'Omicida non espulso', ministero dell'Interno citato come responsabile civile

Istanza dei legali dei familiari di un pasticcere ucciso da un migrante a Catania

(ANSA) - CATANIA, 13 FEB - Se Akbahue Innocent, 37enne dello Zimbawe, immigrato irregolare in Italia, fosse stato espulso, il pasticcere trentenne Santo Re non sarebbe stato ucciso con sei coltellate il 30 maggio 2025 davanti al bar Quaranta, in piazza Mancini Battaglia, sul lungomare Ognina, dove la vittima lavorava. E' la tesi a sostegno dell'istanza di citazione a giudizio, come responsabile civile, del ministero dell'Interno, presentata dai legali di parte civile, gli avvocati Alessandro Coco per la vedova e Salvatore Leotta per i familiari e i colleghi della pasticceria, alla prima udienza del processo per l'omicidio che si celebra davanti la Corte d'assise. I giudici si sono riservati la decisione alla prossima udienza. Dal 2007 l'imputato, arrestato dalla squadra mobile della questura e che secondo l'accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Emanuele Vadalà, avrebbe ucciso Re per il suo rifiuto di dare dei soldi al parcheggiatore abusivo, ha avuto complessivamente sette ordini di espulsione in Italia, tre soltanto a Catania a partire dal 2017, ma non stati eseguiti. Per l'avvocato Coco "se eliminiamo mentalmente la condotta omissiva, che a nostro avviso lo Stato ha compiuto, non attivandosi e rimettendosi alla buona volontà dell'immigrato, la morte di Santo Re non si sarebbe verificata". (ANSA).

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