Tullio Morello, 'un caso Tortora oggi? Il rischio sta nella gestione mediatica'

Il magistrato: "Il problema della giustizia sono i numeri"

(ANSA) - ROMA, 28 MAR - Potrebbe esserci un nuovo caso Tortora oggi? "Il rischio lo vedo nella gestione mediatica dei processi: l'impatto è molto, molto forte. Ora ci sono delle leggi che regolamentano meglio la materia e si è anche creata una cultura più attenta sia nei giudici sia tra giornalisti e cittadini, ma i media rischiano comunque di condizionare il momento della decisione". A rispondere è Tullio Morello, membro del Consiglio superiore della magistratura e figlio di Michele Morello. Ovvero uno dei giudici che assolsero Enzo Tortora, e che perciò è tra i protagonisti - interpretato da Salvatore D'Onofrio - dell'ultima puntata di 'Portobello', la serie di Hbo Max Italia diretta da Marco Bellocchio e con Fabrizio Gifuni. Quando l'opinione pubblica è agguerrita, "ci vogliono spalle molto larghe per dire che una persona è innocente", spiega il magistrato. E non sono di certo mancate a suo padre, relatore della sentenza che assolse il celebre conduttore. "Lui era delegato a studiare, ma la sentenza è stata emessa da tutto il collegio - racconta -. Fu un periodo intenso, la differenza rispetto ad altri lavori stava nella mole di atti e, appunto, nella pressione mediatica. Dal punto di vista tecnico mi ha sempre detto che ha fatto cose molto più complicate". Morello fu in grado di cambiare idea. "Quando votai per la prima volta mio padre mi chiese chi avessi scelto. Io risposi Enzo Tortora - ricorda -. Mi rimproverò: 'Uno accusato di essere camorrista'. Al tempo la maggior parte delle persone pensavano: 'Se i colleghi l'hanno arrestato sarà colpevole'. Poi ebbe la grandezza di rendersi conto già a una prima lettura degli atti che c'erano tante cose che non andavano. Le rimise insieme in maniera cronologica e si capì che c'erano molti tasselli che non combaciavano". Quale pensa sia il problema della giustizia? "Quello dei numeri - risponde -. I magistrati sono più o meno 9, 10mila. Gestire tre gradi di giudizio nel penale e nel civile in 10mila persone è impossibile ed è una cosa che determina una durata dei processi inaccettabile. La giustizia dev'essere giusta anche nei tempi, oltre che nelle decisioni. Credo sia impensabile assumere 30mila magistrati, dunque occorrerebbe fare quello che da quando sono in magistratura non ho mai visto, ovvero un'amnistia". (ANSA).

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