Omicidio di Padova, l’indagine non è chiusa: ecco i punti ancora da chiarire
Dopo la svolta di giovedì, le forze dell’ordine lavorano per ricostruire il movente e l’esatta dinamica del delitto

I poliziotti della Squadra Mobile coordinati dalla prima dirigente Immacolata Benvenuto stanno lavorando senza sosta per fare chiarezza sul movente dell'omicidio di Marco Cossi, il 48enne ucciso con quasi venti coltellate nella notte tra domenica e lunedì.
La vicenda ha preso una svolta importante di giovedì 23 aprile, quando la polizia ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Samuele Donadello, detto “Masterchef”, il presunto autore del delitto.
Interrogato per oltre dieci ore, Donadello ha parzialmente ammesso la sua responsabilità, ma ha cercato di giustificare il suo gesto, accusando Cossi di averlo attaccato. Secondo la versione dell'uomo, il food truck che avrebbe dovuto aprire all’indomani con Cossi era una copertura per lo spaccio di sigarette al THC e altra droga sintetica.
Donadello ha raccontato che, a causa di divergenze con Cossi proprio sullo spaccio della droga, i due avevano avuto una discussione in via Isonzo, durante la quale Cossi lo aveva aggredito con un coltello, costringendolo a difendersi fino a provocare la morte dell'uomo.
Inoltre Donadello ha sostenuto che Cossi fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Tutti questi elementi sono ora al vaglio degli investigatori, che cercano di ricostruire l'esatta dinamica dell'omicidio e il reale motivo che ha spinto Donadello a compiere l'atroce gesto.
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