Riccardo Rizzetto, l'agronomo da 125 mila follower sui social: «A Pordenone serve un vero piano per il verde»
Dall'amore per i boschi al successo online, il racconto del pordenonese: «Non basta contare gli alberi: troppi tagli, asfalto rovente e radici soffocate»

Fin da bambino sentiva un forte amore per la natura: «I miei genitori mi dicevano che il bosco mi tranquillizzava», non ha avuto così dubbi su quale strada intraprendere da grande: Riccardo Rizzetto, pordenonese, 35 anni, è diventato dottore agronomo forestale. Durante il covid ha cominciato a registrare video dalla sua camera, inizialmente senza molte aspettative su YouTube e Instagram.
Le sue pagine invece, contenuto dopo contenuto, crescono: oggi su Ig ha 125.000 follower. Il suo modo di rendere comprensibili a tutti temi riguardanti l’ambiente, ha attecchito. Rizzetto parla anche di bilancio arboreo: «Non deve essere l’unico valore per giudicare come stia il verde in città: non basta una sottrazione tra alberi tagliati e piantati».
A Pordenone come è la situazione?
C’è un censimento del verde: si sa quindi quante piante ci sono e come stanno. Manca però un piano del verde: non si parla spesso in termini qualitativi né di visione futura: un albero può arrivare a vivere anche 150 anni, ma spesso non vengono considerate le dimensioni che un giorno necessariamente avrà. Si tratta di un problema collettivo, non esclusivo di Pordenone. Troppo spesso si sottovaluta l’albero come investimento: come la pianta può diventare o meglio, dovrebbe diventare nell’arco di 50 o 100 anni e ne si limita lo sviluppo.
Quindi il problema cardine è la mancanza dello spazio?
Non solo. Anche le condizioni del sito non adeguate e la tendenza ad abbattere le piante al minimo difetto: alcuni sono trascurabili e, in altre casistiche, è sufficiente intervenire sulla problematica senza abbattere la pianta.
Analizziamo anche gli altri due problemi. Quanto spazio servirebbe a un albero?
Dipende dall'albero, se dobbiamo generalizzare, a un albero piccolo servono almeno quattro metri quadrati. Il meglio del meglio, e da alcune parti succede già, è l’utilizzo di griglie sotterranee: si mettono intorno alla pianta, sopra si asfalta con un materiale drenante e le radici possono crescere sotto, all'interno di queste griglie. È l’ideale perché permette un adeguato sviluppo delle pianta superando la concezione di lasciarle solo lo spazio attorno il colletto. Si dà spazio alle radici di correre e crescere sotto la strada.
Invece per condizioni del sito non adeguate cosa intende?
Luoghi per esempio in cui c’è troppo calore perché l’asfalto è nelle vicinanze.
Le piante traspirano soprattutto dalla pagina inferiore della foglia, che è quella che guarda direttamente l'asfalto. Più è caldo l'asfalto, più rilascia calore proprio nella zona più sensibile della foglia e si innesca una sequenza che porta alla chiusura degli stomi, a seccare le foglie e allo stress idrico che può portare alla morte della pianta. Col cambiamento climatico le piante stanno soffrendo ancora di più. E nelle città non lo stiamo mitigando depavimentando.
In che senso?
C’è troppo asfalto: accumula calore di giorno e di notte lo rilascia. Le città sono isole di calore per questo motivo e perché, essendoci molti edifici alti, bloccano la circolazione del vento.
E quanti alberi ci vorrebbero in città?
Consiglio a tutti di leggersi la regola suggerita, facile da assimilare del 3-30-300. Voglio lasciare un po’ di curiosità. Quello che a Pordenone servirebbe è una pianificazione di come farla diventare più verde, fresca, contrastare il cambiamento climatico, servono obiettivi precisi: riducendo come detto il più possibile le superfici artificiali, piantando le piante giuste nei posti adatti, avendo cura delle alberature presenti e sostituendo in modo graduale quelle più vecchie e pericolose.
Che impatto positivo hanno le piante nella vita di tutti i giorni?
Hanno un valore estetico molto elevato, quindi rendono più bello un luogo, più felicemente frequentabile, si è osservato che hanno un valore economico perché gli immobili vicino a parchi o a piante hanno un valore di mercato mediamente maggiore. Ci sono studi che notano come i clienti spendano più volentieri nei negozi, in luoghi in cui ci sono tanti elementi naturali, ci sono inoltre ricerche che dimostrano come camminare in mezzo alle piante abbassi i livelli di stress. Poi bloccano le polveri sottili.
Le radici sono importanti per trattenere banalmente le sponde di un fiume. Assorbono gli inquinanti, i metalli pesanti e abbassano la temperatura media delle città perché, oltre a fare ombra, sottraggono calore dall'atmosfera: la pianta utilizza la radiazione solare rilasciando molecole di acqua e raffresca l’ambiente: molto più in piccolo e in modo invisibile succede come con i rinfrescatori col vapore acqueo che ci sono al mare. Le piante rilasciando vapore acqueo in parte possono mitigare le alte temperature che viviamo in questa epoca di cambiamento climatico
Rimanendo sul tema del cambiamento climatico, ampliando il raggio, in futuro a Pordenone avremo ortaggi o frutta diversi ?
La storia delle colture nostrane ci ha sempre mostrato che l’uomo le piante le incrocia. probabilmente non ci saranno le qualità che conosciamo oggi, ma dei cloni adattati alle condizioni più estreme: non ci sarà, esempio ipotetico, il pomodoro occhio di bue , ma un altro tipo.
Riguardo ai frutti, mano a mano alcuni frutti del sud potranno arrivare al nord un giorno: basti pensare che in Sicilia ora si coltiva l’avocado . Gli agrumi che necessitano di temperature più alte tra 100 anni forse potranno esserci ma dipende da troppe variabili. I limoni coltivati al nord al momento ora vengono tenuti in serra o si avvolgono dentro a teli bianchi.
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