Il paese dove il sindaco dedica una piazza alle vittime degli errori giudiziari

A Tarzo, piccolo centro sulle colline trevigiana, la giunta accoglie la proposta del primo cittadino Gianangelo Bof: «Vita rovinata a 32 mila persone dal 1991, questo è un monito per una giustizia più attenta e umana. Mai più»

Il sindaco Giananagelo Bof mostra la targa di intitolazione della corte davanti al municipio (piazza) alle vittime degli errori giudiziari in Italia
Il sindaco Giananagelo Bof mostra la targa di intitolazione della corte davanti al municipio (piazza) alle vittime degli errori giudiziari in Italia

“Corte Vittime di errori giudiziari”. Così si chiamerà la piazza, ancora priva di denominazione ufficiale, che si trova all’esterno della sede municipale di Tarzo e che è stata recentemente oggetto di lavori di sistemazione e riqualificazione. Il Comune, tra l’altro, ha abbattuto un immobile fatiscente, dando respiro a tutto il sito. La decisione in tal senso è stata assunta, con specifica delibera, dalla giunta presieduta dal sindaco Gianangelo Bof. Si tratta della prima iniziativa del genere in provincia e la motivazione è descritta dalla stessa delibera.

«Il sindaco Bof – si legge, infatti – dichiara che la presente deliberazione è in memoria delle oltre 32 mila vittime degli errori giudiziari in Italia dal 1991 al 2025: innocenti privati della libertà, macchiati dal sospetto, distrutti nel lavoro, negli affetti, e nella dignità. Non solo numeri: persone, storie, esistenze rovinate. Questa Corte sia monito silenzioso per una giustizia più attenta ed umana. Alle loro sofferenze silenziose. Mai più».

Il provvedimento è stato assunto ancora il 16 marzo da tutta la giunta, quindi anche dagli assessori Antonella Pol, Michela Cesca, Simone Baldassar e Vincenzo Sacchet. Tiene conto della disposizione legislativa che «nessuna area di circolazione può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno 10 anni, salvo che non si chieda una deroga al Prefetto». Deroga che Tarzo non ha chiesto, quindi la piazza non farà memoria, seppur indirettamente, a persone viventi che siano state colpite da sentenze sbagliate, né a vittime di morte più recente, ma alle vittime di errori giudiziari morte almeno dieci anni fa.

La denominazione è comunque subordinata all’autorizzazione da parte della Prefettura, a cui l’amministrazione Bof si è già rivolta. Non appena arriverà il benestare da Treviso, si procederà all’installazione della tabella che è già pronta.

La vittima più nota è il conduttore televisivo Enzo Tortora, arrestato nel 1983 per accuse di mafia, condannato e poi assolto completamente. Altri casi particolarmente noti sono quelli di Giuseppe Culotta (22 anni di carcere per la strage di Alcamo marina), di Angelo Massaro, 21 anni dietro le sbarre per un omicidio mai commesso, di Domenico Morrone, 15 anni di ingiusta detenzione, di Beniamino Zuncheddu, 33 anni di detenzione e liberato dopo un processo di revisione, di Raffaele Sollecito

Il sindaco: «Nessun attacco ai magistrati»

«Chiarisco subito: non vuol essere un attacco magistratura». Neppure dopo l’esito referendario? «La delibera della giunta è stata fatto giorni prima del referendum».

L’onorevole Gianangelo Bof, Lega, sindaco di Tarzo, ha preso a cuore il tema degli errori giudiziari.

Come è nata in lei l’idea di dedicare una piazza a chi è rimasto vittima della giustizia?

«Dall’inizio della legislatura m’interesso di questa problematica, avvertendo l’opportunità di istituire una Giornata di memoria delle vittime, ma anche rendendomi conto che non basta il ricordo una giornata l’anno».

Ma perché questa scelta così particolare?

«Perché umanamente è inspiegabile un giorno di carcere per un innocente. Tanto più un anno. Se poi mettiamo insieme decine di anni, davvero questa (in)giustizia deve raccogliere la nostra ribellione. Senza contare quanto lo Stato, cioè noi cittadini, dobbiamo pagare per questi errori».

Errori dei magistrati?

«Intanto la colpa non è sempre e solo loro. Si pensi alle troppe false testimonianze. I magistrati sono indispensabili per la convivenza civile. Quindi, è massimo il rispetto per il loro lavoro. Con iniziative così vorremmo restituire dignità alle persone che sono state immotivatamente condannate, privandole della libertà, della dignità, del loro futuro. Auspichiamo che numeri così importanti di errori vengano ridimensionati».

A chi ha pensato quando in giunta ha proposto questa intitolazione della corte davanti alla sede municipale?

«A Enzo Tortora, anzitutto: l’errore più clamoroso. E chi ha pagato in quel caso? Nessuno, anzi ci sono state promozioni. Alcuni casi sono stati risolti, ma quante persone si trovano ancora dietro le sbarre da innocenti?». 

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