Insulti ai vigili, il Comune vara la scala per misurare le offese e far pagare i danni

L’amministrazione comunale di Venezia si dota di una griglia di valutazione per l’offesa e il relativo danno. L’oltraggio a pubblico ufficiale indennizzato con somme dai 1.250 ai 3.750 euro

Edoardo Fioretto
Agenti della Polizia locale impegnati in un controllo
Agenti della Polizia locale impegnati in un controllo

La scala Mercalli misura i terremoti, quella di Sieberg i maremoti. Ora la “scala Zaccariotto” misurerà il grado degli insulti agli agenti della Polizia locale. La giunta ha infatti approvato la nuova griglia che valuta il grado di pesantezza di un «oltraggio a pubblico ufficiale»: da 1.250 a 3.750 euro. Una metrica che tiene in considerazione anche il danno d’immagine all’amministrazione comunale che ogni agente rappresenta.

Nel dettaglio: la delibera fissa tre fasce. Per i fatti considerati di minima gravità il parametro è di 1.250 euro; per quelli di media gravità l’importo può arrivare a 1.875 euro; nei casi ritenuti più gravi il riferimento sale fino a 3.750 euro. Non tutti gli insulti, insomma, sono uguali.

La somma non viene infatti applicata automaticamente: la valutazione dovrà tenere conto delle caratteristiche del singolo episodio, il tipo di ingiuria pronunciata, e delle condizioni economiche di chi presenta l’offerta risarcitoria. Il meccanismo riguarda i casi in cui l’autore dell’oltraggio intenda riparare integralmente il danno prima del giudizio. L’articolo 341-bis del codice penale prevede che il reato possa estinguersi quando venga risarcito sia il pubblico ufficiale offeso sia l’ente di appartenenza. Con le nuove linee di indirizzo vengono introdotti parametri economici comuni.

A stabilire se la cifra proposta sia congrua sarà il direttore dell’Area polizia locale e Sicurezza del territorio, al quale spetteranno anche gli atti successivi e il rilascio dell’attestazione dell’avvenuto pagamento. Il versamento complessivo dovrà essere effettuato prima dell’apertura dell’eventuale dibattimento.

La delibera disciplina anche il rapporto tra il risarcimento destinato al Comune e quello riconosciuto al singolo agente. La somma prevista per la persona offesa non potrà superare quella riconosciuta all’amministrazione; qualora il dipendente chieda un importo maggiore, sarà necessaria una nuova istruttoria.

«Tolleranza zero verso chi offende gli agenti che ogni giorno svolgono il proprio servizio per la sicurezza di tutti noi», commenta Zaccariotto. «Chi indossa una divisa e opera nell’interesse della comunità deve sapere che l’amministrazione è al suo fianco». Secondo la vicesindaca, i criteri uniformi servono a tutelare gli operatori e l’immagine dell’ente.

Le nuove soglie riprendono le indicazioni della circolare 21/2018 dell’Avvocatura generale dello Stato. L’obiettivo è rendere più rapida e omogenea la gestione delle offerte risarcitorie e, quando ricorrono le condizioni previste dalla legge, chiudere il procedimento prima del dibattimento evitando ulteriori tempi e costi legati alla costituzione di parte civile.

Il principio fissato dalla Giunta è quindi semplice: l’offesa a un agente non resta confinata al rapporto tra chi la pronuncia e chi la riceve. Il danno viene considerato anche nei confronti dell’amministrazione cui il pubblico ufficiale appartiene.

 

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