Vera Gheno, 'cultura woke necessaria finché non ci sarà equità per tutti'

(di Cinzia Conti) (ANSA) - ROMA, 22 AGO - Alla nostra società serve o meno il woke? Mentre anche la politica italiana, soprattutto a sinistra, si scalda sulla scia del dibattito che si è aperto negli Usa dopo le dichiarazioni di Alexandra Ocasio-Cortez, l'ANSA interpella un'esperta dell'argomento e della forza delle parole, la sociolinguista e scrittrice Vera Gheno, sostenitrice dell'uso dello schwa come strumento di linguaggio ampio e inclusivo. Che pur raccomandando di far attenzione a fanatismo e manicheismo non ha dubbi: "Finché ci saranno persone che a causa di caratteristiche che non hanno scelto, ad esempio la pelle, l'orientamento sesso-affettivo, la disabilità, vivono peggio, ci sarà assolutamente bisogno di quello che inopinatamente viene chiamato woke e che per me vuol dire ricerca dell'equità". Non dell'uguaglianza - ci tiene a sottolineare - perché per fortuna siamo tutti meravigliosamente diversi, ma dell'equità. La conversazione parte dal caso americano: "La mia opinione è che le parole di Alexandria Ocasio-Cortez siano state volontariamente travisate: se si va a vedere la trascrizione dell'intervista, lei stava ridendo e citando le parole di un altro candidato. Quindi da parte sua non c'è stata nessuna marcia indietro rispetto a un presunto wokismo. Anche perché Ocasio stessa è sempre stata molto attenta, almeno ultimamente, a dare grande importanza al fattore economico, la cui mancanza viene spesso imputata al woke. Ha sempre detto che bisogna lavorare anche sulle iniquità socio-economiche e non solo sulle parole. Se si parte da un'affermazione che viene strumentalizzata, tutti i ragionamenti che poi ci si può fare sopra sono fallaci". Per Gheno, comunque, si sta parlando di una "non questione": "Evidentemente, anche a causa del suicidio di Jason Arday, la questione delle possibili storture del woke è il tema di questi giorni, si vede che non ci sono altri temi su cui discutere, con tutto il rispetto". Quanto a casa nostra, al dibattito politico e alla presa di posizione del leader M5s Giuseppe Conte, dice: "Anche lui si è svegliato, mi viene da dire. Chiaramente almeno a mio avviso è una manovra anche pacificatoria e centrista nell'ottica di una candidatura, di un rientro in scena, una mossa strategica". Ma la studiosa ritiene importante ribadire alcuni punti. "Il primo - sottolinea - è che non c'è nessun movimento woke, nel senso che ci sono tante istanze che coinvolgono diritti sociali, civili etc, che da chi si oppone a queste rivendicazioni sono state raccolte sotto una parola chiave, il woke appunto, che però è abbastanza vuota, nel senso che non esiste un decalogo internazionale del movimento, perché il woke non è mai stato un movimento univoco. Si tratta di episodi vari assortiti che vengono inopinatamente raccolti insieme per fare una narrazione unica. È un po' la stessa cosa che succede con la definizione di ideologia gender: secondo la maggior parte delle persone, l'ideologia gender non esiste. Esiste una serie di questioni che riguardano l'identità di genere, l'educazione sessuo-affettiva, i diritti delle persone Lgbtqia+, che però non sono mai stati raccolti in una 'bibbia del gender'. Quindi anche questa terminologia non ha dietro un referente preciso, come il woke. Proprio per questo funzionano molto bene, per chi si oppone a queste istanze, perché la vaghezza rende il tutto tremendamente più minaccioso". Gheno, che tra pochi giorni sarà in libreria con un nuovo volume intitolato 'Genere', parte della collana 'I Robinson. Letture. Parole pericolose' edita da Laterza, aggiunge: "Già nel 2024 dicevo che il problema non è il woke, ma il manicheismo. Accade in qualsiasi tipo di posizionamento: quando si diventa intransigenti, è un problema. Io stessa, che sono considerata una paladina del woke, ho sempre cercato di mettere in guardia anche alleati e alleate da queste forme di intransigenza. La ricerca del purismo e dell'assolutismo è comunque sbagliata e anche nell'ambito delle rivendicazioni woke ci sono stati casi di fanatismo. Questo non vuol dire che dobbiamo squalificare i woke, ma stare molto attenti a non cadere nel manicheismo". (ANSA).
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