Genova si inchina alle Penne Nere, in 90mila per la 97ª Adunata Nazionale: ricordato il terremoto del Friuli

La migrazione del Nord est verso la Superba nel segno di Gemona. Mattarella: «Custodi di coraggio». Tra il fango del '76 e il futuro della leva, la sfilata si chiuderà con il passaggio della "stecca" a Brescia

La sindaca di Genova, Silvia Salis, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il presidente della regione Liguria, Marco Bucci, durante la 97/ma Adunata nazionale degli alpini a Genova
La sindaca di Genova, Silvia Salis, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il presidente della regione Liguria, Marco Bucci, durante la 97/ma Adunata nazionale degli alpini a Genova

Non è stata solo una trasferta, ma una vera e propria migrazione dell’anima. Oltre quindicimila alpini sono partiti dalle terre del Nordest, lasciando le valli del Friuli, le vette delle Dolomiti e le pianure venete per confluire nel cuore di Genova. Un legame di ferro, quello tra le "penne nere" e la Superba, che ha visto il capoluogo ligure trasformarsi in un anfiteatro di tricolori.

La mattinata si è svegliata sotto una pioggia battente, un cielo plumbeo che sembrava voler mettere alla prova la tempra di chi è abituato ai rigori delle alte quote. Ma la pioggia, per un alpino, è solo un dettaglio del paesaggio. Il lungo corteo della 97esima Adunata nazionale si è aperto puntuale sulle note della fanfara militare, con l’Inno di Mameli che ha squarciato il rumore dell'acqua sulle divise. Sono novantamila le persone stimate lungo il percorso, una marea umana che ha occupato la città fino a sera, dimostrando che il "successo" di cui parlano le istituzioni è fatto prima di tutto di carne, ossa e fratellanza.

Gli alpini di Basaldella vicini con il cuore all'adunata di Genova

Da Gemona a Genova: l'eco di una ferita lunga 50 anni

In questa sfilata carica di significati, il pensiero collettivo si è fermato più volte a est, verso quelle montagne friulane che oggi portano ancora i segni dell'orgoglio. È stato un momento di profonda commozione quando è stato ricordato l'omaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Gemona. Nel 50esimo anniversario del terremoto del Friuli, il Capo dello Stato ha voluto sottolineare come gli alpini siano stati, e restino, i «custodi di una nobile tradizione di lealtà e coraggio».

Per chi sfilava oggi, quelle parole avevano il sapore della polvere del '76 e della ricostruzione che seguì. «Al sodalizio giunga l'apprezzamento della Repubblica», ha scritto Mattarella nel suo messaggio inviato a Genova, riconoscendo nelle penne nere una risorsa preziosa per l'intera comunità. È quel filo invisibile che unisce il fango di Gemona all'asfalto di via XX Settembre: una solidarietà che non si spegne con il passare dei decenni e che vede negli alpini in congedo i pilastri della Protezione Civile moderna.

A Genova presente anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani che ha sfilato con gli alpini della sezione di Pordenone: «È un onore essere qui con loro perché gli alpini sono sempre pronti ad accorrere in aiuto e in soccorso. Lo fanno in tutta la nazione e l’hanno fatto in Friuli 50 anni fa quando la mia terra è stata devastata dal terremoto. Grato per sempre»

Voci e testimonianze: la pace non è scontata

Lungo il percorso, tra piazza De Ferrari e via Roma, le autorità hanno osservato il passaggio dei reparti. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha condiviso un ricordo personale che ha colpito molti presenti: «Ho iniziato a camminare alla mia prima adunata nel 1981. Un alpino anziano mi raccontò della ritirata di Russia; quelle storie servono a farci capire quanto sia terribile la guerra». Il tema della pace è stato centrale, ribadito da uno striscione che ha attraversato la sfilata: «Pace, basta guerre».

Si è discusso anche del futuro, del timore che questo spirito possa affievolirsi senza la leva. Il viceministro Edoardo Rixi ha lanciato un monito: «Oggi in servizio attivo abbiamo 13mila alpini, una volta erano 100mila. Bisogna trovare un sistema per coinvolgere i giovani, magari attraverso un servizio civile o di protezione civile alla fine degli studi, altrimenti questo sistema è destinato a invecchiare». Un concetto ribadito anche da Fontana, convinto che per i ragazzi «conoscere il territorio e intervenire nelle difficoltà» sia una scuola di vita insostituibile.

Il passaggio della Stecca: Genova saluta e Brescia risponde

Il cuore pulsante della sfilata è stato un mosaico di geografie: alle 10:20 sono passate le sezioni estere. Alpini arrivati dal Sudafrica, dall'Argentina, dal Canada e persino da New York, accolti da applausi scroscianti. La Brigata Alpina Taurinense ha scandito il passo, seguita dalla Bandiera di Guerra del 2° Reggimento Alpini di Cuneo, simbolo di sacrificio e onore. In testa, il presidente dell'Ana Sebastiano Favero camminava accanto ad Andrea Adorno, Medaglia d’Oro al Valor Militare, unico graduato in vita a fregiarsi di tale titolo.

Ultimo passo, previsto per la serata, sarà in Piazza della Vittoria con il "Passaggio della stecca" quando Genova passerà il testimone alla Sezione di Brescia

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