Tra i minorenni dell'istituto Beccaria, 'psicofarmaci come caramelle'

Comandante: 'Prime settimane difficili, poi i ragazzi chiedono le terapie'

(ANSA) - MILANO, 11 AGO - Quando entrano al Beccaria, il carcere minorile di Milano, per loro gli psicofarmaci sono "caramelle". Si prendono di tutto, li mischiano con hashish, senza limiti. "Per le prime settimane è difficilissimo. Poi sono loro che chiedono di sostituire l'illegalità con la legalità. Chiedono di essere curati, chiedono le terapie". A raccontarlo è Jolanda Tortù, comandante dell'Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano, in occasione della visita al penitenziario organizzato dalla Camera Penale milanese, presieduta da Federico Papa, nell'ambito del progetto 'Ristretti in agosto'. "Quest'anno - ha affermato l'avvocato - abbiamo scelto il Beccaria perché siamo preoccupati dell'atteggiamento che sta assumendo la politica verso la giustizia minorile. Non più l'attenzione al reinserimento e la preoccupazione del disagio giovanile, ma la semplice punizione, che non risolve nessun problema". La commissaria, tornata l'anno scorso in quei corridoi "per ridare dignità a questo luogo", dopo la bufera per l'inchiesta che ha portato a galla un sistema di presunte violenze fisiche, umiliazioni e torture nei confronti dei giovani detenuti tra il 2021 e il 2024, ha raccontato che "si sta lavorando per migliorare le condizioni di questo posto". Perché, a differenza di chi ha dipendenze da droga e alcol, la cui percentuale resta stabile, nell'ultimo periodo sono aumentati gli ingressi di ragazzi con disturbi mentali e del comportamento, anche gravi. Giovani spesso sconosciuti ai servizi sociali (solo un terzo hanno una terapia) e che hanno alle spalle situazioni familiari di estremo disagio e per i quali alla fine il carcere può diventare davvero la strada per riprendersi in mano la vita. (ANSA).

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