Voli cancellati e comunicazioni difficili con l’ambasciata, l’odissea di un ex carabiniere a Bangkok: «Dalla Farnesina nessun aiuto»

Giordano Antuono, bloccato dalla guerra in Medio Oriente, attende il rientro da settimane. «Prezzi folli per tornare, la compagnia di bandiera non dovrebbe lucrare sui connazionali».

Laura Pigani
Giordano Antuono
Giordano Antuono

Si trova al sicuro, lontano dalle bombe, ma le conseguenze della guerra in Medio Oriente hanno ugualmente trasformato la vacanza in Thailandia di Giordano Antuono, carabiniere in pensione residente a Tricesimo, in un incubo.

Partito a gennaio, dopo le festività, con un gruppo di amici, si è visto rimandare e poi cancellare il volo di rientro, previsto originariamente il 3 marzo. La permanenza a Bangkok gli sta costando cara, ma è soprattutto la prospettiva di non sapere con esattezza quando poter riabbracciare i suoi cari, la moglie, le tre figlie, il nipotino e l’anziana mamma, rimasti in Friuli, a pesargli come un macigno. L’incertezza si unisce alle poche informazioni fornite dall’ambasciata italiana, che gli ha prospettato un volo di rientro al prezzo tutt’altro che economico di 1.300 euro.

«La situazione riguarda anche altri corregionali – ci racconta al telefono Antuono – , che si trovano forzatamente a Bangkok, costretti a rimanerci a causa del blocco dei voli per la guerra in Iran. Con il mio gruppo sono arrivato il 10 gennaio e il mio rientro su Venezia era previsto per il 3 marzo, ma il volo, dopo l’attacco all’Iran, è stato prima spostato al 6 marzo successivo e poi cancellato. Ho provato più volte a mettermi in contatto con l’ambasciata italiana a Bangkok, ottenendo una risposta via mail soltanto dopo diversi giorni e l’informazione che era in programma un volo Ita Airways su Roma, senza una data precisa, per il quale ci si doveva prenotare all’importo di 1.300 euro».

Un costo che, come è facile intuire, non tutti si possono permettere, soprattutto dopo aver affrontato la spesa di quella vacanza, attesa e sognata a lungo. «Per quale motivo – si domanda il carabiniere in pensione, per trent’anni in servizio a Tricesimo – la compagnia di bandiera deve lucrare sulle nostre disavventure di viaggio, anziché venire incontro ai propri connazionali in situazioni critiche come questa?».

Antuono si è informato, nel frattempo, e ha acquistato con la Air China un volo di rientro, sempre su Roma da Bangkok, per il 2 aprile, al prezzo contenuto di 350 euro («Sempre sperando che non venga cancellato», auspica riflettendo sulle disavventure di questi giorni) al quale dovrà aggiungere le spese per raggiungere il Friuli.

«Chi si è trovato in questo periodo in Thailandia – argomenta – sta sopportando i costi eccedenti il pacchetto di viaggio che, nonostante il basso costo della vita locale, non sono irrilevanti. Il pernottamento in hotel non costa molto, 20 euro a notte, ma spesso mangiamo thai per risparmiare, con le relative conseguenze sanitarie, visto che non siamo abituati, dal momento che il cibo europeo qui ha prezzi molto alti. Il mio visto di due mesi, inoltre, era scaduto e l’ho dovuto rinnovare per un altro mese e adesso rischia di scadere di nuovo».

L’ex carabiniere fa presente, inoltre, «l’impossibilità di mettersi in contatto con il sito della Farnesina “Viaggiare sicuri”. Comprendo che le colpe per gli eventi capitati in Iran non sono attribuibili ai nostri governanti – riconosce Antuono –, ma le complicazioni per comunicare con il nostro ministero degli Esteri e il mancato controllo dei prezzi dei biglietti, aumentati a dismisura in seguito al conflitto, fanno parte delle nostre innate disfunzioni statali. Nessuno controlla, se non a parole, le speculazioni che nel nostro Paese vengono messe in atto».

Il pensiero, poi, va a chi è rimasto in Friuli. «A casa mi aspettano mia moglie, tre figlie e un nipotino di 8 anni che, ogni volta che mi sente al telefono, mi chiede quando ritorno. C’è anche mia mamma, che ha 90 anni e necessita di assistenza. Qui a Bangkok sto bene – riferisce –, non sono in pericolo, ma la situazione si sta facendo pesante. In un altro gruppo, c’è anche un anziano di Cassacco, ma ci sono pure persone che lavorano e per le quali la permanenza prolungata rappresenta un grosso problema. Un cuoco di Vasto è dovuto rientrare, pena il licenziamento, con un volo da 1.700 euro».

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