Incendio ai Giardini della Biennale di Venezia: fiamme nel padiglione Serbia

Incendio nel padiglione Serbia ai Giardini della Biennale durante i lavori di ristrutturazione. Densa nube di fumo visibile a distanza

Il tetto del padiglione Serbia completamente bruciato
Il tetto del padiglione Serbia completamente bruciato

A fuoco uno dei padiglioni della Biennale, quello della Serbia. A poco più di un mese dall’inaugurazione della sessantunesima Esposizione Internazionale d’Arte, poteva essere un grosso problema. Alla fine però si è tirato un sospiro di sollievo quando i vigili del fuoco mercoledì mattina, 18 marzo, sono riusciti a domare le fiamme che stavano divorando il tetto del padiglione della Biennale dei Giardini.

Prima delle dieci, le linee telefoniche dei vigili del fuoco sono rimaste intasate per una lunga serie di minuti. Le telefonate si accodavano l’una all’altra e tutte volevano segnalare la stessa cosa: una nube di fumo denso e nero che si alzava dai Giardini e che si vedeva da chilometri. Una colonna nera che per qualche secondo ha fatto mancare il fiato ai turisti, ma che invece ha gelato il sangue dei veneziani, sempre in allerta per gli incendi, minaccia costante e peculiare per la città lagunare. Questo, però, per fortuna si è risolto più velocemente del previsto, senza nemmeno dover richiedere l’intervento di sanitari. Nessuna persona infatti è rimasta coinvolta nel fatto.

Incendio al padiglione Serbia: l'intervento dei vigili del fuoco

La prima telefonata, spaventata, ai vigili del fuoco è arrivata alle 9.55 del mattino. Ne è bastata una per far uscire immediatamente tutti i mezzi di Venezia. Sul posto sono arrivati in pochi minuti. La copertura del padiglione “Serbia”, su cui erano in corso lavori di coibentazione commissionati ad una ditta, stava andando a fuoco.

Sul posto c’erano gli operai e proprio loro, per primi, in attesa che arrivassero i vigili, avevano già cominciato ad usare gli estintori per cercare di domare le fiamme. Poi è stato il turno dei pompieri. Un lavoro che è proseguito per diversi minuti, incontrando non poche difficoltà dovute alle raffiche di vento che si abbattevano contro la città. I vigili continuavano a cercare di spegnere il fuoco. Il vento riusciva però sistematicamente a riaccenderlo. Tutte le squadre hanno lavorato per ore, riuscendo alla fine a mettere in sicurezza l’area e a scongiurare ogni nuovo principio di incendio.

L'incendio al Padiglio Serbia ai Giardini della Biennale (foto pagina Facebook Venezia NON è Disneyland)
L'incendio al Padiglio Serbia ai Giardini della Biennale (foto pagina Facebook Venezia NON è Disneyland)

I vigili del fuoco stanno ancora lavorando per comprendere cosa abbia generato il rogo. Esclusa completamente la pista del dolo, da subito, rimane il fattore accidentale di cui però le esatte modalità non sono ancora state messe nero su bianco dagli ingegneri. Gli operai stavano lavorando su una guaina catramata. Un materiale che, già di per sé, sarebbe un ottimo combustibile. Alimentato anche dalle travi in legno e da materiale plastico. Secondo i primi riscontri, l’incendio è partito proprio dalle lavorazioni che la squadra di operai stava eseguendo.

Una volta partito, il rogo si è sviluppato soprattutto grazie alla guaina catramata accumulata: è stata quella a riempire il cielo sopra i Giardini del fumo nerissimo. Il tutto, peggiorato dalle raffiche di vento che hanno continuato a dare ossigeno al fuoco. Dopo qualche ora tutto però è stato riportato alla normalità.

Dopo il fatto la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha chiesto alla direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e alla competente soprintendenza di effettuare una verifica sullo stato dei luoghi. L’incendio è stato definito «privo di conseguenze rilevanti». Ad essere danneggiato, soltanto il lucernario di recente fattura.

A tirare un sospiro di sollievo anche i padroni di casa. «I danni non sono ingenti – hanno detto dall’organizzazione serba – Non dovremmo tardare all’inaugurazione della mostra. Quel fumo nero però ci ha tolto il respiro per un momento. Per fortuna nessuno è rimasto coinvolto». —

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