Regione Sicilia dovrà stabilire premio per scopritori relitto di Marausa

(ANSA) - PALERMO, 30 SET - Ribaltando la sentenza del Tar, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana - estensore Sebastiano Di Betta, presidente Ermanno de Francisco - ha accolto l'appello dei sub Fabio Di Bono e Dario D'Amico che l'11 agosto 1999, durante un'immersione in apnea nel mare di Trapani, individuarono sul fondale una struttura lignea circondata da numerosi frammenti di anfore. Il giorno successivo i due segnalarono il ritrovamento alla Guardia di Finanza. Da quella scoperta presero poi avvio le attività che portarono al recupero del relitto di una nave di epoca romana, poi restaurata e musealizzata. Di Bono e D'Amico avevano chiesto il premio previsto dalla legge per la scoperta fortuita di beni archeologici, ma il procedimento non è mai stato concluso dalla Regione. Il Cga ha ora stabilito che non è stato dimostrato che i due stessero svolgendo una ricerca archeologica organizzata e che il loro successivo impegno nella tutela del sito non può escludere il carattere fortuito della scoperta. I giudici hanno inoltre chiarito che il ritrovamento non può essere limitato ai soli reperti materialmente recuperati dai due subacquei, ma deve essere valutato anche in relazione al relitto successivamente riportato alla luce. Ha quindi dichiarato illegittima la mancata conclusione del procedimento e ha ordinato alla Regione Siciliana di completarlo. Gli uffici regionali dovranno adesso individuare le parti del relitto e i reperti riconducibili alla scoperta del 1999, determinarne il valore e stabilire l'entità del premio. La sentenza non assegna direttamente i 500 mila euro richiesti dai due scopritori: sarà la Regione a quantificare l'importo, che per legge potrà arrivare fino a un quarto del valore dei beni. La Regione è stata condannata al pagamento di 6 mila euro per le spese dei due gradi di giudizio. (ANSA).
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