve smettere di sottovalutare il fenomeno».

Le fa eco il capodelegazione a Bruxelles, Paolo Borchia: «In Italia la libertà religiosa è garantita, ma esiste un solo ordinamento giuridico e non possono esserci forme di giustizia parallela. Sarà l’autorità competente a stabilire se si tratta di arbitrato privato conforme alla legge, diversamente sarà necessario intervenire».

A stretto giro, l’intervento del vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini: «In Italia non possono esistere tribunali islamici né leggi parallele: esistono, e tutti devono rispettare, solo le leggi italiane. Ho già segnalato al ministro della Giustizia e al ministro degli Interni quanto denunciato dai cittadini di Padova», scrive su X, promettendo una visita alla città del Santo «nei prossimi giorni».

Le interrogazioni

Dalle parole ai fatti. Ci pensa il deputato vannacciano Gianangelo Bof, annunciando «un’interrogazione al ministro Nordio per sapere se sia a conoscenza che sul suolo italiano vi siano organi giudiziari parastatali che emettono sentenze e giudizi».

Qualora, prosegue Bof, «questi tribunali siano assolutamente incostituzionali, chiederemo al ministro Piantedosi di intervenire rapidamente con le forze dell’ordine perché tale condotta venga immediatamente fermata».

Da Palazzo Madama, Gianluca Cantalamessa dimostra che il Carroccio non è da meno e presenta un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno: «Abbiamo ritenuto urgente segnalare la vicenda. La Lega non permetterà mai che la Sharia venga riconosciuta in Italia e bloccheremo in tutte le sedi competenti questa deriva fanatica».

E, ancora, la coppia leghista Andrea Ostellari e Nicola Molteni, rispettivamente sottosegretario alla Giustizia e all’Interno, auspica «la massima attenzione e tutti gli accertamenti necessari». Il caso non finisce qui.

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