'Sono rientrata in Iran per testimoniare, tutte le famiglie contano morti'

(ANSA) - ROMA, 25 GEN - Nell'Iran prostrato dalla furia sanguinaria del regime c'è chi, tra la popolazione, sta scegliendo di vivere insieme e condividere tutto, per farsi forza. Lo racconta all'ANSA Hasti Diyè, 43 anni, ballerina e insegnante, fuggita da tempo ad Istanbul dopo essere stata più volte arrestata in Iran, che tuttavia ha scelto di rientrare in queste settimane nel suo paese, non riuscendo ad avere notizie dei genitori e dei fratelli ed essendo troppo in pena per loro. "Con un gruppo di amici abbiamo deciso di vivere insieme - racconta - ci definiamo una 'tribù' e stiamo affrontando questo periodo uniti, perché portare il peso di quello che sta accadendo da soli è insopportabilmente difficile. Stare insieme è un modo per sopravvivere e un modo per dimostrare che i legami umani non sono ancora crollati. Economicamente, la popolazione è sottoposta ad una pressione estrema e condividiamo tutto ciò che abbiamo, costruendo le nostre vite sulla solidarietà, la cooperazione e le risorse condivise. Siamo una ventina di persone, dai 20 ai 75 anni, per lo più artisti, scrittori, pittori e musicisti. Per ora, ho deciso di non lasciare l'Iran. Credo di dover essere qui, di dover testimoniare e stare accanto alle persone che amo. Vivere con la preoccupazione costante per le persone a cui tieni è incredibilmente difficile, stare vicino a loro sembra più sopportabile". Hasti racconta che dalle scorse ore, quando Internet è stato parzialmente ripristinato, "abbiamo visto e riconosciuto i nomi e i volti di coloro che sono stati uccisi, uno a uno, così tanti che sembra che il mondo ci sia crollato addosso. Non c'è quasi nessuna famiglia che non abbia perso una persona cara o che non abbia amici intimi che sono stati uccisi. Attraverso uccisioni così diffuse il governo sta chiaramente cercando di instillare la paura in coloro che ancora si aggrappano alla speranza e di soffocare ogni voce, ogni protesta, ogni possibilità di respirare". (ANSA).
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