Parti civili escluse dal processo contro Turetta, Differenza Donna: «Profondo sconcerto»

Il sindaco di Vigonovo: «Accettiamo la decisione dei giudici e auspichiamo che sia funzionale ad una rapida e giusta conclusione del processo»

Foto Tagliapietra/Interpress
Foto Tagliapietra/Interpress

«Profondo sconcerto» per l'esclusione delle parti civili che hanno chiesto di partecipare al processo penale contro Filippo Turetta.

Lo afferma l'associazione Differenza Donna. Per l''avvocata Teresa Manente, responsabile dell'ufficio legale dell'associazione «le motivazioni della Procura sollevano riflessioni importanti, evidenziando la mancata applicazione dei principi dettati dalle leggi sovranazionali e, al contempo, un pregiudizio antico e che oggi inaspettatamente rivive nei confronti delle associazioni femministe e di tutela dei diritti delle donne. Questo pregiudizio sembra derivare da una mancanza di conoscenza della storia e dell'impatto della partecipazione delle associazioni femminili nei processi, che ha arricchito la nostra cultura giuridica, contribuendo a una comprensione più ampia e completa delle dinamiche criminali, in particolare per quanto riguarda la violenza contro le donne e il femminicidio».

L'avvocata Ilaria Boiano aggiunge: «Il nostro ruolo di monitoraggio e documentazione, anche da fuori al processo penale contro Turetta, rimarrà costante e attento, poiché riteniamo che il continuum di violenza di genere ai danni di Giulia Cecchettin e che emerge dal capo di imputazione meriti un adeguato approfondimento a tutela dei diritti di tutte le donne e le ragazze che prima e dopo il suo femminicidio hanno cercato e cercano di accedere alle misure di protezione esistenti nell'ordinamento senza però avere adeguata risposta istituzionale, compreso il distretto veneto».

Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna sottolinea che «senza una piena consapevolezza del contesto sociale e politico in cui si inseriscono le condotte oggi all'attenzione della Corte d'Assise di Venezia, esiste il rischio che una legge dello Stato, come la Convenzione di Istanbul ratificata nel 2013, venga ignorata. Questa convenzione, che impone di considerare la violenza di genere nel processo penale in tutte le sue dinamiche complesse e sottili, spesso non riconosciute, deve essere un parametro fondamentale nell'applicazione del codice penale italiano in ogni contesto, dalla richiesta di aiuto e applicazione delle misure cautelari all'accertamento della responsabilità penale».

Il sindaco di Vigonovo

«Accettiamo la decisione dei Giudici e auspichiamo che l'esclusione di tutti gli enti e le associazioni che si erano costituite sia quantomeno funzionale ad una rapida e giusta conclusione del processo». Lo afferma in una nota Luca Martello, sindaco di Vigonovo (Venezia).

«Come Amministrazione - aggiunge Martello - abbiamo ritenuto che fosse doveroso costituirci parte civile a questo processo. Assieme al nostro legale, l'avvocato Jeannette Baracco, abbiamo scelto di condividere prima con la famiglia Cecchettin la nostra decisione di costituirci. Abbiamo ritenuto di sottoporre alla Corte le ragioni della comunità di Vigonovo nel rivendicare un danno, non solo per l'immagine ma soprattutto per i disagi che quanto accaduto ha arrecato alla funzionalità del nostro Ente. Con altrettanta discrezione e fiducia - conclude - accettiamo la decisione».

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