Fake news e indiscrezioni: l'assassinio di Don Osorio diventa un giallo
La Conferenza episcopale chiede chiarezza sull’uccisione di Osório Citora Afonso. Si moltiplicano ipotesi e ricostruzioni non confermate dalle autorità, mentre proseguono le indagini sul delitto

Un'azione urgente per fare chiarezza sulle circostanze dell'assassinio del vescovo Osório Citora Afonso, alla guida della diocesi di Quelimane, in Mozambico. E' quanto chiede la conferenza episcopale mozambicana in una nota diffusa oggi, giovedì 11 giugno, alla luce delle notizie circolate nelle ultime ore riguardo le indagini sull'omicidio del ex superiore della casa missionaria Milaico di Nervesa dal 2014 al 2017.
Nonostante l'assenza di un riscontro ufficiale da parte dei vertici del Servizio nazionale di investigazione criminale della Zambézia (Sernic) che sta conducendo l'indagine, alcune testate hanno diffuso la notizia del presunto arresto del mandante dell'omidicio. La notizia, smentita dalla stessa parrocchia cui apparteneva padre Osorio, sarebbe trapelata da fonti missionarie.
La ricostruzione fatta da queste ultime ha i contorni di una spy story.
Il sicario, che sarebbe stato ingaggiato da un tale padre Novais, della parrocchia di Sant'Anna, sarebbe arrivato da Maputo e si sarebbe nascosto per un paio di giorni all'interno dell'episcopio. Il sacerdote avrebbe organizzato una festa venerdi' sera e avrebbe versato una sostanza nelle bevande. Questo spiegherebbe lo stato di incoscienza profonda delle guardie e degli altri residenti, che non si sarebbero accorti di nulla. Una versione che, è bene sottolineare, non trova al momento riscontro da parte delle autorità locali.
Vale lo stesso per un'altra ipotesi circolata in queste ore sul web e diffusa dal profilo Facebook Moçambicano de Pensamentos Livres. Secondo questa fonte il vescovo Osorio sarebbe stato assassinato da due poliziotti inviati da Maputo per eliminare un personaggio divenuto scomodo per le sue posizioni sulla sanguinosa guerra di religione in corso nel nord del Paese, a Cabo Delgado. "Il piano per uccidere il vescovo Osorio è arrivato da Maputo. La verità è che Citora sapeva molto. Conosceva anche le questioni da circoli molto ristretti", riporta questa fonte non ufficiale.
Il corpo del vescovo della metropoli mozambicana di Quelimane, 54 anni, di cui oltre dieci trascorsi nella Marca, è stato trovato all’alba di sabato 6 giugno, lungo il corridoio della sua residenza episcopale. Era supino in un lago di sangue, con il braccio sinistro ancora contratto in un ultimo gesto per difendersi dall’aggressore.
Un’esecuzione in piena regola, compiuta rapidamente e con lucidità da un singolo, probabilmente fiancheggiato da uno o più complici. Chiunque sabato sia penetrato nella residenza aggirando i dispositivi di sicurezza sembra averlo fatto con il chiaro obiettivo di eliminare la guida spirituale della comunità locale che nel giro di pochi mesi – la diocesi di Quelimane gli è stata affidata da Papa Leone XIV alla fine del 2025 –si è affermata come una delle personalità più influenti della chiesa mozambicana.
Le riforme interne alla diocesi avviate nei mesi scorsi, ma anche il suo continuo sollecitare le istituzioni per dare risposte alla crisi degli sfollati dalle regioni del nord, tra le missioni che il vescovo stava portando avanti esponendosi al rischio di farsi dei nemici.
Un presule scomodo, che denunciava apertamente corruzione e ipocrisia della politica da una delle regioni più povere del mondo.
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