Il gol è dubbio e allo stadio si rischia la rissa. Il difensore si fa autogol per placare gli animi

L’episodio di fairplay è avvenuto a Megliadino San Fidenzio nel Padovano, nello scontro tra la squadra locale e il San Salvaro. Protagonista il 40enne Michele Vampari: «Ho messo i miei ideali davanti alla squadra, ma penso di aver fatto la cosa giusta»

Pietro Cesaro
Michele Vampari, difensore del San Fidenzio
Michele Vampari, difensore del San Fidenzio

Il gol del momentaneo vantaggio del 2-1 è dubbio e, nell’azione successiva, in campo esplode il caos: si scatena una rissa che coinvolge giocatori e panchine, con tensione anche fuori dagli spalti. A calmare la situazione è però un gesto inaspettato: un giocatore della squadra di casa si fa volontariamente autogol e riporta la partita in parità, tra gli applausi del pubblico.

Il fatto è successo venerdì 27 febbraio, a Megliadino San Fidenzio, località di Borgo Veneto nel Padovano, durante una partita del campionato amatori Aics tra San Fidenzio e San Salvaro, prima in classifica.

Protagonista della vicenda è Michele Vampari, 40 anni, difensore, autore di un gesto che ha trasformato un momento di tensione in una lezione di sport. A raccontare quanto successo è lo stesso Michele: «Tutto è partito dal secondo gol che abbiamo segnato noi, nel secondo tempo. Era una rete un po’ dubbia, perché non si è mai capito se la palla fosse uscita o no. L’arbitro lo ha convalidato e da lì è partito un litigio generale: diversi sono andati dall’arbitro a protestare, poi la situazione si è calmata e abbiamo ripreso a giocare. Dopo neanche cinque minuti c’è stato uno scontro tra un nostro giocatore e un loro atleta vicino alla tribuna, su una rimessa laterale. Io ero a circa 40 metri di distanza e facevo fatica a capire di chi fosse la colpa, ma lì è scoppiato l’inferno: tutti ammassati, gente dalla panchina che è entrata in campo, persone dalla tribuna che sono scese, si aggrappavano alla rete».

La situazione, poi, è continuata a degenerare: «Mi sono unito al gruppo per dividere le persone: ci siamo riusciti dopo qualche minuto e abbiamo ripreso il gioco, ma in un clima assurdo, con gente fuori che urlava e continuava ad agitarsi. Poi in tribuna è successo di nuovo di tutto: persone che stavano per picchiarsi, altri che dalla panchina venivano lì a fomentare la situazione. A quel punto ho chiamato un loro giocatore che conoscevo, ci avevo giocato insieme anni fa a Montagnana, e gli ho detto: “Passami la palla che faccio autogol, perché io questa roba non la sopporto”».

E così dalle parole il giocatore è passato ai fatti: «Quando abbiamo rimesso in gioco, il loro portiere aveva capito tutto dal compagno. I miei non capivano cosa stesse succedendo e mi dicevano di tornare a difendere, ma io ero lì pronto a ricevere la palla. E infatti il portiere me l’ha passata. Un loro giocatore, che non aveva compreso, è venuto a rubarmela, ma la palla è uscita sul fondo. Allora ho detto al portiere di ridarmela, me l’ha toccata e l’ho messa in porta. A quel punto è partito un applauso generale. So che in quel momento ho messo i miei ideali davanti alla squadra, ma penso di aver fatto la cosa giusta».

Il presidente del San Fidenzio, Davide Meggiorin, ha commentato con grande ammirazione quanto successo: «Per noi è un gesto importante. Avere un giocatore che fa una cosa del genere in squadra è un grande onore. Abbiamo un gruppo formato da bravissimi ragazzi, che sono pieni di passione e che amano questo sport». Dalla società avversaria aggiungono: «Questo è un gesto inusuale nei campi sportivi di tutte le categorie. Bisogna darne risalto».

Alla fine, dopo il 2-2, la squadra di casa è riuscita a vincere, portando il risultato sul 3-2. 

 

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