Nell'inferno di Odessa la nuova indagine di Martin Bora

(di Mariano del Preite) (ANSA) - ROMA, 21 MAG - BEN PASTOR, "LO SPECCHIO DEL PELLEGRINO" (Sellerio, pp. 551, euro 18,00, traduzione di Luigi Sanvito) - Tutt'intorno affiorano resti umani dalle agghiaccianti fosse comuni in cui ciascun dominatore ha abbandonato i corpi dei civili della parte sbagliata, ovviamente mutevole a seconda dei vincitori. E' il 1941 e le forze alleate di Romania e Germania fanno strage di innocenti, soprattutto ebrei, nella appena conquistata Odessa, perla del mar Nero reduce da decenni di uccisioni reciproche in seguito alla rivoluzione bolscevica e alla susseguente guerra civile: i cadaveri si accumulano a decine di migliaia in poche settimane, e spesso vengono accatastati nelle discariche paludose che i 'rossi' usavano a loro volta per gli stessi motivi contro gli oppositori. "A strati", ad ogni cambio di regime. In questo scenario da inferno dantesco parte la nuova indagine di Martin Bora, il colto ed elegante detective dell'esercito tedesco che, oltre la guerra ufficiale, combatte un conflitto aspro e silenzioso con la propria coscienza, divisa tra il giuramento di fedeltà alla patria e la ripulsa per gli orrori del nazismo. A Bora, già nel mirino delle Ss per le sue posizioni non ortodosse, viene assegnata l'indagine sull'omicidio di un giudice militare tedesco, che a Odessa stava documentando crimini di guerra (ovviamente solo quelli dei predecessori...). I superiori che lo scelgono fanno parte di una rete ostile alla furia hitleriana, e dunque gli affidano anche una missione 'sommersa': ricostruire gli orrori di parte tedesca e farne giungere le prove a chi non intende abbandonare al silenzio le vittime delle stragi. Martin sarà quindi alle prese con un'inchiesta canonica e un pericoloso doppio gioco sotto gli occhi dei famigerati Einsatzgruppen, gli squadroni della morte che ogni giorni rastrellano, deportano, massacrano i civili ebrei. Tutto ciò in una Odessa che, sotto il peso della guerra, conserva il fascino e l'eleganza di una città cosmopolita, celebre per i suoi edifici di stampo europeo, le località balneari, la vita culturale e i divertimenti notturni. Bora ne percorre le strade, abbandonate e devastate, scoprendo che la voglia di vivere degli odessiti non è stata sconfitta dagli invasori. Le vestigia del passato sono più forti, i testimoni degli anni d'oro confidano, anche contro ogni evidenza, nel ritorno del glorioso passato. Perché "Odessa è Odessa è Odessa", detto yiddish che racchiude la storia e l'orgoglio di questa terra condannata anche oggi ad essere nel mirino di droni e bombe. "Lo specchio del pellegrino" è il tredicesimo romanzo della saga di Bora creata nel 1999 da Ben Pastor, autrice italiana naturalizzata statunitense che ha conferito una dimensione originale al mystery storico: l'enigma da dipanare è il motore della vicenda, ma la vivida accuratezza delle ricostruzioni, la coesistenza di personaggi reali e di fantasia, il doloroso realismo del dilemma etico rendono la serie una sorta di rilettura in controluce degli anni della seconda guerra mondiale. Se i libri di storia narrano gli avvenimenti, i romanzi di Pastor si interrogano sul senso delle scelte individuali che concorsero a determinare quei fatti. "Vuoi sapere che faccia ha chi stermina migliaia di esseri umani? Una faccia qualsiasi", annota Martin dopo aver conosciuto il comandante di una nota unità dedita alle 'operazioni speciali', responsabile del massacro di oltre 40mila civili. Alla dominante banalità del male fa da contraltare chi, contro ogni speranza, si aggrappa a qualsiasi possibile barlume di umanità: come padre Malecki, il gesuita polacco-americano, vecchia conoscenza di Bora, che si espone in prima linea per far giungere al Vaticano e alla Croce rossa le prove dei massacri; e come fa Martin che, dopo aver risolto il mistero dell'uccisione del giudice, compie ogni sforzo possibile, sfidando la stretta sorveglianza delle Ss, per sottrarre almeno una vita alla ferocia delle pulizie etniche. Se non riuscirà al primo tentativo proverà ancora: salvare quella singola esistenza, come in una sorta di pellegrinaggio laico, lo aiuterà a preservare anche la propria, tormentata coscienza dalla distruzione elevata a sistema. (ANSA).
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